#Syria News: Situazione operativa al 23-11-2018 by Stefano Orsi


Da Stefano Orsi riceviamo l’aggiornamento sulla situazione operativa in Siria al 20-10-2018 in condivisione con ilsudest.it.

Situazione militare in Siria al 23-11-2018

Questa settimana si chiude con alcune notizie importanti.

La prima di queste è senza dubbio la grande vittoria conseguita dall’esercito siriano nel sud del Paese. La sacca ISIS di Al Safa è stata finalmente eliminata. Non c’è stata resa, i miliziani del califfato hanno combattuto e resistito fino a che i rifornimenti sono giunti loro, non dall’esterno, i canali erano stati chiusi, ma finché hanno avuto modo di trasferirli dai depositi nascosti ai fronti attivi per sostenere il fuoco delle offensive.

Questo è stato un fronte molto sanguinoso, i combattimenti sono stati corpo a corpo molto spesso, combatti a piedi conquistando metro dopo metro, crepaccio dopo crepaccio, grotta dopo grotta, un vero inferno. L’esercito ha avuto molte perdite non potendo appoggiare gli assalti con adeguati mezzi corazzati, impediti nell’uso dall’asperità del terreno in molti punti del fronte, la montagna vulcanica di Al Safa, è costata molto cara. Le difese dell’ISIS ad un certo punto sono crollate, ne ho dato notizia sulla piattaforma Sakeritalia.it tramite la pagina FB del nostro blog.


Come potete leggere, il 17 novembre, sotto un’importante spinta offensiva delle 3° e 4° divisioni siriane, solo alcune brigate di esse, non tutte le divisioni per intero, con i rinforzi arrivati nelle settimane scorse, le difese ISIS crollano, ecco è importante comprendere come assi abbiano potuto resistere tanto a lungo, certamente grazie al terreno, validissimo fattore a loro vantaggio, ma è stato a costo di innumerevoli caduti che hanno retto fino all’ultimo, quando nessuno più poteva rifornire i fronti ed essi sono semplicemente collassati, le perdite non potevano più essere rimpiazzate e mancavano le munizioni laddove servivano, ecco che allo abbiamo un momento preciso in cui termina la capacità di resistere e i combattenti cedono di fronte all’impotenza, all’impossibilità di opporre una qualche difesa all’attacco, e cedono al panico ed al terrore di fronte all’inevitabile fine.

Sono stati travolti dall’esercito siriano e per una volta credo non abbiano fatto prigionieri. Le decine di vittime ISIS segnalate da subito lasciano intendere che siano stati inseguiti ed eliminati perché non potessero fuggire nel deserto e rifugiarsi poi chissà dove, la vicina base di Al Tanf occupata dagli USA, avrebbe potuto infatti rappresentare per loro un rifugio sicuro da cui rientrare rifocillati poi in Siria o tornare nei loro paesi di origine, molti di questi sono infatti stati identificati come non siriani, pertanto è ipotizzabile che questi irriducibili potessero anche provenire da Paesi europei.

Grazie all’esercito siriano, per fortuna nostra, non rientreranno mai più in Europa.

La vittoria più sofferta resta comunque quella che più ha significato per chi l’ha combattuta, terminate le operazioni di disinfestazione dell’area potranno tornare in licenza a casa prima di essere ridestinati su altri fronti che non pare siano davvero pacificati. Le accuse di addestrare e rifornire di armi i terroristi all’interno del settore di Al Tanf, occupato dagli USA illegalmente, sono state rinnovate giovedì dal Ministero degli esteri della Russia che ha apertamente accusato di questi crimini gli USA, come anche di fare uso ripetutamente di fosforo bianco sui villaggi occupati dall’ISIS nella valle del fiume Eufrate.

Nel nord della Siria, attorno alla sacca di Idlib, sono proseguiti i violenti scontri tra le formazioni jihadiste che occupano la sacca e l’esercito siriano che la circonda, sempre a nord di Hama, come la settimana scorsa, ci sono stati violenti scambi di artiglieria e scontri a fuoco tra combattenti, alcune formazioni terroriste hanno cercato di infiltrarsi tra le linee siriane ma sono state o annientate o respinte. Un caso invece è stato segnalato sulle montagne a nord della provincia di Latakia, dove un commando di Al Nusra avrebbe ucciso i siriani in un accampamento lungo il fronte di questo settore, caso già accaduto in passato e dal quale questi reparti, evidentemente non hanno appreso la dura lezione.

Un sanguinoso attacco dell’ISIS ha avuto luogo nei pressi della stazione di pompaggio T-2 a sud della sacca di Al Suknah, come vedete il deserto presenta sempre pericoli inattesi su tutti i fronti, questo attacco è costato molte vite all’esercito siriano, più di dieci sono stati i caduti, non c’è tregua per questi soldati costretti a restare sempre vigili. Confidiamo che con l’eliminazione della sacca di Al Safa e appena termineranno i controlli in tutto quel settore, molte unità possano essere ridispiegate su Al Suknah al fine di distruggere per sempre questo nido di serpi che si è rivelato pronto a mordere ripetutamente non appena se ne presenti l’occasione.

Emergono sempre più evidenti le prove del coinvolgimento diretto di Israele nel provocare e sostenere l’occupazione della Siria meridionale da parte delle formazioni terroriste, oltre ai continui ritrovamenti di depositi di armi in cui vi siano notevoli quantità di munizioni prodotte in Israele, segno evidente del traffico avvenuto attraverso il confine sud, ora anche gli organi di stampa di Telaviv ci danno ottimi spunti di riflessione. Il generale in pensione Gershon Hacohen ex capo di stato maggiore dello IDF, ha dichiarato in un incontro pubblico che l’ex ministro della difesa israeliano Moshe Yaalon avesse incontrato in diverse occasioni i leader di diverse fazioni di combattenti jihadisti, potete leggere qui l’articolo: www.haaretz.com

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Stefano Orsi

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