26 gennaio 1943 Nikolaevka: Gli #Alpini contro l’Armata Rossa di Stefano Orsi

Da Stefano Orsi riceviamo il seguente articolo sugli Alpini sul fronte russo nella Seconda Guerra Mondiale: Buona lettura.

26 gennaio 1943 – Gli Alpini italiani della Tridentina, guidano l’attacco verso le posizioni dell’Armata Rossa su Nikolaevka, erano circondati e dovevano combattere per ritirarsi. Arrivati fin qui avevano poche ore prima della notte e della morte sicura esposti tutti all’aperto a temperature tremende tipiche dell’inverno russo di quegli anni la, oggi sarebbe tutta un’altra storia.
Leggendo le pagine dei libri che ci raccontano le esperienze dei nostri soldati, questa battaglia trova sempre ampio risalto, cito fra tutti Mario Rigoni Stern ed il suo “Il sergente nella neve” e l’immagine più drammatica ed eroica assieme di quella giornata, i nostri alpini stavano terminando le munizioni, erano nel villaggio ormai da diverse ore e la notte era ormai vicina, il generale salì in piedi sul suo cingolato dei Tedeschi (Wehrmacht 24° panzer division i cui resti si erano aggregati agli ordini del Gen Reverberi) e impugnando la sua pistola d’ordinanza gridò “Avanti Tridentina! Avanti!”.

Tutti i vivi si mossero allora avanzando chi di corsa chi trascinandosi come poteva verso il limitare delle case e riuscirono ad occupare metà del villaggio, quanto bastava perché trovassero un riparo per la notte e potessero ripartire il giorno dopo, come infatti riuscirono a fare e raggiungere finalmente le linee del fronte dove poterono ricongiungersi alle truppe dell’Asse.

In tutti i libri si fa sempre ampio accenno alla cattiva gestione delle risorse, alla pochezza qualitativa delle armi in dotazione, Rigoni Stern scrive spesso del fabbro armaiolo che doveva continuamente ritemprare le molle delle mitragliatrici che altrimenti si inceppavano di continuo, la mancanza dei cannoni ( perduti quasi tutti sul fronte africano durante la prima offensiva inglese che distrusse la 10° armata italiana, Operazione Compass), le radio inefficienti e subito perse nelle primissime fasi della ritirata, furono lasciate nel comando.

Non fu pertanto possibile per le Divisioni, Tridentina, Julia, Cuneese, comunicare tra loro e coordinarsi, le altre Divisioni italiane di fanteria e bersaglieri ne cito alcune a memoria, Cosseria, Ravenna, Pasubio, Vicenza e altre che non rammento, erano ormai sbandate o non più operative.

L’abbigliamento scandalosamente e criminalmente inadeguato al clima, causò la morte per freddo di moltissimi nostri soldati, la mancanza quasi assoluta di mezzi ruotati rappresentò un limite assurdo per un fronte così esteso e così lontano da rifornire.
Non mancò il valore ai nostri soldati, non mancò il coraggio e le capacità, no, mancò tutto il resto.
                                                                     Stefano Orsi

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