Yemen: Moscow could stop genocide/Mosca potrebbe fermare il genocidio


Strage di bambini nello Yemen, foto da archivio redazione ottobre 2016

Yemen: Mosca potrebbe fermare il genocidio

Lo Yemen continua a essere uno degli stati più tormentati del pianeta, dal 2015 è in atto un terribile genocidio provocato dall’Arabia Saudita. Noto agli antichi romani come Arabia Felix, per la ricchezza dei commerci e la fertilità del terreno, oggi è conosciuta come Repubblica Unita dello Yemen.

Nella storia antica dello Yemen si è visto un susseguirsi di dominazioni, come quella Etiope, e dopo l’islamizzazione del paese, venne dominato da alcune dinastie lo governarono fino all’XI secolo. La religione tradizionale, era lo Zaydismo, variante islamica dello Sciismo.

Dal XVI al XX secolo lo Yemen divenne parte dell’Impero ottomano, nonostante la dominazione sunnita, gli Zaydi, pur subalterni ai Turchi, seguitarono di fatto a governare. Il Nord dello Yemen, nel 1918 si affrancò dal dominio ottomano, fino al 1962 quando proclamò la Repubblica Araba dello Yemen.


Incisione del Porto di Aden durante l’amministrazione inglese 1839–1967 ©www.qdl.qa
Nel 1839 l’Impero britannico occupò il porto della città di Aden per farne una colonia, oltre ad alcuni territori circostanti sui quali esercitò un’effettiva influenza. Il porto di Aden, era e continua a essere il centro fondamentale per il controllo dei traffici marittimi verso l’Europa: sia commercialmente che militarmente.

Nel 1967 i britannici, sotto la spinta della rivolta del popolo yemenita, si ritirarono, nel 1970 i ribelli proclamarono la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, d’ispirazione marxista e conosciuta come Yemen del Sud. Intanto, nello Yemen del Nord, a partire dal 1978 venne instaurato un governo assolutista guidato da ʿAlī ʿAbd Allāh Ṣāleḥ.

Lo Yemen del Sud, guidato dal Partito Socialista Yemenita entrò nell’orbita dell’URSS e intrattene ottimi rapporti con Cuba e la Cina. Il paese, grazie agli aiuti dei paesi socialisti e al fatto di possedere un islam endemico dello Yemen, riuscì a far fare un balzo in avanti incredibile per un paese a maggioranza musulmana, tanto che le donne arrivarono a poter guidare, cosa ancora oggi proibita in quasi tutti i paesi islamici.

Col crollo dell’Unione Sovietica, lo Yemen del Sud divenne uno dei tanti paesi satellite dell’URSS, orfani di quell’identità sovietica, che al di là di ogni critica, garantiva un welfare il più possibile condiviso e una cultura sociale orientata al progresso. Qui ricordiamo il vecchio Michail Gorbačëv, che avrebbe voluto portare l’intero blocco sovietico, dall’assolutismo alla socialdemocrazia di tipo scandinavo. Il suo tentativo fallì, e a causa di Boris Eltsin l’ubriacone, l’Unione Sovietica crollò, lasciando dietro di se interi popoli senza più identità e ricche spoglie da fagocitare per i peggiori speculatori occidentali.

Michail Gorbačëv, in una foto recente, ultimo segretario generale del PCUS (1985-1991), fu propugnatore dei processi di riforma quali la perestrojka e la glasnost’. Fu protagonista della fine della guerra fredda. Venne insignito della Medaglia Otto Hahn per la Pace e, nel 1990, del Premio Nobel per la Pace. Recentemente ha dichiarato: “La Guerra fredda è tornata” Foto ©www.agcnews.eu

Così la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen si trovò isolata, quando lo Yemen del Nord cominciò ad insistere sulla riunificazione, il 22 maggio 1990 accettò e i due stati si riunirono. In breve iniziarono i problemi, infatti alle donne cominciarono a ritirare le patenti di guida, veli e burka vennero nuovamente introdotti e in breve il peggior oscurantismo islamico-medievale si riappropriò della vita degli yemeniti.

Nel 1994 alcuni ufficiali e politici marxisti, proclamarono la secessione e rinascita dello Yemen del Sud che assunse il nome di Repubblica Democratica dello Yemen con capitale Aden. Ovviamente la rinata nazione non venne riconosciuta dalla comunità internazionale e la secessione venne stroncata dalle forze governative.

Parte dei ribelli riuscì a fuggire all’estero, ma il governo, temendo una guerra civile avviò alcune riforme politiche stabilendo l’elezione del Presidente della Repubblica tramite voto popolare.

Il 27 febbraio 2012 Ṣāleḥ, il vecchio dittatore dello Yemen del Nord, temendo che la Primavera Araba scatenata da CIA e Sauditi avesse successo, abdicò in favore del suo vice, ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī.

Gli Houti yemeniti durante una protesta Foto ©www.byebyeunclesam.wordpress.com

Il 22 gennaio 2015, gli Zaydi dello Yemen, ora chiamati dai media Huthi, tentarono a loro volta di ristabilire la vecchia Repubblica dello Yemen del Sud. Il 25 marzo 2015, per fermare gli Huthi, 150.000 uomini e 100 aerei della coalizione Saudita sostenuta dai paesi del Golfo, Egitto, Sudan, Marocco e Giordania, bombardarono gli Huthi nella più imponente azione bellica mai effettuata nell’area e acquisendo il totale controllo dello spazio aereo yemenita.

8 gennaio 2016, “accordi commerciali” Italia-Arabia Saudita, con gli squallidi retroscena riferiti da IL FATTO QUOTIDIANO: Governo in visita in Arabia Saudita. La missione finisce in rissa per spartirsi i Rolex donati dai Sauditi ai nostri rappresentanti NDR
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/08/governo-in-visita-in-arabia-saudita-la-missione-finisce-in-rissa-per-i-rolex-in-regalo/2356663/

Di fronte al genocidio perpetrato anche con armi italiane, l’Iran ha ammonito l’Arabia Saudita di fermare le stragi. Nell’ottobre 2015 Amnesty International ha accusato l’Arabia Saudita di crimini di guerra nello Yemen, per l’uso di bombe a grappolo e dei bombardamenti di scuole ed obiettivi civili. Il 26 ottobre e il 2 dicembre dello stesso anno , la coalizione Saudita ha bombardato due cliniche di Medici senza Frontiere. Nell’aprile 2016, Human Rights Watch denunciò l’uso da parte dei sauditi di bombe a grappolo statunitensi uccidendo 107 civili, tra cui 25 bambini, Ormai è chiaro che l’Arabia Saudita riceve consistenti aiuti in armi e denaro da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna e Italia. Secondo l’ONU, oltre 9.000 yemeniti sono stati uccisi finora, tra questi 2.230 bambini, mentre i feriti ammonterebbero a più di 16.000 persone.

Maggio 2015, Bomba al neutrone fatta esplodere sui civili dello Yemen dai sauditi

Secondo i media russi, al Cremlino starebbe valutando un intervento mirato nello Yemen per fermare il genocidio. Occorre sottolineare che già la Marina Cinese era intervenuta per evacuare alcuni lavoratori cinesi presenti nel paese. Sempre la Cina, alcuni mesi fa ha inaugurato una base militare a Gibuti, proprio di fronte allo Yemen e che procura non pochi mal di pancia agli Stati Uniti.

La Russia invece potrebbe apprestare una base militare sul suolo yemenita, che controlli Golfo di Aden e Mar Rosso. I media russi riferiscono che il Cremlino sta valutando pro e contro di questa decisione. Ovviamente, un’iniziativa del genere darebbe alla Russia un ruolo di primo piano da un punto di vista strategico-geopolitico, oltre a far cessare le azioni belliche, fungendo con la sua presenza, da deterrente rispetto agli attacchi sauditi. In ogni caso, vi sarebbe l’interessamento dell’Iran, alleato di Russia e Cina e difensore degli Sciiti dello Yemen.

Mappa dello Yemen, cerchiata in rosso l’isola di Socotra. ©www.acaps.org

L’ammiraglio Feliks Nikolayevich Gromov, ex comandante della Marina russa, ha definito la creazione di una base militare in quest’area d’importanza strategica. L’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze Russa avrebbe invece indicato l’isola di Socotra, quale luogo giusto per installarvi una base militare.

Luciano Bonazzi

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