Torna la guerra nel Donbass ed è già emergenza umanitaria


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Torna la guerra nel Donbass ed è già emergenza umanitaria

Questa mattina, Donetsk è stata svegliata da colpi d’arma da fuoco ed esplosioni, poi, verso le ore 10:00, l’esercito ucraino ha bombardato con l’artiglieria pesante un impianto chimico nel quartiere di Kouibyshevsky. La deflagrazione si è udita in tutta la città, il bilancio al momento è di una vittima civile: dunque, la tregua stabilita negli ultimi giorni è stata di breve durata.
Nel suo rapporto giornaliero, Edouard Bassourine, portavoce della difesa novorussa, ha detto che i bombardamenti dell’esercito ucraino sono stati oltre 1.000 nelle ultime 24 ore e si è registrato un morto tra i militari dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk.
L’esercito di Kiev, oltre a utilizzare armi di fabbricazione occidentale fornite dalla Germania, utilizza i volontari nazisti della Guardia Nazionale e mercenari arabi. Una divisione ucraina, ieri pomeriggio ha attaccato una posizione dell’Esercito Popolare vicino a Kominternovo, i novorussi si sono difesi duramente respingendo i nemici e infliggendo perdite pari a cinque morti e tre feriti nell’esercito ucraino.


Miliziani di Kiev
La recente tregua interrotta ieri, ha rappresentato un fugace momento di calma prima della tempesta. Secondo gli analisti e gli abitanti del Donbass l’Ucraina sarebbe con le spalle al muro, conseguentemente al blocco ferroviario di tre settimane effettuato da miliziani di Kiev, che hanno bloccato l’arrivo del carbone dal Donbass a Kiev. Il carbone del Donbass è indispensabile per alimentare le centrali termoelettriche, considerato che il 40% dell’energia elettrica in Ucraina è fornita da centrali a carbone: un autogol della giunta neo-nazista di Kiev.
La popolazione dell’Ucraina occidentale asservita alla signora Merkel, è da tempo sottoposta a un’austerity micidiale e a tagli che aumentano il malcontento popolare. In una città dell’Ucraina nordoccidentale, la popolazione ha protestato per la temperatura di soli 8° C fornita ad abitazioni, ospedali, scuole e asili. La temperatura dell’acqua per lavarsi, è inferiore ai 24° C, questa situazione sommata allo stupido blocco del carbone proveniente dalla Repubblica ribelle di Donbass, ha portato all’esasperazione gli ucraini occidentali che senza carbone non possono nemmeno utilizzare una semplice stufetta elettrica.

Miliziani di Kiev
Tra i nuovi piani del regime di Kiev, vi sarebbe la costruzione di sei dighe per generare elettricità sfruttando il fiume Dniester. Fatto sta che questo fiume, nasce sì in Ucraina, ma nel suo percorso verso il Mar Nero, attraversa la Repubblica di Moldavia. La costruzione di sei dighe, potrebbe creare allagamenti o siccità in quel paese e l’Ucraina rischierebbe quindi d’inimicarsi la Moldova.

Un’altra follia da parte della giunta di Kiev, è stata quella di assassinare due comandanti separatisti, Motorola e Givi. Gli omicidi dei comandanti della Novorussia, sono la conseguenza di un’attività spionistica interna all’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), che si è procurata i numeri di cellulare dei comandanti novorussi. Grazie a localizzatori, il regime di Kiev ha iniziato a ucciderli a distanza utilizzando razzi termo-balistici di precisione. (Per approfondire leggi: http://lucianobonazzi.altervista.org/losce-ovvero-le-spie-al-servizio-degli-stati-uniti/

Dopo il cambio d’inquilino alla Casa Bianca, Kiev continua ad affidarsi sulla disinformazione cronica praticata dal mainstream mediatico occidentalista, utilizzando il colpevole sostegno dell’Unione Europea a proprio vantaggio. Grazie alla quasi totale censura prosegue la pulizia etnica della popolazione ucraina di lingua russa, ma lentamente cerca d’influenzare Donald Trump, cercando di portandolo dalla sua parte.

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Bambini novorussi nascosti nel sottosuolo
Altro rischio per Kiev è l’incriminazione di alcuni suoi funzionari e militari per i crimini di guerra commessi nel Donbass, è ormai chiaro che il regime ha usato armi di distruzione di massa contro i civili del novorussi e che varie volte ha violato le norme e i trattati internazionali.
Mentre la giunta neo-nazista di Kiev acuisce i suoi comportamenti criminali, i rapporti con la Russia, finora affidati alla diplomazia, si stanno deteriorando, i russi stanno perdendo la pazienza di fronte alle continue violazioni degli accordi di Minsk sul cessate il fuoco.

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Militare ucraino del Battaglione Azov in un fermo immagine del TG2
E’ dunque in quest’ottica, che il ministro degli Esteri russo si è appellato alla coscienza del suo omologo ucraino, ma è stato uno spreco di tempo. Le dichiarazioni oltre alle azioni criminali delle autorità ucraine hanno dimostrato che essi cercano pervicacemente di creare le condizioni per un conflitto con la Russia, fiduciosi dell’intervento della NATO in loro favore.
In questo contesto, l’annuncio da parte di Sergei Lavrov di un suo prossimo incontro col segretario di Stato americano Rex Tillerson, per discutere anche della situazione in Ucraina, sta procurando crampi a Poroshenko, che si trova nel contempo davanti alla scadenza del 20 febbraio, giorno in cui i nazisti ucraini di Pravo Sector minacciano di scendere in piazza per sollecitare la giunta a entrare in una guerra aperta contro i novorussi.

Ancora ieri sera, proseguivano i bombardamenti nelle aree di Avdeyevka, Spartak e presso l’aeroporto di Donetsk. L’esercito ucraino sta utilizzando lanciarazzi multipli Grad. Con la ripresa della guerra, a Donetsk e in Novorussia si profila una nuova emergenza umanitaria: la popolazione civile del Donbass deve essere aiutata!

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Luciano Bonazzi

Fonti>
-DONi Press
-http://reseauinternational.net/

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