Trovate le prove del commercio di petrolio tra ISIS e Turchia

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Documenti di trasporto e fatture del Califfato che i terroristi hanno abbandonati nella fretta della ritirata
Gli inviati del canale televisivo RT del network RIA Novosti, ha mandato in onda un servizio girato nel nord della Siria, in una zona liberata dallo Stato islamico (IS, ISIS, ISIL, Daesh-IS). Il servizio mostrava i documenti abbandonati dai terroristi in ritirata e rinvenuti dai combattenti Curdi. Le cifre indicate nelle fatture sono da capogiro e forniscono le prove del commercio di petrolio tra la Turchia e il Califfato.
Poco dopo lo scoppio della guerra siriana, l’ISIS ha messo in piedi un sistema d’interscambio finanziario basato in Iraq per vendere in nero il petrolio iracheno e siriano. Decapitazioni, uccisioni di massa, riduzione in schiavitù, oltre agli attentati in Europa, Asia e Africa erano dunque marketing pubblicitario.

ISIS, il petrolio e la Turchia: RT ha filmato i documenti jihadisti col dettaglio del commercio illegale con Ankara (In Inglese)
Sin dall’inizio, la Turchia, che è stata attivamente impegnata nella guerra siriana, ha ripetutamente negato di aver favorito l’ISIS. Tuttavia, mentre Ankara insisteva di essere nemica giurata del gruppo jihadista, i fatti sul ci raccontano una storia diversa. Diversi testimoni coinvolti nelle attività commerciali dello Stato islamico, che accedevano ai documenti del Califfato, stanno fornendo testimonianze sui militanti stranieri provenienti dalla Turchia, inviati in Siria per unirsi all’ISIS.
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Edifici di frontiera abbandonati, utilizzati dai “doganieri” ISIS nel nord della Siria.
Negli edifici abbandonati, utilizzati dai militanti ISIS come “dogana” di frontiera tra il nord della Siria e la Turchia, sono state rinvenute fatture petrolifere dettagliate. Nella città di Shaddadi, situata nella provincia siriana di Hasakah, che era stata parzialmente invasa dai jihadisti, i circa 10.000 abitanti liberati dai soldati Curdi, hanno consegnato file e documenti commerciali abbandonati durante la fuga. In alcuni file sono stati trovati dati dettagliati delle fatture e i documenti mastri per calcolare costi e ricavi giornalieri di campi petroliferi e raffinerie, con la quantità di petrolio estratto. Tutti i file e documenti recavano il logo dello Stato Islamico in alto a destra.
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Fattura e documenti contabili dello Stato islamico con la specifica del petrolio venduto
I file hanno mostrato report contabili molto professionali del business del petrolio, ogni fattura include il nome dell’autista, il tipo di autocisterna guidata, il peso del veicolo sia pieno che vuoto, il prezzo concordato e il numero della fattura. Una fattura risalente all’11 gennaio 2016, indica in 1.925 i barili di petrolio estratti dal giacimento di Kabibah e venduto per $ 38.342.

Il petrolio inviato in Turchia e i combattenti dell’ISIS transitati attraverso la Turchia

I residenti locali costretti a lavorare per il Califfato nella raffineria di petrolio controllata dai terroristi hanno raccontato dove veniva inviato il petrolio estratto. La gente del posto ha dichiarato che “l’olio estratto veniva consegnato in raffineria per la trasformazione, dopo la trasformazione in benzina, gas e altri prodotti, il prodotto raffinato veniva venduto. I residenti hanno dichiarato che gli intermediari di Raqqa e Aleppo citavano la Turchia come cliente destinatario”
Informazioni sulla connessione tra ISIS e Turchia sono state fornite da un jihadista turco catturato dai curdi che ha dichiarato che il prodotto raffinato era destinato alla Turchia. il combattente ha ammesso che il confine con la Turchia poteva essere attraversato tranquillamente da chi dichiarava di volersi unire al Califfato.
Un soldato curdo ha mostrato diversi passaporti trovati sui cadaveri dei terroristi, i documenti indicavano la provenienza da paesi come Bahrain, Libia, Kazakhstan, Russia, Tunisia e Turchia.
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Passaporti appartenuti ai combattenti dello stato islamico recanti timbri da turchi

La maggior parte dei combattenti stranieri aveva attraverso la Turchia, tutti i loro passaporti contenevano timbri impressi da posti di blocco sul confine turco-siriano. Un membro del YPG curdo, ha inoltre fornito alcune foto scattate di fronte all’Obelisco di Teodosio, oggi nota come Sultanahmet Meydani, un famoso punto di riferimento a Istanbul e foto successive che mostravano gli stessi miliziani armati ed equipaggiati in zone della Siria. Queste sono solo alcune delle prove rinvenute finora, riguardo al coinvolgimento turco. attendiamo nuovi sviluppi.

Luciano Bonazzi

Fonti>
-http://ria.ru/
-https://www.rt.com
-https://www.youtube.com

GEOPOLITICA

Informazioni su Luciano Bonazzi

Writer, traveler, Pastor & Protestant Missionary, I deal with geopolitics, various news, social issues, disabilities. / Scrittore, Viaggiatore, Pastore Protestante Missionario. Mi occupo di Geopolitica, notizie varie, tematiche sociali, disabilità.

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