
A quanto pare, l’Europa occidentale si muove in ordine sparso, con paesi come Norvegia e Finlandia che hanno deciso di dialogare con la Federazione Russa, gettando nel caos diplomatico i vari Stati. Ma la situazione è caotica anche negli Stati Uniti, per i proclami bellici a orologeria di Donald Trump, a pochi giorni dalle elezioni. Di conseguenza, le Forze dell’Asse euro-atlantico mostrano evidenti crepe nella dottrina dell’isolamento di Mosca a oltranza.
Stiamo parlando del succitato colloquio di 90 minuti, avviato da Helsinki e Oslo in vista dei futuri colloqui di pace ad Abu Dhabi. Come rivelato da testate europee come EUobserver, l’iniziativa autonoma dei due leader nordici ha provocato profonda irritazione e spaccature diplomatiche all’interno dell’Unione Europea, in particolare con la Danimarca, alimentando il timore che i governi europei inizino a muoversi separatamente, senza una linea d’azione centralizzata.
Trump: guerra a scopi elettorali
Mentre si trova in Texas per sostenere i candidati repubblicani in vista del voto del 3 novembre, Donald Trump ha affrontato il tema caldo della guerra con l’Iran, cioè l’aggressione all’Iran denominata Epic Fury, usando la consueta retorica personalistica. Il Presidente statunitense ha dichiarato che il conflitto finirà «molto presto, quando lo vorrò io», legando indissolubilmente i tempi dei conflitti internazionali ai bisogni della politica interna di Washington.
Trump ha infatti ammesso che l’attuale rincaro dei prezzi del carburante causato dalle guerre, sta pesando sui consensi dei Repubblicani per il Congresso, ma ha promesso che il prezzo del petrolio calerà non appena la faccenda Iran sarà «sbrigata».
Washington allerta Paesi del Golfo e Alleati
Dietro ai proclami di pace elettorali, la macchina bellica di Washington stà pianificando l’escalation in Iran e Medio Oriente. Secondo un’esclusiva del Wall Street Journal del 28 ottobre 2026, l’amministrazione statunitense ha formalmente avvertito diversi Paesi di prepararsi a una «breve ma intensa» campagna militare contro l’Iran, che scatterà dopo le elezioni di medio termine.
In tal senso, gli Stati Uniti stanno trasferendo batterie di missili Patriot dal Texas al Medio Oriente e ridislocando le truppe dagli avamposti più vulnerabili. Gli obiettivi strategici preliminari includerebbero le infrastrutture energetiche e i siti nucleari civili di Teheran. Da parte sua, l’Iran ha già fatto sapere che qualsiasi utilizzo delle basi dei paesi vicini per colpire il suo territorio trasformerà l’intera regione del Golfo in un bersaglio legittimo.
Articoli precedenti QUI
Fonti: i link esterni inseriti nel testo