#Syria News: Situazione operativa al 20-10-2018 by Stefano Orsi


Da Stefano Orsi riceviamo l’aggiornamento sulla situazione operativa in Siria al 20-10-2018 in condivisione con SakerItalia.

Ci ritroviamo a scrivere dei recenti fatti in Siria e per fortuna non dobbiamo parlare di battaglie e combattimenti, ma faremo il punto sulle reazioni russe, siriane e Iraniane alle provocazioni ed agli attacchi di Israele e degli Stati Uniti.

La Turchia è anche lei attiva in questo periodo e vedremo come.

Apriamo quindi con l’ultima video sitrep pubblicata sulle pagine di Sakeritalia per coloro che preferiscono la versione in video.

Iniziamo quindi dal punto sulla vicenda dell’abbattimento dell’IL-20 russo.

Latakia

Settore di Idlib

Come anticipato la scorsa settimana, i sistemi di difesa aerea russi S-300, nella versione più aggiornata PMU-2 sono arrivati e continuano ad arrivare in Siria. Molti sono i cargo IL-76, anche Antonov-124, utilizzati per questo impegnativo e rapido lavoro di consegna. Ricordo che ogni batteria sia composta da innumerevoli mezzi e non si tratta solo di radar e lanciatori, ma anche di tutti quelli necessari all’installazione, alla manutenzione, al mantenimento ed all’alimentazione di queste batterie, oltre che ai locali mobili per il personale di servizio, non si tratta infatti di una piattaforma fissa, ma mobile e pertanto soggetta ad improvvisi e repentini spostamenti.

S300
https://it.wikipedia.org/wiki/Antonov_An-124_Ruslan
https://it.wikipedia.org/wiki/Ilyushin_Il-76
Una batteria completa sarebbe quindi già stata consegnata e in via di sistemazione, presumiamo, che la prima si posizionerà nei pressi della base Russa, di Latakia o Tartus, comunque sotto piena copertura di difesa antiaerea, le successive si posizioneranno via via al limite delle zone coperte , ma sempre sotto doppia copertura, della precedente batteria S300 e delle protezioni di punto, in modo da prevenire attacchi israeliani.

Siria S300 e raggio d’azione di 200 KM 5-10-2018 in caso di posizionamento di n. 5 batterie

Una volta completata la prima fase, potranno essere insediate le batterie successive al fine di saturare lo spazio aereo siriano, se saranno consegnati come detto 2 reggimenti, le batterie saranno 8 in tutto, formate da 4 o 6 lanciatori ciascuna con raggio d’azione utile di circa 200 Km, Considerando una copertura su quasi tutta la Siria, cinque batterie sarebbero il minimo necessario (come vedete nell’immagine) ma non sufficienti a garantire una buona copertura, per avere ciò sono necessari i due reggimenti con le dodici batterie minime, per avere una copertura di almeno 182 missili pronti al lancio immediato.

Le minacce USA e israeliane si fanno sempre più pesanti, è stato ventilato in questi giorni, anche un blocco navale della Russia da parte degli Usa, e sarebbe, se osassero attuarlo, una vera dichiarazione di guerra.

Israele dice di voler distruggere le batterie grazie ai suoi F35, (https://en.wikipedia.org/wiki/Lockheed_Martin_F-35_Lightning_II_Israeli_procurement) se ne avranno la possibilità lo faranno di certo, per cui gli errori da poter commettere da parte siriana o russa sono ZERO!

Vediamo ora cosa è successo da parte iraniana. Dopo gli attentati subiti avevano annunciato immediate ritorsioni e risposte, che non si sono fatti attendere.

Aggiornamento dai fronti siriani del 1-10-2018

Oggi per parlare della Siria, ci spostiamo ad est, in Iran per la precisione.

Teheran

Uno dei missili lanciati, presentava scritte che abbiamo tradotto ma che non possiamo pubblicare.

Oggi 1-10-2018 i Pasdaran Iraniani hanno lanciato una salva di 7 missili Qiam-1, (prodotti in Iran su modello nord coreano, a sua volta derivato dagli Scud-c sovietici, che hanno gittata a corto raggio pari a circa 750-800 km) su obbiettivi posti sulla sponda orientale del fiume Eufrate in Siria, a poca distanza dal fronte su cui combattono le forze speciali USA, che avranno udito il fischio delle testate in rientro.

Il lancio è avvenuto in rappresaglia agli attentati in Iran qualche giorno fa, compiuti dall’ISIS e costati la vita a 17 iraniani.

Mediante droni in volo sugli obbiettivi Siria, i comandi iraniani hanno potuto osservare i comandi e i depositi dei terroristi colpiti e distrutti causando numerose vittime tra gli jihadisti.

Nella conferenza stampa, il comandante dei Pasdaran, generale Amir Ali Hajizadeh, ha spiegato come i missili siano stati lanciati dal territorio iraniano e abbiano sorvolato tutto l’Iraq per andare a colpire con grande precisione gli obbiettivi strategici inseriti nei sistemi di guida dei missili.

Il Missile Qiam-1 è trasportato e lanciato da mezzi mobili, la mancanza di appendici, pinne aerodinamiche, ne riduce drasticamente la riflessione radar e quindi il segnale riflesso, per contro in caso di problemi al sistema di guida diviene molto più soggetto a deviazioni della rotta impostata e quindi meno preciso.

Altra differenza con gli scud originali è il fatto che la testata, di circa 750 Kg di esplosivo ad alto potenziale, si distacchi durante la fase di rientro, fattore che garantisce maggiore stabilità e accelerazione alla testata e anche maggiore precisione. Vanta un sistema di riscaldamento e preparazione al lancio aggiornato rispetto allo scud da cui deriva, il propellente liquido, comunque, a differenza di quello solido dei missili più moderni, necessita ancora di un periodo di preparazione per poter essere lanciato.

Non è la prima volta che l’Iran lancia questi missili, in combattimento sono stati utilizzati il 18 giugno dello scorso anno, sempre nell’ambito della lotta contro il terrorismo che l’Iran sta combattendo da anni, gli obbiettivi erano anch’essi all’interno della provincia di Deir Ezzour . allora, ancora in mano dell’ISIS.

Chiaramente riteniamo che questa azione abbia un duplice significato, oltre a rispondere direttamente ai terroristi, colpendo centri di comando e depositi importanti, sia stato un messaggio rivolto agli sponsor di molte fazioni terroriste come gli USA, L’Arabia Saudita (che non ha affatto buoni rapporti con l’Iran, per usare un eufemismo) e ancora una volta contro Israele che anche oggi si è distinto per aver usurpato la terra dei Palestinesi nei territori che illegalmente occupa in Palestina.

La lotta che l’Iran porta avanti da anni è quindi, anche una lotta contro i Paesi che fanno parte dell’Asse del male, organizzazione che da decenni semina disordine, colpi di stato, corruzione, morte in decine di Paesi nel mondo.

Colpendo ISIS Teheran ha fatto suo il detto: “parlo alla nuora perché la suocera intenda…”

Ho anche realizzato la video sitrep per SakerItalia.it che vi invito a visionare:

E una bella intervista con l’amico blogger Francesco Votta che ci racconta la sua esperienza in Siria, maturata durante un viaggio di questa estate che gli ha permesso di prendere contatto diretto con la reale situazione della vita dei Siriani in questi anni e ce ne parla: Vi invito a ascoltare le sue parole e seguire le successive puntate che seguiranno.

Per quanto riguarda il cessate il fuoco e gli accordi di Sochi, giungono messaggi contraddittori da Idlib, alcune fazioni aderiscono agli accordi e altre si oppongono, credo che potremo chiarire la situazione solamente a ridosso del 15 di ottobre.

Giorno 11-10-2018

Ci stiamo avvicinando sempre più alla fatidica data del 15 ottobre, ultima scadenza per ottemperare agli accordi di Sochi, seguiti al vertice tra Erdogan e Putin, avvenuto il 17 settembre u.s., e iniziano a vedersi i primi frutti, come avevamo immaginato, per diversi giorni, o settimane, non si è vista alcuna applicazione delle clausole che prevedono la creazione di una zona cuscinetto di 20 Km dalla zona di contatto, priva della presenza di armi pesanti, razzi, cannoni, carri armati ecc.

Ora, ogni giorno che la scadenza si avvicina, le milizie iniziano a spostarsi e lasciano la zona al controllo delle forze turche incaricate.

È lo stesso comandante incaricato del gruppo di contatto russo, il gen. Vladimir Savchenko, che spiega come questi spostamenti siano monitorati e controllati costantemente, ma che ci chiarisce come vi siano anche segnali opposti. Non tutte le milizie hanno manifestato l’intenzione di riconoscere l’accordo, anzi, alcune si oppongono proprio. Nei pressi di Tall Huwair, inoltre, si è avuto l’ennesimo attacco contro le postazioni governative e un fitto lancio di colpi di mortaio ha causato la morte di un soldato siriano e il ferimento di altri, e non è l’unico caso. Diversi attacchi si sono succeduti nel settore a nord di Hama, ma è nella parte nord della provincia di Latakia che ci sono state le battaglie più cruente e si sono anche contati numerose morti da ambo le parti, in quanto agli attacchi, spesso veri e propri assalti contro le linee siriane, sono poi seguiti i contrattacchi di Damasco, per recuperare il pieno controllo delle posizioni.

Una vera tregua armata dunque.

Nei settori di Hayat e Al Mansoura , oltretutto, è proprio Al Qaeda in Siria, meglio nota come Al Nusra o con il recente nome di Hayat Tahrir Al Sham, che da quelle posizioni, nonostante un proclama di accoglimento degli accordi, non ha ancora smobilitato le sue posizioni sul fronte. Credo temano anche di essere attaccati dalle altre fazioni interne, quelle filoturche, con cui sono ufficialmente in guerra da mesi.

Anche più a nord est, sul fronte di Aleppo, la situazione è tesa. Al Qaeda infatti occupa diversi sobborghi, tra cui il quartiere di Al Zhara, alla periferia di Aleppo e più di una volta hanno attaccato da li la stessa città causando vittime anche tra i civili. Il mancato rispetto degli accordi di smobilitazione e ritiro a 20 Km nelle retrovie, ha annunciato ieri il comando di difesa siriano, composto dagli alti ufficiali della Guardia Repubblicana e dell’SAA Esercito Arabo Siriano, provocherà l’immediato intervento siriano allo scadere del 15 ottobre, ormai sempre più vicino e carico di attesa.

In tutto questo, al momento, pare molto blanda , se non del tutto assente, ogni pressione turca sugli jihadisti e questo non è certamente un buon segnale.

Infatti credo proprio che la poca attenzione che i turchi stanno mostrando nel persuadere i terroristi qaedisti della loro volontà di garantire loro la sicurezza di fronte alle truppe di miliziani che esse appoggiano e con le quali i qaedisti sono in guerra, sarebbe il vero nodo della questione. In fase di smobilitazione e spostamento, i qaedisti si vedrebbero posti in una posizione di grande debolezza e passibili di attacco in forze senza possibilità di stabilire una linea difensiva forte e contenere l’urto di ripetuti assalti alle loro linee e colonne in trasferimento.

Sempre da Idlib proviene una notizia preoccupante, torniamo infatti a parlare del rischio che venga simulato un attacco chimico nel tentativo di farne ricadere la colpa sulla Siria. Un gruppo legato ad Al Qaeda, secondo la fonte russa del gruppo di riconciliazione, avrebbe attaccato nel nord della provincia di Idlib una postazione di Al Qaeda e degli elmetti bianchi (se ancora qualcuno crede siano una ONG dedita alla protezione civile faccia un esame di coscienza) dove erano custodite scorte di cloro, pericolosa sostanza chimica mortale in elevate concentrazioni, e le avrebbe rubate dopo aver ucciso molte guardie sul posto.

Già diversi mesi fa, i comandi russi e siriani avevano denunciato il possesso da parte dei terroristi in Idlib di ingenti scorte di pericolose sostanze tossiche, arrivate a ridosso dell’atteso attacco siriano per la liberazione di Idlib.

Ora parte di queste sostanze sono passate diretamente nelle mani delle sparute ma presenti cellule ISIS, il che non depone certamente a favore della sicurezza del mondo, anche della nostra, sia ben inteso.

Quindi, riassumendo, a partire dal giorno 15 avremo una immagine più chiara degli equilibri nella provincia di Idlib e potremo iniziare a valutare se un intervento militare tornerà ad essere una opzione probabile.

Settori ISIS

Proseguendo nell’esame della situazione in Siria, ci ritroviamo a scrivere delle sacche ISIS di Suweida, di Al Sukhna e dell’est Eufrate.

Suweida e al Suknah

Sacca di Al Suknah

L’esercito siriano è impegnato dal termine della campagna di Daraa nel fronteggiare questa sacca di terroristi, apparsa “misteriosamente” alla vigilia dell’importante offensiva sui fronti meridionali.

Inizialmente stimati in un paio di centinaia di miliziani, il numero si rivelò presto sottostimato, come del resto le offensive lasciavano temere, l’esercito siriano si è trovato ad affrontare almeno un migliaio di pericolosi assassini senza paura. Fanno uso di droghe come il captagon, e su un terreno tremendo, pieno di crepacci, grotte e tane dove si annidano silenti e tendono agguati improvvisi alle forze di Damasco costrette ad avanzare appiedati a causa del terreno impraticabile.

Al Safa, sacca di Al Suweida

La collina vulcanica si è rivelata una trappola molto ben studiata, che è già costata innumerevoli caduti per l’esercito che sta pagando un pesante tributo alla liberazione di una fetta di deserto che se esaminata in se, non ha nessun valore, ma che non può assolutamente essere lasciata ai terroristi perchè diverrebbe la base di futuri attacchi come quello sanguinoso di Suweida avvenuto questa estate.

La 4° Divisione si sta muovendo dai fronti a nord per rinforzare il dispositivo offensivo in vista di un assalto finale.

Parte di queste forze, quelle maggiormente meccanizzate , si spostano anche verso l’est di Homs per eliminare la sacca di Al Sukhna, meno cruenta come battaglia, presenta però diversi lati oscuri, non ho mai visto nascondigli o villaggi in grado di garantire il sostentamento ed il ricovero di tanti miliziani e famiglie, per cui è evidente che si siano appoggiati alla vicina base americana nella occupata Al Tanf, situazione emersa nei mesi scorsi con l’abbattimento di un elicottero KA-52 russo e una serie di fortini lungo le vie di rifornimento per la sacca.

Proprio ieri c’è stato ancora un attacco su Al Mayadeen, respinto con successo dall’esercito siriano ma che testimonia una presenza ancora vitale di queste milizie.

Siria occupata

L’esercito USA, grazie ai mercenari curdi ed molti ex ISIS detti SDF, stringe ormai in un assedio sempre più stretto quei milizini che non hanno cambiato casacca passando dalla parte degli USA, i combattimenti presentano un avanzare lento e difficoltoso da parte degli assedianti, ben differente da ciò che ci presentarono negli ultimi anni, con le pantomime delle avanzate curde di 60/70 km al dì, qui dove invece devono combattere vediamo bene che le cose non erano come le hanno raccontate i Locatelli o i Del Grande, a proposito della lotta contro il Califfato combattuta oltre l’Eufrate. Oggi, sulle bugie, possiamo dire che hanno davvero le gambe corte.

Consegna degli S300

S300 scaricati a Hemeymin, base russa in Siria

Dopo la settimana scorsa, possiamo tirare una somma dei sistemi d’arma consegnati, 49 mezzi in tutto, che corrispondono ai veicoli componenti una sola batteria di missili S300, il generale Shoygu, ministro della difesa, ha comunicato che la batteria, composta dai radar, dal posto di comando avanzato, da tutti i mezzi per rifornimento e assistenza alla batteria sono stati consegnati, che i lanciatori componenti la batteria stessa sono in numero di 4, per un totale di 16 missili S300 pronti al lancio e un certo numero di missili di riserva pronti ad essere ricaricati.

Pur mantenendo per buona una disposizione sul terreno che allarga i lanciatori su circa 60 Km di distanza da radar e posti di comando, dobbiamo affermare che questo dispositivo non soddisfi neppure in minima parte le esigenze difensive siriane.

Il ministro ha aggiunto che potrebbero portare ad 8 o dodici i lanciatori presenti ma è vero anche che sarebbero al massimo due o tre batterie e anche queste, non sarebbero sufficienti a garantire una buona o sufficiente copertura difensiva della Siria.

Dobbiamo però valutare che i radar moderni possono garantire una grande precisione aggiuntiva anche ai sistemi presenti già oggi in Siria e che siano stati anche consegnati le versioni ricostruite ed ammodernate di missili S125, rivisitati in tutte le componenti a metà degli anni 2000, quindi molto recentemente.

Resta il fatto che con una batteria si ottenga solo una presenza palliativa non in grado di poter garantire una difesa efficace e che anzi si espone al rischio di fallire nel suo scopo principale, con grave danno di immagine.

Vedremo se con una produzione futura, giungeranno magari dei mezzi aggiuntivi a rafforzare una presenza davvero insufficiente e misera, se ricordate infatti, nell’articolo scorso avevamo presentato la mappa della Siria e che solo con la presenza di 5 batterie di lancio, 5! Non 1, non 2, non 3, ma 5, avrebbero potuto ottenere una copertura appena sufficiente e non certo di saturazione e chiusura dei cieli siriani.

Per oggi quindi è tutto, attendiamo con ansia il giorno 15 per capire esattamente quante formazioni di terroristi siano rimaste sulle loro posizioni in Idlib e non abbiano ottemperato agli accordi di tregua.

Giorno 19-10-2018

Issam Zahareddine

Siamo giunti infine alla scadenza del termine di tempo concesso dalle parti ai terroristi per ottemperare agli accordi di Sochi, come immaginavamo, ad oggi risultano diverse formazioni, per lo più quelle legate direttamente od indirettamente ad Al Qaeda, a aver dichiarato pubblicamente che rifiutano di mettere in atto i punti dell’accordo, allontanandosi quindi di 20 Km dalla linea di contatto, con tutte le batterie di artiglieria ed ogni tipologia di arma pesante indicata nei documenti dell’accordo.

In diversi punti del fronte sono state riscontrate violazioni degli accordi firmati a Sochi tra la Russia e la Turchia, HTS, Al Qaeda in Siria ad esempio, in un duro comunicato rilasciato a ridosso della scadenza, ha dichiarato il suo totale rifiuto di tale accordo dichiarando anche di non avere la minima intenzione di ritirarsi dalle posizioni tenute fino a quel momento, molte delle quali si trovano proprio sulla zona di contatto.

Anche altre formazioni, come spiegato in precedenza, si erano dichiarate contrarie a tale ritiro dalla zona di contatto.

L’esercito siriano ha presentato le prove di tale presenza di truppe corazzate o artiglierie nemiche e la diplomazia siriana si è quindi attivata per chiedere cono alla Turchia di tale situazione.

Al momento quindi, in attesa di una risposta turca, torna ad essere presa in esame l’intervento armato siriano per liberare tutta la provincia.

Occorre anche notare come siano proseguiti gli scontri armati, sia nel settore di Latakia, sia in quello di Aleppo, proprio ieri un pesante lancio di missili e colpi di artiglieria da parte dei terroristi di HTS ha dato il via ai più pesanti scontri a fuoco in questo settore dai tempi della liberazione della città (Aleppo est).

Fonte di grande preoccupazione è anche l’attività aerea israeliana che torna minacciosa a ridosso del confine tra Libano e Siria, violando illegalmente lo spazio aereo libanese, gli israeliani hanno di fatto minacciato la Siria, provocandoli per avere forse una reazione, ma le forze armate siriane non trovandosi attaccate, come di consueto, non hanno attaccato i caccia di Tel Aviv.

Resta il fatto che è la prima volta che accade dalla consegna dell’unica batteria di missili S300 russi alla Siria, unica ed insufficiente per garantire una vera difesa aerea al Paese.

Settore ISIS ad est del fiume Eufrate 19-10-2018

Ieri ho potuto vedere un servizio televisivo sul canale russo RT in cui si tornava a parlare di 700 civili siriani presi in ostaggio ad est del fiume Eufrate dal Daesh (ISIS), dobbiamo infatti notare come in una settimana di contrattacchi l’ISIS si sia ripreso tutti i villaggi persi nell’ultimo mese di avanzate dei mercenari al soldo dell’Asse USA-Francia, causando oltretutto perdite pesantissime alle milizie curde YPG ed arabe SDF.

Altro evento da segnalare, un ennesimo caso di errore dei caccia USA che hanno bombardato e ucciso numerosi miliziani curdi ed SDF proprio sulla linea del fronte contro l’ISIS, come già accadde più di un anno fa contro l’esercito siriano quando difendeva con strenuo coraggio Deir Ezzour ancora assediata dal Califfato nero.

Il giorno 18-10-2018 è stato il primo anniversario della scomparsa del Gen. dei paracadutisti della Guardia Repubblicana Issam Zahareddine che ho ricordato con queste parole: “Un anno fa, moriva l’eroe della resistenza di Deir Ezzour contro l’ISIS.
Pochi sono gli uomini che hanno saputo fare la differenza, Lui fu uno di questi.

Ferito più volte, anche gravemente, non si allontanò mai per molto da quella che considerava ormai la missione della sua vita, resistere in quella disperata situazione fino a vedere liberata la città che aveva giurato di difendere, e lo fece.
Morì il 18 ottobre di un anno fa, dopo che l’assedio fu rotto con il ricongiungimento delle forze siriane alla città, in un evento ancora avvolto dalle nebbie di pochi particolari, sappiamo solo che il suo mezzo esplose su una mina e che lui rimase ucciso, altro non ci è dato sapere, ma di certo oggi come allora ricordiamo le sue gesta, che tanto ci ricordano quelle cantate nei poemi omerici, le gesta di eroi della mitologia, personaggi che chiusi nel calore delle nostre case, pensiamo tanto lontani nel tempo e poi arrivano persone come Issam Zahareddine a ricordarci come fossero nate queste leggende, e quanto grande possa essere il coraggio di un vero comandante, e lo ricorderemo a lungo questo valore e questo coraggio.
Le gesta che compiamo nella nostra vita riecheggiano nell’eternità, le sue lo faranno!
Riposa Leone del deserto, hai salvato la città che giurasti di difendere e con essa 120.000 civili che a te si affidarono”.

Sono persone come questa che hanno permesso alla Siria di resistere agli anni di guerra in una situazione che appena prima dell’intervento russo era ormai divenuta insostenibile.

A Issam Zahareddine e gli altri come lui deve andare anche la nostra gratitudine per essersi spesi e sacrificati nella lotta contro i terroristi.

Restiamo dunque attenti in questi giorni, su due fronti, da un lato la situazione di Idlib e cosa accadrà nei giorni o settimane prossimi e ad Israele e come questo stato aggressore intenda attaccare nuovamente la Siria.

Giorno 20-10-2018

Nuove fonti riferiscono che il numero dei sistemi S300 presenti in Siria sarebbe pari a 3 batterie complete, ma non ho trovato conferma da fonti ufficiali russe o siriane e pertanto devo mantenere la stima di una batteria completa consegnata come divulgato dal ministro della difesa russo Shoygu.

Per oggi è tutto.

Stefano Orsi

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