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Situazione operativa sui fronti siriani (l’originale…) del 20-3-2019 di Stefano Orsi

 

Torniamo ad occuparci di Siria oltre alla nuova rubrica che allarga lo sguardo ad altre arre ricche di tensione nel mondo.

Situazione operativa sui fronti siriani  / Bollettino n. 160

15-3-2019 ottavo anniversario dell’inizio della guerra in Siria

Sacca di Idlib

Sacca di Idlib 20-3-2019

In questo periodo è difficile parlare di fronti operativi nell’ambito della guerra in Siria, in quanto stiamo attraversando una fase di sostanziale silenzio operativo: ci sono scontri e bombardamenti, ma in sostanza non vi è alcuna offensiva in corsoSimilmente a quanto accaduto in Donbass, i fronti si trovano su posizioni che vengono rispettate, non ci sono avanzate ma leggiamo comunque di ripetuti attacchi di attentati, di bombardamenti sia con caccia che con artiglieria pesante.

Ad essere bersagliati in questi giorni sono state alcune basi di Hayat Tahrir al Sham, nei pressi di Idlib, ma anche vicino al confine con la Turchia. Ad operare questi attacchi ci sono naturalmente i caccia siriani, ma il ruolo preponderante è tornato ad essere quello degli aerei russi, che sono tornati protagonisti di queste iniziative offensive.

I dintorni di Idlib sono stati nel centro del mirino russo, mediante uso di munizionamento di precisione, sganciato con l’ausilio del sistema SVP-24: depositi militari e caserme di al Qaeda sono stati colpiti ripetutamente; il ritorno dei caccia russi ad operare su questi cieli farà sicuramente sentire tutto il suo peso contro le strutture difensive dei terroristi. Un deposito in particolare è stato distrutto, si trattava di un bersaglio sito nei pressi della Prigione di Idlib.

Fonti russe hanno affermato che tutti questi attacchi avvenuti questa settimana siano stati concordati con le autorità siriane, sia visti i buoni rapporti manifestati durante recenti incontri a Sochi, sia per via della presenza militare di Ankara impegnata nel pattugliamento di diversi settori della sacca occupata.

Nella Sacca di Idlib non mancano di far sentire la loro presenza le forze di intelligence sia russa che siriana; lo sappiamo per due motivi principali: i video che continuamente inviano all’esercito siriano (anche per farsi beffe dei terroristi), sia per gli attentati in cui vengono eliminati pericolosi capi delle fazioni armate dei qaedisti. Questo lavoro è di importanza basilare in quanto non solo permette l’individuazione dei bersagli celati in mezzo a zone residenziali (è una usanza tipica di questi terroristi) ma anche di eliminare fisicamente i loro avversari con particolare attenzione ai comandanti delle formazioni.

Nella zona di Raqqa, sono tornati in azione i partigiani che stanno resistendo all’occupazione a matrice USA, “Resistenza popolare di Raqqa” hanno infatti colpito un convoglio guidato da americani in un villaggio dei sobborghi. La tecnica utilizzata per l’attacco è stata la collaudata esplosione di una bomba improvvisata fatta detonare al passaggio dei militari.

A fare da contraltare, nel settore sud della Siria, nella Provincia di Daraa e in quella di Quneitra, ci sono stati attacchi sostenuti invece da gruppi di armati definiti “cellule dormienti”. Per il momento si tratta di episodi molto sporadici, segno evidente che gli 8 anni di guerra hanno lasciato il segno, e laddove molti si attendevano una certa resistenza abbiamo invece il sostanziale controllo moderato da parte delle truppe governative, e gli sporadici episodi ben testimoniano come la popolazione abbia accolto bene il ritorno del controllo governativo. Del resto i dati diffusi in questi giorni ben testimoniano il successo incredibile delle iniziative di “riconciliazione” cui hanno aderito oltre 40.000 miliziani prima “ribelli”

Ultima notizia dalla sacca di Idlib, dobbiamo segnalare come si vadano ancora aggiungendo unità militari allo schieramento siriano: al momento diverse unità del 5° Corpo d’Armata siriano sono state schierate a rinforzo del fronte di Mahrdeh dove già si trova la 4° Divisione Corazzata. Son previsti ulteriori arrivi di altre Brigate dislocate in altri settori del Paese.

Aleppo

Sinodo vescovi di Aleppo 14-15-16- marzo 2019 

Si svolgerà nei giorni 14-15- e 16 marzo il Sinodo dei Vescovi di Aleppo; altri incontri sono stati fissati per il 21, 22 e il 24 di marzo la conclusione con la messa.

Alla presenza di Sua Eccellenza il Vicario Apostolico Mons. George Abou Khazen, l’evento rappresenta la grande vitalità della Comunità Cristiana presente in Siria: nonostante gli anni di occupazione in Aleppo è sopravvissuta e ora è impegnata nell’assistere gli orfani di tutte le fedi e nella loro istruzione. L’iniziativa ha coinvolto esponenti di ogni ordine sacerdotale secolare, e regolare, suore e laici. Una iniziativa importante per mantenere unita la Comunità in vista delle sfide ardue della ricostruzione in Siria e in Aleppo.

Siria occupata

Per Siria occupata si intendono tutti i settori sotto controllo straniero dalle SDF-YPG, truppe mercenarie al soldo USA, sia i settori a nord sotto occupazione turca.

Fossa comune nei pressi di Al Tanf

Le SDF ancora non sono riuscite ad avere ragione degli ultimi casolari in mano ai terroristi ISIS; alcuni dati circolati però rendono difficoltoso seguire gli eventi: ogni giorno infatti i bollettini emessi dai mercenari degli USA parlano di migliaia di terroristi che si arrendono loro, ma non si comprende davvero come potessero essere tanti in poche case alla periferia di un villaggio già piccolo come Baghuz.

Possiamo infatti ritenere che si stia volutamente esagerando i numeri per creare allarmismo sui pericoli di un ritorno del Califfato in Siria e giustificare attraverso questo escamotage un eventuale prolungamento della permanenza USA in Siria: peraltro ancora non si hanno notizie di ritiro delle forze americane.

Presso Al Tanf ad esempio, le forze filo americane impediscono ancora ai profughi di fare ritorno alle loro case nella Siria liberata dei terroristi. Le milizie stanno ferocemente reagendo alle proteste dei siriani sequestrati nel campo: foto satellitari hanno mostrato la presenza di una fossa comune con circa trecento tombe, e in questi giorni sono emersi altri due siti attorno al campo dove sono stati sicuramente seppelliti molti siriani deceduti nel campo. Chiaramente si può trattare di vittime da epidemie sanitarie dovute alla precaria condizione in cui tante migliaia di persone sono costrette.

Ciò , comunque, non alleggerisce di alcuna responsabilità per questi crimini gli USA.

Notizia emersa il 16 marzo, il Dipartimento di stato USA ha deciso nuovi fondi, 5 milioni, per gli Elmetti Bianchi, la branca fintamente civile di Al Qaeda; non so in quale zona dovrebbero operare, ma a scanso di accuse di falso, qui la disposizione direttamente dalla fonte…

https://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2019/03/290363.htm

Documento del dipartimento di stato USA 14-3-2019

Giorno 20-3-2019

Ultima resistenza alla periferia di Baghuz 19-3-2019

Quali sono stati i fatti salienti di questi ultimi giorni. Intanto la notizia che maggiormente ha riportato la Siria nei servizi dei TG è stata la morte di un foreign fighter italiano in Siria: combatteva con le fazioni al soldo USA YPG curde inquadrate nelle SDF; si tratta di milizie che sulla carta combatterebbero per il mitologico “Rojava” ma che in effetti si trovano centinaia di chilometri più a sud di dove dovrebbero essere, e il loro impiego ha permesso agli USA di chiudere la via oltre il fiume all’esercito siriano che stava avanzando molto velocemente verso est e che era già pronto ad oltrepassare il fiume Eufrate immediatamente dopo la liberazione di Deir Ezzour; ma gli USA hanno voluto impedire questo successo siriano, e per farlo hanno impiegato ogni sistema di persuasione, dai diplomatici a quelli più violenti e feroci, uccidendo centinaia di soldati siriani se contiamo i singoli eventi in cui i caccia americani hanno bersagliato “per errore” o per davvero i soldati dell’esercito siriano anziché l’ISIS.

Facendo ciò però, hanno obbligato i loro scagnozzi a compiere il lavoro di coltello, braccando gli irriducibili del Califfato villaggio dopo villaggio fino a queste 4 cascine; a combattere questa ultima e cruenta battaglia, a causa delle volontà di Washington, non vi era l’esercito siriano ma i loro miliziani, tra cui il nostro connazionale che è deceduto in combattimento. Abbiamo visto le immagini della famiglia colpita dal lutto e esprimiamo la nostra vicinanza nella sofferenza ai famigliari del caduto.

Il secondo fatto importante è la resa finalmente arrivata da parte della resistenza ISIS che perseverava nel difendere 4 casolari in cui aveva predisposto le linee della difesa estrema. Con la resa in massa di questi ultimi miliziani, cessano le operazioni belliche al di la del fiume Eufrate.

Solo la sacca di Al Suknah resta presente con la sua bandiera nera a rappresentare il Califfato, ancora per poco credo. Nei giorni scorsi sono proseguite le operazioni contro le difese di HTS.

Dal lato russo devo segnalare come diversi caccia bombardieri SU-25 abbiano fatto ritorno alla base di Hemeimin, pronti per essere nuovamente impiegati a supporto di un possibile e prossimo attacco di terra nella provincia di Idlib.

SU25 russi presso Hemeimin in Siria 19-3-2019

Su25 russi in Siria, base aerea di Hemeimin 19-3-2019

Daraa

Dopo alcuni incidenti ed attentati compiuti nel sud della Siria vicino a Daraa, i comandi siriani starebbero per dispiegare in loco una brigata della Guardia Repubblicana al fine di sgominare le eventuali cellule dormienti di terroristi. Ritengo la cosa piuttosto difficile da realizzare: un reparto armato non può lavorare efficacemente contro cellule dormienti, occorre un lavoro di polizia e di intelligence, al fine di individuare gli edifici che usano come basi e poterle così colpire quando non se lo aspettano.

Daraa rappresenta una vera eccezione nel panorama dei settori liberati da parte dell’esercito siriano, mai infatti ho letto in precedenza di simili episodi.

IDLIB e nord di Aleppo

Prosegue l’attesa per la ripresa delle offensive siriane; intanto segnalo scontri tra Harakat al Sham e forze di polizia Free Syrian Police a Jarabulus, città di confine turco siriano. L’esercito turco è dovuto intervenire per sedare gli scontri inviando un convoglio in città.

HTS si scontrata a sua volta con Harar al Sham, ma nel sud della provincia di Idlib: erano ormai due settimane che non si registravano scontri tra queste fazioni, che per due anni sono state in lotta frenetica fino alla vittoria di HTS che ha lasciato solo una sacca isolata di jihadisti filoturchi nel sud della provincia a diretto contatto con le forze siriane.

Dopo questa pesante sconfitta, sotto ispirazione turca, i gruppi legati ad Harar al Sham hanno cambiato nome legandosi ai gruppi trasferiti in precedenza presso il cantone di Afrin e nel nord di Aleppo e operanti ora sotto le insegne del Fronte di Liberazione Nazionale acronimo dall’inglese NLF.

Riteniamo sempre che siano state manovre turche a favorire la sconfitta dei miliziani non qaedisti in Idlib al fine di lasciare la provincia egemonizzata dai terroristi di matrice qaedista, e favorire così una eventuale operazione siro-russa per la sua liberazione.

Damasco

La visita a sorpresa del Ministro della difesa russo Sergey Shoygu è servita a cementare i rapporti di grande collaborazione cresciuti e cementati in questi anni di lotta contro i terroristi e le forze legate a quei Paesi che hanno progettato e costruito questa immane tragedia che ha ormai superato l’ottavo anniversario il 15 marzo scorso.

Il Ministro ha portato anche un messaggio del Presidente Putin diretto al Presidente Assad: chiaramente sono ignoti i contenuti e la forma di consegna garantisce la segretezza della comunicazione.

Nel video del nostro canale che vi invitiamo a sottoscrivere, sia il mio personale che quello di SakerItalia, potete vedere la scorta al volo del Ministro garantita caccia SU-35 russi.

In vista dei possibili sviluppi della guerra in Siria, gran parte del Paese a nord e a est restano infatti occupati da forze al soldo straniero, le SDF-YPG ad est e le milizie filo-turche e qaediste a nord ovest; un messaggio tanto segreto potrebbe riguardare la comunicazione degli sviluppi diplomatici tra la Russia e le altre parti in causa e anche le possibili misure da prendere in vista di una possibile campagna militare. Sicuramente i due presidenti stanno anche discutendo della ricostruzione del paese e di come affrontarla in vista delle future sfide.

Nuove immagini satellitari ci confermano l’avanzamento operativo dei sistemi di difesa S-300 siriani. Come abbiamo più volte spiegato, una sola batteria consegnata (non 4 come sostennero in molti, sbagliando) non è sufficiente a garantire la sicurezza del Paese da un attacco aereo o missilistico, meno che mai da uno Israeliano sempre ben studiato e preparato con molta attenzione alle giuste interferenze elettroniche per “accecare” i radar nemici; non ci sono state infatti incursioni in territorio siriano di recente, ma sempre e solo lancio di missili dal Golan occupato o dal vicino Libano, non quindi per gli S-300 basati presso la base di Masyaf lontana dal sud del Paese, ma per i nuovi sistemi radar installati nel sud e che sono in grado, essendo molto più moderni dei precedenti obsoleti e risalenti agli anni 60 o 70, di guidare i sistemi S-200, S-125, e Buk M2 verso i bersagli designati con una elevata precisione, tanto che il rateo di abbattimenti confermati ha superato il 70% .

Siria, lanciatori S-300 della batteria di Masyaf 20-3-2019

L’addestramento dei tecnici siriani sta avvenendo con la dovuta accuratezza: è importante che riescano a gestire sempre al meglio tutte le potenzialità del sistema al fine di non invalidarne l’efficacia.

Le foto satellitari ci mostrano come siano al momento operativi tre dei 4 lanciatori della batteria, segno che i preparativi sono ormai a buon punto.

Aleppo

Aleppo e Al Bab 20-3-2019

Per il ritorno alla normalità della popolazione civile è una notizia importante: è stata infatti aperta una nuova via di collegamento tra Aleppo e la cittadina di Al Bab, sita nel nord della provincia e sotto controllo delle NLF (ex FSA) filo-turche.

Naturalmente arrivano spesso notizie di scontri locali tra le linee di contatto dei vari fronti attorno alla sacca di Idlib, ma solamente quelle più significative meritano di essere riportate.

Qui la nostra ultima videositrep con Sasha di SakerItalia

Per il resto al momento non vi sono significativi sviluppi sul piano militare, e le nostre analisi sulla Situazione Operativa sui Fronti Siriani resteranno un appuntamento senza una precisa cadenza temporale. Saranno gli aventi a determinare quanto dovremo parlarne: lasciamo ad altri il compito di riempire pagine di notizie prive di significato ed interesse reale per l’evoluzione della guerra in Siria.

Stefano Orsi

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