#Syria Situazione operativa sui fronti siriani al 27-9-2018


Da Stefano Orsi riceviamo il seguente aggiornamento dai fronti siriani, in condivisione con Sakeritalia.it.

Giorno 16-9-2018

Un’altra settimana è trascorsa, e l’azione bellica principale pare essersi spostata verso oriente.

Vediamo nel dettaglio come siano evoluti i fronti al momento attivi.

Fronte del deserto di Suweida

Battaglia di Al Safa

Continuano le battaglie presso la Montagna nera di Al Safa.

In questo settore operano due brigate, una della 3° Divisione ed una della 10°, che coordinano poi milizie NDF della guardia nazionale, e milizie riconciliate che prima erano nelle FSA della sacca di Daraa e ora combattono a fianco dell’esercito siriano.

La presenza ormai accertata di un numero di miliziani ISIS superiore a quanto stimato in precedenza, circa un migliaio, ci fa comprendere come siano finora riusciti a resistere. Si trovassero in un terreno aperto o collinare normale, non avrebbero speranza, potendo muovere liberamente i mezzi corazzati, le truppe siriane non avrebbero alcun problema nel sopraffare questi gruppi di guerrieri del Califfo, ma la natura vulcanica della montagna rende il terreno impraticabile e impervio. In molti settori i soldati sono costretti ad avanzare a piedi e i problemi di rifornimenti di acqua viveri e munizioni si fanno sentire non appena iniziano gli scontri, sono pertanto costretti a muoversi a piccoli passi, e se non capitolassero all’improvviso le difese nemiche, la battaglia purtroppo si preannuncia oggi come ancora lunga e sanguinosa.

Ad attacchi dell’esercito, ISIS risponde sempre con controffensive e riescono a causare perdite che, sebbene nell’economia generale del conflitto non siano elevate, risultano comunque significative per indurre a maggiore prudenza i soldati. Decine di caduti sono un elemento non secondario e ci dicono quanto ancora siano assetati di sangue gli sgherri del Califfato nero. Combattono infatti una causa ormai persa, mossi da solo fanatismo e sostenuti nello sforzo bellico dal proverbiale Captagon, la droga che permette loro di non avvertire fatica, fame o paura, da dipendenza ma permette loro di resistere in condizione limite ed impossibili per chiunque altro.
https://it.wikipedia.org/wiki/Fenetillina
La presenza in loco, di numerosissime caverne naturali, dovuta alla natura vulcanica della montagna, permette all’ISIS di nascondervi all’interno notevoli scorte di quanto necessita per il sostentamento dei fronti e rispondere agli attacchi. La vicinanza con il territorio occupato dagli Stati Uniti, con base ad Al Tanf, lo ripetiamo, rende evidente come sia evidente che i rifornimenti per questi terroristi siano arrivati proprio da questo settore, così come il gran numero di miliziani che non possono essersi materializzati dal nulla ma siano stati mandati qua dalla loro precedente dimora. Sospettiamo che in precedenza si trovassero nella parte Orientale della Siria, e che durante le operazioni che nei mesi scorsi hanno portato all’eliminazione di una sacca che si trovava tra Al Hasakah e il confine iracheno, parte di essi sia stata inviata in Al Tanf e da qui infiltrata all’interno dei settori liberi della Siria, come vi abbiamo già detto in precedenza. Gli scontri nei pressi di Al Qaryatayn o più di recente presso Palmira, hanno portato elementi a supporto di questa ipotesi, soprattutto la cattura e la confessione di un capo di queste milizie infiltrate testimonia come gli Stati Uniti siano direttamente implicati nella destabilizzazione continua della Siria e siano nemici del processo di pacificazione del Paese.

Sacca di al Sukhnah

Sacca di Al Sukhna 14-9-2018

Un’offensiva con forte supporto aereo è partita pochi giorni fa, anche su questo fronte. Ultimo residuo di ciò che era il Califfato ad ovest del fiume Eufrate, la sacca di Sukhnah ha resistito per troppo tempo su questo lembo di deserto occupato. Più volte ce ne siamo occupati spiegando che non fosse secondario liberarsi del tutto di queste spine nel fianco, che ancora bloccano molte truppe vicino a Deir Ezzour e causano danni ripetuti.

Anche su questo fronte, opposto a quello di Al Safa, abbiamo forti elementi per trovare gli aiuti americani al terrorismo. Tempo fa, ricorderete, una rete di punti fortificati era stata scoperta nel deserto, tra la sacca e la zona occupata dagli USA presso Al Tanf, qui era stato anche abbattuto o precipitato un elicottero d’attacco KA-52 e morti i membri dell’equipaggio. In seguito una operazione condotta dai siriani aveva portato all’occupazione di questi punti fortificati ma ancora di recente nuove presenza ISIS sono state segnalate lungo la fascia di deserto che separa Al Tanf dalla sacca di Al Sukhnah, segno evidente di contatti e rifornimenti ancora attivi.

Ora le forze siriane con supporto aereo massiccio stanno avanzando all’interno della sacca con l’intenzione di separare in due parti le zone occupate dai miliziani ed eliminare le aree residuali una ad una. Nella vicina sacca ISIS ad est del fiume Eufrate, settore di pertinenza delle forze di occupazione USA-Curde e milizie SDF (ex ISIS per la maggiore) è stato catturato un miliziano di cittadinanza italiana, tale Semir Bogana, nome di battaglia Abu Hureyre Al-Muhajir, dal nome sembrerebbe di origine magrebina ma attendiamo ulteriori conferme: Vedremo come procederà questa offensiva.

Idlib

Situazione in Idlib al 16-9-2018

Stiamo osservando una fase di quiescenza, l’offensiva che pareva imminente, non è partita e per lunedì sono attese novità da un incontro che avverrà a Sochi tra il Presidente della federazione russa Putin ed il presidente turco Erdogan. Fino ad allora possiamo ipotizzare che attenderemo gli eventi.

Non saprei quale spazio di trattativa ci sia data la pesantissima presenza di Al Qaeda in questa sacca, circa 50.000 soldati veri e propri, ben addestrati, da agenti occidentali per ripetuti anni, fatto comprovato ed ammesso più e più volte dalle amministrazioni americana e inglese, e molto ben armati con mezzi corazzati e blindati, artiglieria e missili anticarro a profusione. Non sono facili da battere, bene lo sanno i miliziani jihadisti controllati dalla Turchia che combattono con i qaedisti da mesi ma senza riuscire ad averne ragione, anzi spesso sono sconfitti. Senza un intervento diretto siriano non si vede come si possa porre fine a questa guerra sanguinosa: La liberazione della sacca è una necessità non procrastinabile.

Leggo spesso che in questa sacca vi siano, prima 2 milioni di civili, poi 2,5 milioni, infine di recente abbiamo superato i 3 milioni, sono cifre senza senso, non vi erano tanti abitanti neppure prima della guerra, e durante l’avanzata delle falangi jihadiste, moltissimi civili fuggirono verso Latakia o verso la Turchia, a centinaia di migliaia si sono spostati alle periferie di Latakia o in Turchia che ospita circa due milioni di profughi e circa 5 erano nei momenti peggiori della guerra nella provincia di Latakia ancora libera, ma erano provenienti da tutta la Siria. Non si comprende proprio quanti possano essere rimasti in balia dei terroristi, ma di certo sono meno di un milione, cifra elevata ma di certo lontana da quanto affermato dai nostri organi di stampa. Un esempio, le città di Idlib o di Jisr al Shougur, rispettivamente contavano 150.000 e 40.000 abitanti prima della guerra, difficile ritenere che ve ne siano ancora altrettanti oggi.
https://en.wikipedia.org/wiki/Jisr_al-Shughur
https://it.wikipedia.org/wiki/Khan_Shaykhun
https://en.wikipedia.org/wiki/Idlib
Stiamo parlando dei centri abitati più grossi presenti nella sacca. Anche Khan Shaikun non superava le 60.000 anime prima della guerra, quindi non si trova nessun riscontro a un numero tanto alto di abitanti nemmeno guardando a prima del conflitto, figuriamoci oggi, il numero dei miliziani e famiglie spostato qui dalle sacche che si sono arrese, spostati con autobus non arriva a 20.000 complessivi e anche questi sono troppo pochi per giustificare tanta falsità sui numeri.

I miliziani complessivi presenti nella sacca invece, arrivano a circa 100.000 e questi purtroppo sono dati stimati attendibili. Esercito molto temibile.

La preparazione di un attacco chimico da utilizzare per incolpare la Siria procede bene, in settimana sono state denunciate come iniziate delle riprese di filmati legati ai video promozionali da diffondere a supporto di un attacco preordinato, le denunce giunte alle autorità siriane dall’interno della sacca circa la scomparsa di decine di persone civili di cui circa 40 bambini, ci fa temere che le vittime richieste da questa scelta mediatica possano essere molte, e la presenza di vittime in tenera età serva a causare uno shock emotivo molto forte nell’opinione pubblica, al fine di sostenere la necessità di un attacco occidentale che sarebbe molto più forte che nel passato e in cui vittime indicate potrebbero essere il Presidente Assad e la sua famiglia, unico espediente in grado di mutare in extremis quella che si preannuncia come una grande sconfitta dell’occidente che causò la guerra in Siria al fine di ottenere un Regime change sul modello delle primavere arabe e della Libia.

Nel frattempo l’esercito siriano non sta a guardare e la 4° divisione si è dispiegata in ordine di attacco presso le alture a nord della provincia di Latakia con obbiettivo Jisr al Shougur e la prima pare essersi posizionata a nord di Aleppo per rinforzare anche questo settore dove stazionano circa 40000 miliziani fedeli alla Turchia e impiegati nel massacro dei miliziani YPG che controllavano il settore di Afrin, Ricordiamo le più di 3000 vittime solo tra i miliziani curdi.

Situazione al 21-9-2018

Settimana di sorprese belle e brutte, da un lato l’accordo tra Russia e Turchia, i rappresentanti delle fazioni contendenti, Siria e terroristi, che hanno trovato l’equilibrio per fermare, almeno per il momento, la resa dei conti, e dall’altro abbiamo visto l’ennesimo attacco di Israele alla Siria e le tragiche conseguenze che ne sono seguite.

Iniziamo dunque da qui il resoconto degli eventi. Il primo attacco israeliano contro la Siria nel settore di Damasco. Assieme a Sascha di Sakeritalia, ho fatto il punto sulla situazione prima del vertice di Sochi:

Aggiornamento flash dai fronti siriani del 15-9-2018 ore 23.00

Damasco

Un nuovo attacco israeliano si è da poco svolto sopra all’Aeroporto Internazionale di Damasco. Solo alcuni dei missili lanciati sono stati intercettati, altri sono arrivati sul bersaglio, pare si tratti di un carico arrivato dall’Iran: Lunedì si svolse l’incontro a Sochi tra i presidenti russo Putin e turco Erdogan.

Aggiornamento flash sulla situazione siriana del 17-9-2018

Dal colloquio di Sochi, dove si sono confrontati i presidenti turco Erdogan e russo Putin, sarebbe emersa la volontà di creare una zona cuscinetto smilitarizzata, per allontanare la possibilità di scontri armati tra gli eserciti schierati sul fronte attuale. Tale accordo dovrebbe trovare attuazione entro il 15 ottobre. Permangono forti perplessità sulla reale possibilità di attuazione di un simile accordo, perché abbiamo visto come nella realtà questa sorta di accordi, segnino solo un passaggio ad un livello di intensità bellica più soft (modello Donbass) che ad una reale situazione di pace.

Una fascia dai 15 ai 20 Km non risolve il problema del lancio di missili sui centri abitati o su Aleppo. Non risolve l’oppressione dei terroristi sulle popolazioni locali in loro balia, non attenua il rischio di attacchi con droni alle basi russe nella provincia di Latakia. Ci domandiamo, quindi, se si tratti davvero di un espediente volto ad allontanare il rischio concreto di una pericolosa escalation militare in tutto il Medio oriente, preso atto delle pesanti minacce di USA, Francia e GB, minacce che avrebbero potuto realmente concretizzarsi in un attacco pesante, potenzialmente mirato all’eliminazione di Assad e della sua famiglia, un attacco cui la Russia, stavolta, sarebbe stata costretta a rispondere in maniera diretta e dura: Situazione che non vorremmo mai vivere.

Chi ha del buonsenso quindi lo usi ed ecco che spunta un accordo per ritardare l’attacco, accordo di difficile attuazione ma che permetterà un posizionamento e studio migliore della situazione da parte di tutti e una valutazione accurata sul da farsi, da qui al 15 di ottobre potrebbe accadere di tutto. Date le premesse, con tutti i dubbi del caso, si pensava ad un giorno di maggiore serenità, ma è durato poco, verso le 21.00 ore locale, arrivano drammatiche notizie a causa della follia che governa in Israele, sotto potete leggere le considerazioni e gli eventi per come sono stati ricostruiti, nelle primissime ore, la confusione era tale da non permettere una credibile sequenza di eventi, ho atteso e monitorato la situazione fino al giorno dopo prima di esprimermi.

Aggiornamento dai fronti siriani del 18-9-2018

Latakia

Nella notte di ieri, mentre relazionavamo sugli esiti dell’incontro tra i presidenti Erdogan e Putin, il Paese canaglia per eccellenza, Israele, ha attaccato nuovamente il territorio siriano. Attacchi questi, che si susseguono ormai da anni, sempre da loro motivati con necessità di autodifesa, preventiva in assenza di qualunque attacco anche presunto da parte delle vittime della violenza sionista: Come si è svolto l’attacco?

Nelle prime ore a regnare è stata la confusione più totale, nell’incertezza delle informazioni abbiamo deciso di attendere.
Dapprima si sono diffuse voci di lancio di missili da parte di una fregata francese in zona, ho verificato e si trattava della Auvergne, nave di classe Aquitaine di tipo FREMM, produzione condivisa dall’Italia , da noi sono di classe Bergamini. Questa classe di navi è caratterizzata da specializzazione, ognuna di esse ha un compito preciso da svolgere definito al momento dell’armamento, la Auvergne risulta essere specializzata nella caccia ai sottomarini, la sua presenza trova spiegazione nelle recenti esercitazioni russe di inizio mese, con la presenza di alcuni sottomarini classe Varshavyanka di produzione russa, e molto temuti dall’occidente per la loro silenziosità estrema.

La Auvergne quindi ha caratteristiche compatibili con un attacco a terra con missili, ma non è ottimizzata per farlo, così come anche non è ottimizzata per la difesa aerea, difficile immaginare che i francesi la lancino da sola all’attacco. Pertanto mancano conferme di ogni ventilato attacco della NATO contro la Siria, mentre ci sono conferme ridondanti sulla piena responsabilità israeliana. 4 caccia F16 sono arrivati dal mare, dal largo della costa e appena a portata hanno lanciato 6 missili aria-terra cadauno, che sono andati verso i bersagli, le difese siriane e russe non erano attive a piena potenza e sono state attivate quando erano prossimi al bersaglio, una decina almeno di missili sono stati abbattuti dalle difese siriane, ma altri sono andati a bersaglio colpendo alcune installazioni, data l’esplosione secondaria molto potente, si sospetta la presenza di combustibile per missili, o addirittura qualche missile di provenienza iraniana.

La gravità dell’attacco israeliano è stata enorme. In un momento di abbassamento della tensione, con un potenziale accordo da attuare tra la Russia, che tutela la Siria e la Turchia, un attacco simile rischia di far precipitare la situazione. A questo dobbiamo aggiungere altro, allontanandosi dalla costa, i caccia israeliani avrebbero, stando alle precise accuse mosse dal ministero della difesa russo, sovrapposto la loro traccia radar a quella di un aereo di pattuglia russo, un IL-20, la cui presenza era nota e comunicata anche agli israeliani, facendo ciò hanno attirato volontariamente il fuoco dei missili S-200 siriani sul segnale radar dell’aereo russo, che ha un impronta radar molto superiore a quella dei caccia, e provocato così, con atto deliberato, il suo abbattimento da parte di fuoco amico.

Ecco il comunicato, dichiarazione del ministero della Difesa Russo: “Lunedì Sera quattro Jet F-16 Israeliani hanno attaccato Latakia arrivando dal Mediterraneo. I jet israeliani sono arrivati a bassa altitudine creando una situazione di pericolo per altri aerei nell’area. I piloti Israeliani hanno usato l’aereo Il-20 Russo come copertura, facendolo apparire come target alle forse Siriane di difesa aerea. Il Il-20 che ha una sezione radar molto più grande degli F-16 è stato abbattuto da un missile del sistema S-200 Siriano. Il ministero della difesa Russo ha sottolineato come Israele fosse a conoscenza dell’aereo Russo presente nell’area, ma ciò non ha fermato la provocazione Israeliana. Israele ha anche fallito nell’avvisare Mosca dell’attacco, notificandoli solo un minuto prima dell’attacco, non lasciando tempo all’aereo Russo di spostarsi dall’area. La Federazione Russa si riserva di rispondere nei tempi e nei modi che preferisce”

Restiamo ora in attesa dei chiarimenti necessari, dei futuri incontri di spiegazione e scuse e di accordi di compensazione. Nel frattempo almeno 15 militari russi in servizio di pacificazione di un’area di guerra sono stati uccisi dietro diretta responsabilità israeliana. La Marina russa il giorno successivo ancora, ha poi dichiarato e lanciato un avviso NOTAM, per l’inizio di esercitazioni navali improvvise, di fronte alla coste israeliane, ma in acque internazionali, e limitando di fatto la libertà di volo per i militari di Telaviv, i voli sono comunque consentiti facendo capo al controllo di volo di Nicosia, Cipro, indicato sui messaggi NOTAM come coordinamento per il traffico in volo, ma tutti i voli al di sotto dei 19.000 piedi sono fortemente sconsigliati. Chi ha orecchie per intendere intenda, dunque.

Perché questa pressione? La Russia ha formalmente mosso delle accuse di responsabilità ad Israele, non per il diretto abbattimento del volo russo, ma per aver creato la catena di eventi che ha causato l’incidente ed il conseguente abbattimento dell’IL-20, fermo restando che non si prendano in considerazione gli avvisi di lancio dalla fregata francese Auvergne, mai più citati da nessuna delle parti.

Il tg russo che fa il punto sulla situazione.

Su richiesta diretta del governo russo nei confronti di Israele, il comandante delle forze aeree di Telaviv, la IAF, Maggiore generale Amikam Norkin accompagnato da alti ufficiali, ha portato ieri tutta la documentazione ed i dati della missione israeliana al fine di ricostruire con i colleghi russi tutti gli eventi. Difficile che seguano conseguenze pesanti (anche se non escluse) la principale causa della tragedia è da far risalire alla obsolescenza degli apparati della difesa aerea siriana, i cui radar e missili risalgono interamente agli anni 70 se non addirittura agli anni 60, da qui l’assenza di un sistema di riconoscimento IFF (identification friend or foe) che permette ai sistemi di difesa di riconoscere immediatamente i propri velivoli e diminuire i rischi di abbattimento da fuoco amico. L’accusa dei russi è quindi di aver sovrapposto i segnali dei propri caccia a quello molto maggiore , del volo russo dell’IL-20 e averlo fatto identificare come ostile dai siriani, che non erano in quel momento in grado di distinguerlo dagli assalitori.

Cosa farà ora la Russia è l’incognita di queste giornate, i rapporti con Israele sono proficui per entrambi e è difficile immaginare che vengano meno, il pragmatismo russo è proverbiale e lo si vide molto bene dopo l’abbattimento diretto da parte turca di un SU24 russo nell’autunno del 2015, oggi la Turchia è molto più vicina alla Russia che agli USA. Potrebbe invece essere deciso di aggiornare ad uno standard moderno e veramente efficace la capacità di difesa aerea siriana rendendone così maggiore e profondo l’impiego in condivisione e coordinamento con la Russia, ora davvero improbo.

Un possibile arrivo di sistemi in corso di dismissione in Russia come gli S300 o Buk di ultima generazione (sono sistemi non più prodotti) e i radar ad essi connessi, certamente di molto superiori e precisi rispetto a quelli attualmente in dotazione a Damasco, è nelle possibilità e facoltà di Mosca e la difficile posizione di Telaviv potrebbe anche garantire un vantaggio diplomatico per far digerire la pillola a Bibi Netanhiau. I cieli siriani devono essere messi in sicurezza, come anche quelli libanesi spesso, troppo, utilizzati dalla IAF per i suoi attacchi criminali contro la Siria. Questo fattore garantirebbe maggiore equilibrio nei rapporti reciproci e favorire quel dialogo fino ad oggi mancato.

Come sempre, non ci resta che attendere gli eventi, questo pomeriggio rientrerà in patria il maggiore generale Norkin mentre il “blocco” ai voli israeliani, proseguirà fino al 26, ma a loro restano disponibili le autostrade aeree che utilizza sopra alla Giordania nel caso intendesse colpire nuovamente la Siria.

Giorno 26-9-2018

Questi giorni di tensione, come avevamo immaginato e ipotizzato nel video che potete vedere qui sotto,

si sono svolti all’insegna delle minacce da parte israeliana, mescolate a preghiere di desistere da misure di risposta. Cosa ha dunque messo in piedi la Russia per rispondere alle continue aggressioni israeliane che hanno provocato la morte di 15 soldati russi? (anche se indirettamente, le azioni dei piloti sono state probabilmente intenzionali e tese a causare un incidente tra la Siria e la Russia). Le mosse di Vladimir Putin, che aveva annunciato misure a difesa dei soldati in Siria che tutti avrebbero potuto notare, sono state queste.

L’arrivo di altri caccia da attacco e superiorità aerea, 8 Su-35, rinforza il dispositivo riportandolo a livelli passati.

Il-76 Siria

Mezzi russi in arrivo in Siria

Negli ultimi giorni, una serie di voli militari con velivoli da trasporto IL-76 ( https://it.wikipedia.org/wiki/Ilyushin_Il-76 ) ha iniziato la consegna di materiali nuovi e mai utilizzati in Siria finora. Dobbiamo innanzitutto ricordare che la Siria avesse acquistato dalla Russia i sistemi di difesa aerea S-300 e con lo scoppio della guerra, su pressione internazionale e in particolare di Israele, la Russia avesse sospeso la consegna, nonostante ciò, è emerso che il personale siriano, avrebbe seguito comunque in questi anni, un programma di formazione per il suo utilizzo. Fattore, quest’ultimo, che ha permesso oggi, di attuare la consegna dei primi componenti di questo sistema.

Attraverso i voli sono infatti arrivati alla base russa di Khemeimin i primi veicoli che compongono una batteria di S-300, le voci sulla entità reale del numero di batterie e reggimenti resta vago, si parla di 4-6 batterie o di 4-8 reggimenti, e non è propriamente la stessa cosa dire ciò.

S-300 PMU2 surface-to-air defense missile system
Come è composta una batteria di S-300 PMU2 (designazione NATO SA-20 Gargouille)? Innanzitutto una batteria non è il lanciatore, ovvero quel camion sormontato da grossi tubi, no, quello è una delle componenti della batteria, vi sono infatti tre veicoli adibiti a Radar, che hanno funzioni differenti di individuazione e inseguimento (questi radar sono in versione aggiornata e non troppo dissimili da quelli in servizio con i più moderni e sofisticati S400), un veicolo comando, dove sono operatori e i designatori dei bersagli, e poi ci sono i veicoli lanciatori che sono tre, muniti di 4 tubi di lancio, e ciascuno di differenti tipologie di missili a seconda della dei bersagli da colpire, si arriva addirittura a poter ingaggiare missili balistici intercontinentali. Poi c’è il reggimento, che è composto da più batterie in genere sono 4, pertanto ogni reggimento comanda fino a 16 lanciatori per 4 missili cadauno. Inoltre il posto comando è in grado di pilotare anche il lancio delle batterie S200, che sono attualmente la dotazione principale della difesa siriana e delle batterie Buk a medio raggio.

Almaz S-300 PMU2-Favorit

Il sistema S-300 PMU2 è in grado di inseguire fino a 100 bersagli per ogni reggimento dispiegato e designarne 30 da ingaggiare contemporaneamente. La gittata effettiva di questo sistema arriva a circa 200 Km, anche se in talune schede si legge 250-300 Km credo siano stime piuttosto ottimistiche anche se non del tutto escluse, e fino a 25-40 Km di tangenza: Ogni tipo di caccia nemico può quindi essere ingaggiato.

Ma non è tutto, le batterie operano o possono operare, in simbiosi con i comandi russi, ovvero usufruire pienamente della funzione di difesa integrata russa, ricevendo le informazioni sui bersagli da tutti i radar russi presenti in area, navi, caccia in volo e aerei AWACS. Ne consegue principalmente, che a Damasco sarà possibile avere un quadro estremamente preciso di quanto stia accadendo nei cieli non solo sulla Siria ma anche in quelli dei Paesi confinanti, Israele innanzitutto, questo è un fattore di estrema novità per le precedenti capacità di difesa a disposizione della Siria.

Ma non è finita qui.

Oltre ai sistemi S-300 PMU2 è già arrivato in Siria, sempre con voli aerei di IL-76, uno o più sistemi di guerra elettronica Krasukha-4, un jammer che serve ad inibire in un raggio di 150-200 Km l’utilizzo di sistemi GPS o radar anche aviotrasportati AWACS, sono anch’essi basati su supporti mobili ruotati, BAZ ad otto ruote motrici, inibiscono anche le trasmissioni satellitari oltre al sistema GPS, questo nel caso vi fossero squadre a terra di designatori bersagli. Cosa comporta l’utilizzo di questi sistemi, innanzitutto sono già stati adoperati su altri scenari e testati, nelle loro precedenti versioni e con pieno successo, guerra in Serbia e in Iraq la più recente, ricorderete i rapporti su bombe a guida GPS che andavano completamente fuori bersaglio sopra a Bagdad, poi causano una immediata riduzione degli armamenti da selezionare per la missione, i caccia non riescono ad acquisire i bersagli a terra per i loro missili aria-terra e non possono utilizzare bombe a guida GPS, la scelta sostanzialmente si ridurrebbe a bombe a guida laser, ma occorre lanciare molto molto vicini al bersaglio, pochi Km contro i circa 70 per una guida GPS, oppure ricorrere a missili di tipo Cruise a guida inerziale, sistemi dal costo estremamente elevato.

I piagnistei che si levano, oltre che dall’apposito muro di Gerusalemme, anche dalla capitale Telaviv, ben testimoniano le preoccupazioni israeliane, ben inteso, l’IAF è a conoscenza delle capacità del sistema, in servizio fin dagli anni 80, e si è sicuramente anche addestrato in maniera specifica per affrontare quella difesa aerea, resta il fatto che il salto tecnologico che compiranno i siriani è davvero enorme e sa vorranno proseguire nella criminale politica di aggressione finora praticata impunemente, gli scagnozzi di Nethaniau dovranno sudare sette camicie per riportare la loro pellaccia a casa a breve termine. Spero che un avversario meno abbordabile li possa spingere a rivalutare concetti come la pace e il rispetto dei vicini e della vita umana, in maniera più attenta, loro che finora se ne sono dimostrati completamente privi.

Giorno 27-9-2018

Si aggiungono particolari alle forniture difensive in arrivo in Siria, oltre ai già citati S-300 PMU2, arriveranno nuovi lotti degli ottimi e molto efficaci Pantsir-S1, sistemi di difesa di punto in grado di ingaggiare in movimento aerei, elicotteri e missili, già operanti in Siria presso l’SAA e con ottimi risultati, e un ulteriore sistema di difesa a corto e medio raggio, i missili S125-PECHORA-2M , sistema di epoca sovietica, interamente ricostruito negli anni 2000, anche nei software e resi nuovamente temibili contro ogni bersaglio e probabilmente in grado di essere controllati dai sistemi di difesa integrata.
https://en.wikipedia.org/wiki/Pantsir_missile_system
https://en.wikipedia.org/wiki/S-125_Neva/Pechora


Si va dunque completando l’approntamento di un ombrello a più strati che difenderà i cieli siriani dai nemici criminali. Più livelli difensivi dalla lunga distanza fino alla difesa del punto.

Idlib

Gli accordi su Idlib

Cosa sta accadendo in Siria in questi giorni? Abbiamo visto l’annuncio dell’accordo tra Turchia, Russia e Siria sulla sorte di Idlib, ma al momento non vi è alcuna traccia di spostamento di truppe nemiche oltre la zona smilitarizzata che dovrebbe essere pattugliata dalle sole forze militari turche, russe e iraniane. Ci sono stati invece diversi scontri a fuoco di media intensità lungo la linea di contatto, quasi tutti concentrati a nord di Hama.

Non sono certamente mancati gli scontri tra le fazioni di qaedisti e quelle filoturche, ormai in questi mesi ci siamo abituati a queste schermaglie. Intanto il 15 di ottobre si sta avvicinando e ancora non vi è traccia di alcuna attuazione del famigerato accordo tra la Turchia e la Russia. Nessuna formazione jihadista si sta allontanando dietro la zona cuscinetto, non lo fanno loro e nemmeno l’esercito siriano.

Inizio davvero a dubitare che lo si possa fare entro il 15 di ottobre e potrebbe davvero tornare in auge l’opzione militare per risolvere definitivamente la questione di Idlib. Proseguono gli scontri nelle sacche ISIS, si stanno portando in zona rinforzi siriani per risolvere la situazione.

Stefano Orsi

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