#Syria Situazione operativa sui fronti siriani del 11-5-2018 – VIDEO


Da Stefano Orsi riceviamo l’aggiornamento dai fronti siriani del 11-5-2018, in condivisione con Sakeritalia.it.

Giorno 5-5-2018

Sacca di Yarmouk

Sacca di Al Yarmouk 5-5-2018

Procede con ottimi risultati l’avanzata siriana.

Come avevamo anticipato, hanno impiegato un giorno e mezzo sui due previsti per riuscire a far cedere la prima linea di difesa, ed un paio giusti per far breccia nella seconda. Le forze Siriane, l’esercito, la Guardia Repubblicana e le milizie palestinesi, partendo dalle posizioni catturate presso il fianco occidentale di Al Ajar al Aswad e da quelle in cui si erano incuneate tra le due sacche dal lato sud, sono riuscite a tagliare in due le forze ISIS.

Da subito è apparso che il gruppo di miliziani rimasto nella sacca sud fosse la parte meno forte, probabilmente anche a corto di munizioni. Hanno ceduto in breve tempo. Oggi l’esercito siriano ha preso il controllo di tutta la sacca sud. Stanno procedendo con le operazioni di rastrellamento e controllo per scovare eventuali nascondigli di miliziani. Molte le bonifiche, tante sono infatti le trappole e gli ordigni esplosivi che i miliziani del califfato si sono lasciati dietro.

La situazione sta evolvendo velocemente a favore degli attaccanti. I miliziani infatti, appaiono sempre più in difficoltà. Prima di tutto le perdite subite e l’impossibilità di sostituirle con dei rimpiazzi, poi le scorte di munizioni, in parte distrutte o sepolte con i bombardamenti ed in parte esaurite dall’intenso volume di fuoco imposto dalle offensive siriane che non danno loro alcuna tregua.

Domani potremmo già assistere ad un ulteriore crollo, che se non sarà l’ultimo. Certo segnerà la fine delle difese ISIS e la completa liberazione del martoriato quartiere di Al Ajar al Aswad e di gran parte di quello di Yarmouk. La sacca rimasta verrà spezzata in altre parti e finita col colpo di grazia.

Dalla vicina, anzi attigua sacca di Yalda e Babbila, quella composta dai miliziani più moderati che hanno accettato la riconciliazione, stanno ricevendo il supporto per l’evacuazione. Oggi sono partiti i primi convogli, tutto sotto la direzione e la garanzia delle forze di contatto russe.

Dalla sacca di Rastan proseguono le consegne dei blindati e delle armi pesanti da parte dei miliziani che si sono arresi, oggi vi sono state anche le partenze di un primo convoglio. Resta il dubbio su un paio di formazioni legate ad Al Qaeda, che pare non intendano arrendersi.

Giorno 6-5-2018

Scene di CQB da Yarmouk, sacca controllata da ISIS a sud est di Damasco. L’esercito siriano si fa strada eliminando i terroristi in uno scenario da incubo per fanteria e carri.

Giorno 7-5-2018

Da parte di Israele è in corso da due giorni una campagna mediatica relativa al rischio di un attacco contro il loro stato. Chiaramente nessuno intende attaccare Israele, nonostante i suoi immotivati e criminali attacchi in Siria. Questo per Israele non è altro che uno strumento preparatorio ad un loro nuovo attacco. Dato il risultato elettorale in Libano, questo attacco si profilerebbe più impegnativo rispetto a quello del 2006, che si risolse nella sconfitta militare di Tel Aviv. Le difficoltà interne di Netanhyau stanno portando nuovi e gravissimi motivi di preoccupazione per la costruzione della pace nella regione.

Aggiornamento flash dai fronti siriani del 9-5-2018

Siria del sud

Le forze terroriste di Israele stanno attaccando nuovamente la Siria.
Questa volta sono state attaccate truppe siriane nel sud della Siria, provincia di Quneitra, con razzi e missili lanciati da Caccia della IAF. E’ stata segnalata immediata risposta al fuoco da parte siriana con lancio di missili antiaerei.


Video SITREP n. 31

Giorno 10-5-2018

Sacca di Yarmouk del 7-5-2018

Sacca di Yarmouk

Sacca di Yarmouk 11-5-2018

Procedono i combattimenti in questa sacca. Ieri ed oggi ci sono state nuove avanzate delle truppe di terra, ormai stanno stritolando le ultime difese ISIS in una morsa di acciaio, carri e piombo dai fucili. Sono terminate le bonifiche dei quartieri già liberati come Al Ajar al Aswad, operazioni delle quali vi posto questo video:

Come vedete i carri sono accompagnati da milizie, anche provenienti dalla sacca della Goutha est. Miliziani che dopo essersi arresi hanno accettato la riconciliazione arruolandosi come formazione ausiliaria, esperimento che ha già prodotto in passato ottimi risultati. Anche nella parte liberata di queste sacche Yarmouk e Yalda-Babbila, molti miliziani hanno richiesto di arruolarsi nell’esercito o come milizia, segno della fiducia nella vittoria siriana in questa guerra.

La resa della vicina sacca ha dato poi modo alle forze siriane di occupare un settore di fronte prima precluso in quanto interno tra le sacche. E’ stato il colpo di grazia per le difese ISIS. Hanno perduto ancora diversi blocchi di palazzi, ritirandosi ormai in un territorio che nella diagonale più corta non supera i trecento metri mentre in quella più lunga i settecento.

Ormai è questione di poco, anche l’esercito siriano procede con maggiore prudenza, il grosso del lavoro è stato svolto ed occorre salvaguardare uomini e mezzi. Nel frattempo i trasferimenti dei miliziani della sacca vicina è stato interamente completato. Torna la bandiera siriana sul palazzo municipale della città di Beith Sam e Babbila:

Con la chiusura di questa sacca l’intera area di Damasco sarà stata bonificata da ogni forma di controllo dei terroristi su qualche settore abitato o non abitato, dopo sette anni Damasco sentirà eventualmente solo il rumore del traffico dei veicoli civili e nessun rumore di guerra vicina.

Sacca di Hama-Homs

La sacca detta di Al Rastan

Sacca di Rastan 11-5-2018

Dopo la resa di questa sacca sono iniziate, in rispetto degli accordi, le consegne delle armi pesanti e medie. Molti altri carri armati in perfetta efficienza sono tornati in pieno possesso dell’esercito siriano, molti missili anticarro di produzione sovietica ed americana e relativi lanciatori, decine i missili, mitragliatori pesanti mezzi corazzati di appoggio e per la fanteria, diversi cannoni campali e senza rinculo. I primi miliziani sono partiti nei giorni scorsi. Successivamente, appena terminati i trasferimenti dei miliziani della sacca vicino a Damasco, proseguiranno quelli da questo settore che si concluderanno nel giro di una settimana massimo.

Quando chiuderemo il sipario su questa sacca, si chiuderà su un settore simbolo della guerra stessa che aveva visto in Hama ed Homs l’inizio dei combattimenti più feroci. Eppure da più di un anno ogni settore delle città era stato liberato, e mai alcuna protesta è sorta tra i cittadini, segno evidente che fossero solo le frange già arruolate per la guerra a muovere le proteste pilotate dei cittadini, che visto il vero volto dei terroristi hanno compreso l’inganno e sono rinsaviti.

Rastan sarà l’ultima sacca rimasta all’interno della Siria. I rimanenti territori occupati sono tutti oltre il fiume Eufrate, occupati dalle truppe USA, Francia ed SDF loro mercenarie. Poi c’è la sacca di Al Tanf, al confine tra Siria, Iraq e Giordania, dove gli USA addestrano altri terroristi. Il settore sud Daraa e Quneitra lungo il confine di Giordania e Golan siriano occupato da Israele. Infine il nord ovest occupato dai miliziani filo-turchi ed Al Qaeda (che si stanno combattendo ferocemente anche in questi giorni) e le forze di occupazione turche che hanno massacrato alcune migliaia di miliziani curdi YPG, in quanto armati dagli USA e che avevano rifiutato di tornare sotto il legittimo governo siriano isolandosi ed esponendo la loro popolazione all’invasione turca, in questo i vertici curdi hanno una responsabilità enorme.

Al Sukhna 10-5-2018

L’offensiva siriana sembra dare i suoi frutti. Dopo i tentativi infruttuosi dell’ISIS delle settimane scorse per recuperare la città di Abu Kamal e attaccare alcuni villaggi lungo il fiume, ora cedono di fronte alle truppe mobilitate per conquistare una fetta di deserto che non si può lasciare oltre in mano ai terroristi. Già metà sacca è stata conquistata in pochi giorni di lente e attente avanzate perlustrando il deserto, presto arriverà la resa dei conti definitiva.

Anche l’aspetto dei rifornimenti che sono giunti loro è questione aperta, la permeabilità dei fronti desertici e la vicinanza col confine iracheno da un lato e con Al Tanf dall’altro pongono quesiti e sospetti per ora insoluti. Nei giorni scorsi un elicottero d’attacco russo KA-52, è precipitato a metà strada tra la sacca e Al Tanf al termine della sua missione

Giorno 11-5-2018

Parliamo oggi della crisi con Israele.

Siti colpiti da israele 10-5-2015

Nelle settimane e mesi scorsi abbiamo seguito e comunicato via via il crescendo delle provocazioni e degli attacchi di Israele in Siria, a volte contro obbiettivi di interesse iraniano, a volte di Hezbollah, a volte e finora per errore solamente siriani. Nelle due ultime settimane le minacce si erano intensificate. Il 7 aprile con il fallito attacco USA contro la Siria, Israele ha avuto il via libera di attaccare ogni obbiettivo ritenuto iraniano in Siria dal presidente americano Trump. Naturalmente hanno predisposto un crescendo di notizie false, che essendo rilanciate dai media occidentali permettono loro di creare il necessario supporto di opinione pubblica ai futuri e più gravi attacchi: Tra il 9 e dieci maggio abbiamo avuto i recenti episodi più gravi dal 2006.

La vittoria del raggruppamento elettorale di Hezbollah che lo vede stretto da una forte alleanza con i partiti AMAL, fondato dall’imam Musa al Sadr e guidato da Nabih Berri (sciita), dal Movimento Patriottico Libero (fondato dall’ex generale cristiano maronita Michel Aoun ), infine il partito Ahbash (partito di ispirazione sunnita). Questo raggruppamento ha ottenuto la maggioranza assoluta del parlamento libanese composto da 128 deputati suddivisi tra musulmani 45% e cristiani 55%. Questo ci pone evidentemente di fronte all’evidenza che Hezbollah oggi non rappresenti più solo un movimento religioso ma tutto il popolo siriano nella sua interezza.

La reazione di Israele non si è fatta attendere, non solo hanno minacciato ulteriormente un loro intervento, ma si preparano alla vera e propria guerra. Il pomeriggio tardi del 9 maggio, batterie di lanciarazzi dell’IDF, forze di difesa israeliane, hanno aperto il fuoco dal Golan siriano occupato contro la provincia di Quneitra in Siria. I razzi sono caduti nelle vicinanza del villaggio di Jabah, una batteria dell’esercito siriano ha risposto al fuoco ed è partita la disinformazione da parte sionista.

Gli israeliani hanno dichiarato, mentendo, che una batteria iraniana avesse fatto fuoco sulle loro postazioni nel Golan costringendo la popolazione a rintanati nei rifugi. La notizia è stata rilanciata come fosse veritiera da parte dei media occidentali, successivamente, stavolta la IAF, forze dell’aviazione israeliane, hanno lanciato circa una 70ina di missili da caccia in volo sul Golan ed il Libano, senza mai entrare nello spazio aereo siriano. La prima salva di missili è stata diretta anche su obbiettivi siriani come una batteria di Pantsir. Si vede bene nelle immagini diffuse da Israele e che allego.

Da quel momento tutti i sistemi antiaerei sono stati messi in allarme e hanno risposto al fuoco tracciando ed abbattendo i missili man mano che si dirigevano verso i settori difesi dai sistemi anti-aerei. Solo bersagli di minima importanza, addirittura un posto di blocco lungo la strada che porta a Daraa, sono stati colpiti, in quanto non rientravano nel settore difeso da alcun sistema di intercettazione.

Il fatto davvero grave è che nei giorni scorsi gli USA hanno ricusato l’accordo sottoscritto con l’Iran per far si che questo Paese rinunciasse a dotarsi di armi atomiche. L’Europa si trova contrapposta, per interessi economici, agli USA, che comunque erano totalmente inadempienti agli accordi presi.

Altra notizia grave. In seguito al voto libanese,si è recato in visita in Libano il Generale Qassim Suleimani, probabilmente per visionare e consigliare le milizie Hezbollah in vista di un eventuale attacco israeliano e per il progetto di unificare l’esercito libanese con la milizia armata di Hezbollah, che si è dimostrata altamente addestrata e motivata, oltre che estremamente efficace durante gli ultimi anni del conflitto siriano. Israele avrebbe chiesto agli USA ed ottenuto, il permesso di assassinare questo generale iraniano, colpevole di fare il suo lavoro di consulente e di elevare l’efficienza delle milizie sciite ed Hezbollah nel combattere il terrorismo in medio oriente. Grave colpa quando il terrorismo serve interessi precisi…

Gli unici paesi che hanno appoggiato questa gravissima aggressione israeliana sono, nemmeno a dirlo, gli USA e dei paesi arabi sunniti, in aria di sponsorizzare massicciamente i terroristi di Al Qaeda e dell’ISIS, Arabia Saudita, Qatar e Bahrein. Le prospettive di una vicina escalation ci sono, cosa possa disinnescarla è chiaro. Come sempre sta alla Russia intervenire per placare le smanie offensive dei vertici israeliani sempre più simili a criminali terroristi.

Il giorno 9 era anche il giorno della Grande vittoria Patriottica, celebrata in tutte le ex repubbliche sovietiche, la vittoria sul nazifascismo e la Germania in particolare.

Celebrazioni che potete vedere nel video qua:

Era presente per la prima volta anche il primo ministro Netanhyau, che notoriamente ha grossi problemi giudiziari in patria, è ipotizzabile quindi che questa continua rincorsa ad una guerra contro l’Iran abbia anche la finalità di allontanare, magari per sempre, il pericolo del carcere. Sicuramente gli incontri a margine avranno dato modo ai due di spiegare le rispettive posizioni e al presidente Putin di immaginare una strategia che riesca a disinnescare i pericoli di un conflitto e riportare al guinzaglio i mastini della guerra.

La presenza iraniana in Siria esiste chiaramente, ma essa per ora è limitata alla consulenza e al sostegno dell’azione bellica siriana contro i terroristi ed ora contro le forze di occupazione di gran parte del Paese. Come sapete la parte ad est del fiume Eufrate è sotto occupazione USA e francese, per tramite di forze mercenarie note come SDF, in parte curde, in parte arabe, sia tribali che ex ISIS. Chiaramente sono presenti anche per garantire l’influenza politica iraniana sulla Siria, cosa che potrà essere gradita al presidente siriano solo fino a che sarà ritenuta utile alla vittoria finale, ma non oltre. La Siria non è un paese che ami essere controllato, come ben hanno imparato USA, Francia GB, Arabia Saudita ed altri dopo aver sperperato miliardi di dollari per armare ed addestrare decine di migliaia di terroristi e distruggere una nazione causando centinaia di migliaia di morti ( sono stati loro stessi ad ammettere più volte nel corso degli anni il loro pieno sostegno, anche militare, a coloro che chiamavano “ribelli”).

Chiaramente quindi, anche per il presidente Assad la presenza iraniana è gradita, ma solo se non eccede nel voler imporre i suoi interessi su quelli prioritari di Damasco. La politica siriana quindi è sempre attenta a mantenersi in equilibrio tra i diversi possibili baratri in cui cercano di farla cadere, Iran da un lato e i ciclopi USA, Israele, Arabia Saudita dall’altro, Bashar al Assad in questo finora, ha saputo mantenere un controllo impressionante. Anche la risposta a questo attacco c’è stata solo nel momento in cui, come abbiamo spiegato, i missili di Tel Aviv hanno colpito obbiettivi siriani.

Per ora quindi possiamo attendere solo gli ulteriori sviluppi di questa crisi sperando che per l’ennesima volta il peso della Russia basti a disinnescare il pericolo di un nuovo enorme conflitto regionale.

Stefano Orsi

Sacca di Al Sukhna

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