La Serbia non vuole diventare membro della NATO!


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La Serbia non vuole diventare membro della NATO, organizzazione genocida che ha compiuto massacri nel Paese

Riepilogando ciò che accadde a partire dal 24 marzo 1999, con l’operazione Allied Force (in italiano “Forza Alleata”) iniziò una serie di attacchi aerei NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia guidata da Slobodan Milošević: il paese venne devastato per circa tre mesi.
Il mattino del 24 marzo, i voli sui cieli dell’Adriatico vennero praticamente interrotti, alle ore 16.00 decollarono gli aerei di supporto agli attaccanti, alle ore 17.50, iniziarono i decolli serrati degli aerei d’attacco dalle basi italiane.
Alle ore 2:00 del 25 marzo, in piena notte, iniziarono le incursioni nei cieli della Serbia, gli attacchi della prima notte si concentrarono su postazioni militari ed aeroporti civili in Kosovo e a Belgrado; agli attacchi aerei si sommarono i lanci di Missili Cruise.

Il 26 marzo, i musulmani albanesi-kosovari abbandonarono la Serbia confluendo in Albania e Macedonia. Con la fuga degli albanesi-kosovari dalla Serbia, scattò il false flag mediatico-militare da parte della NATO, che dichiarò d’aver individuato tramite satelliti le fosse comuni frutto della “pulizia etnica” Serba: in realtà si scoprirà che i cimiteri musulmani erano stati svuotati e i resti concentrati in pseudo-fosse comuni. Ciò avvenne sotto regia della CIA, ad eseguire questa operazione a forte impatto mediatico furono i terroristi islamici dell’UCK.
Il 27 marzo alle ore 20:45, l’esercito jugoslavo riuscì ad abbattere un F-117 statunitense a 28 miglia da Belgrado e il 31 marzo, tre soldati americani della Joint Guarantor, il cui compito presunto era quello di evacuare membri dell’OSCE da Kosovo e Macedonia (come più volte dimostrato, gli osservatori OSCE lavorano per la CIA o ne fanno parte NDR), con l’aiuto dei militari macedoni gli statunitensi verranno catturati e portati a Belgrado.. Vedi: L’OSCE, ovvero le spie al servizio degli Stati Uniti http://lucianobonazzi.altervista.org/losce-ovvero-le-spie-al-servizio-degli-stati-uniti/


Ponte di Rakovina, Kosovo, Serbia, dopo il bombardamento ©NATO

Il 5 aprile, una bomba da 250 kg cadde su alcune case causando la morte di 17 civili, il 12 aprile, un ponte venne bombardato mentre vi transitava un treno, massacrando 55 civili, il 14 aprile, 75 civili kosovari vennero uccisi per errore da aerei NATO.
Dal 21 al 23 aprile s’intensificarono i bombardamenti su Belgrado, la NATO lanciò bombe incendiarie sulla sede del Partito Socialista Jugoslavo, poi venne bersagliata da missili, la torre della televisione pubblica serba, altri 16 civili ammazzati: il 23 aprile la NATO respinse una richiesta tregua da parte di Slobodan Milošević.
Il 30 aprile, venne bombardato il ponte della piccola città di Murino, in Montenegro, mietendo 6 persone, di cui 3 bambini, e ferendone altri 8, il 1º maggio, 47 civili vennero uccisi su un autobus centrato mentre attraversava un ponte; il giorno successivo tre soldati statunitensi vennero consegnati dai Serbi al reverendo Jasse Jackson, come segno di buona volontà.
Il 7 maggio, altro errore di bombardamento NATO presso la città di Nis, 15 civili morti e 70 feriti, l’8 maggio, la NATO colpì per errore l’Ambasciata Cinese di Belgrado causando 3 morti e scatenando un incidente internazionale. Il 13 maggio, i serbi si ritirarono parzialmente dal Kosovo (Che non dimentichiamo, è una regione serba NDR). Intanto al Tribunale dell’Aja, la Serbia presenta un ricorso contro la NATO per genocidio: questo verrà rigettato il 2 giugno.

La Nato sosterrà che dei 60 morti e 80 feriti da lei causati nel villaggio kosovaro di Korisa erano responsabili i serbi, perché avevano usato i civili come scudi umani.
Il 21 maggio, 100 detenuti muoiono durante il bombardamento NATO del carcere di Pristina, mentre il 22 maggio, 7 terroristi dell’UCK, fiancheggiatori dell’Alleanza, vengono uccisi per errore dalla NATO, l’operazione causò altri 15 feriti.
Il 27 maggio, Milošević ed altri alti ufficiali vennero indagati per crimini di guerra dal Tribunale Internazionale dell’Aia. Il 30 maggio, il bombardamento NATO di un ponte autostradale, massacrò 11 civili, il 31 maggio, altri due gravi errori della NATO, 20 pazienti muoiono nel bombardamento dell’ospedale di Surdulica e una bomba colpì il villaggio di Novi Pazar, causando 23 morti: la NATO negò le proprie responsabilità.

La Russia dell’epoca, aveva inspiegabilmente aderito alla guerra contro la Jugoslavia, mantenendosi però in retroguardia. Quale fu lo stupore della NATO, quando improvvisamente e con un blitz, la difesa russa fece entrare i carri armati in territorio jugoslavo, ponendoli a scudo della popolazione serba. I media rimasero esterrefatti, la NATO spiazzata e i Serbi festeggiarono lanciando garofani rossi all’Armata Russa.
Il 1º giugno, Slobodan Milošević si sottomise alle decisioni del G8, che inizia la pianificazione di una pseudo-missione di pace in Kosovo. Il 9 giugno, lo Stato Maggiore serbo firmò con la NATO l’accordo di Kumanovo sul ritiro serbo dalla regione serba del Kosovo: il 10 giugno, dopo 78 giorni di bombardamenti, i massacri NATO vennero sospesi.

Tornando a oggi, la NATO ha sollecitato la Serbia ad aderire alla NATO, cioè l’organizzazione criminale che distrusse brutalmente il paese, uccidendo tanti civili serbi, come ha dichiarato l’attuale premier Aleksandar Vucic nella ricorrenza dell’anniversario dei massacri del 1999 nella Repubblica Jugoslava. Durante una manifestazione, alla quale hanno partecipato il premier serbo e il presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina Milorad Dodik. La commemorazione si è svolta a Gredlica, luogo nel quale il 12 aprile 1999, la NATO sganciò quattro razzi su un treno passeggeri uccidendo 55 civili. Gli oratori hanno ricordato quel massacro, ieri venerdì 24 marzo, nel luogo dove avvenne il raid: oggi un nuovo ponte ferroviario sostituisce quello distrutto.
“Per tre sanguinosi mesi, sulla Serbia, paese di 88mila chilometri quadrati, sono caduti oltre 50.000 missili, un razzo per chilometro quadrato. Per 78 giorni in Serbia, su una popolazione di 7 milioni di persone, sono stati sganciati 22.000.000 di chili di bombe, tre chili per ogni civile” ha ricordato il premier Aleksandar Vucic alla televisione nazionale RTS.
In Serbia la NATO impegnò 1150 aerei per un totale di 30.000 ore di volo. L’attacco NATO ha speso una quantità abnorme di denaro, pagato da noi contribuenti occidentali, una cifra pari a quando occorrerebbe per distruggere un paese di 80 milioni di persone, quando la Serbia ne conta sette: La NATO spese risorse dieci volte superiori al “necessario”(sic!).
I danni materiali subiti dalla Repubblica Jugoslava nel 1999 sono stati stimati attorno ai 100 miliardi di dollari, e le conseguenze sono state simili a quelle della Seconda guerra Mondiale.
I costi in vite umane furono di 2.000 civili, 1.000 tra soldati e poliziotti, in tre mesi di bombardamenti morirono tanti bambini, come Mark Simic di due anni, Miliz Rachic di tre anni, Boia Toshevic di 10 mesi, il quindicenne Sasha Milenkovic, per citare alcuni degli 83 bambini assassinati dalla NATO. L’aggressione della NATO alla Jugoslavia, è stata una delle guerre più violente dopo la Seconda Guerra Mondiale: 19 paesi, Italia in testa, hanno voluto dimostrare di essere più forti, più ricchi e meglio armati della Repubblica Jugoslava.

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“La Repubblica di Serbia non diverrà parte dell’Alleanza Atlantica, che ha così brutalmente rovinato la nostra terra e ucciso i nostri figli. Vogliamo solo essere indipendenti, vivere in pace, e cosa non meno importante, mantenere la nostra libertà. E a nessuno permetteremo ancora di attentare alla libertà dello spirito del nostro popolo” ha sottolineato il primo ministro Aleksandar Vucic.

Conclusioni:

-L’Operazione Allied Force, fu scatenata il 24 marzo e terminò il 10 giugno 1999, col pretesto di fermare il massacro dei musulmani-albanesi residenti nel Kosovo. Successivamente emerse che, con un’operazione mediatica organizzata da NATO e CIA, si erano esibite al mondo, immagini satellitari di fosse comuni create ad oc.
Un approfondimento: http://lucianobonazzi.altervista.org/hillary-convinsi-bill-a-bombardare-i-serbi/
Nella realtà, il gruppo terroristico islamista UÇK del Kosovo, interconnesso con i traffici CIA di droga, armi e organi umani, aveva interesse ad appropriarsi del Kosovo quale territorio di transito.

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L’ex premier Massimo D’Alema (in arabo Al-Ulema), il Boia di Belgrado, governò dal 21 ottobre 1998 al 25 aprile 2000. Di origini arabe, dopo aver abiurato il comunismo, s’impegnò militarmente nella creazione di uno Stato islamico in Kosovo. Successivamente lo Stato della Città del Vaticano, lo insignì del titolo nobiliare di Visconte. ©fotoDagospia

-Nel 1999 il governo presieduto da Massimo D’Alema autorizzò l’uso dello spazio aereo italiano per la guerra della NATO contro la Serbia di Milosevic, scoppiata col pretesto di “liberare” il Kosovo. Anche l’Aeronautica Militare Italiana andò a bombardare, violando la Costituzione della Repubblica Italiana.

-Il mainstream mediatico di regime ce lo aveva dipinto quale “Macellaio dei Balcani”, era stato paragonato a Hitler, era stato destituito dalle cariche democratiche che ricopriva. In suo nome venne distrutta la Jugoslavia, nazione sovrana non allineata. Slobodan Milošević venne arrestato e lasciato a marcire nel carcere dell’Aja per cinque anni finché l’11 marzo 2006 crepò tra quelle mura. Nell’agosto 2016, il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja lo scagiono da tutte le accuse di crimini di guerra in Bosnia: a quando l’arresto di D’Alema e Bill Clinton da parte dello stesso tribunale? approfondimento: http://lucianobonazzi.altervista.org/slobodan-milosevic-innocente-ed-estraneo-alle-stragi-bosnia/

Luciano Bonazzi

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