#Syria: gli ispettori OPAC indagano, condanna della società civile all’aggressione occidentale


Da verificare se i 30 corpi rinvenuti siano le vittime di un attacco chimico e se la colpa sia di Assad

Dopo giorni di attesa causati dai bombardamenti occidentali, gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) sono finalmente entrati a Duma, nell’area dove è stata trovata una fossa comune. Ora il compito degli ispettori è quello di accertare se le morti siano conseguenza di un attacco chimico. In attesa di responsi, il presidente Vladimir Putin e la cancelliera Angela Merkel, nel corso di una telefonata, hanno rilanciano la via diplomatica, come unica soluzione della crisi: Il presunto attacco chimico a Duma, sarebbe avvenuto il 7 aprile scorso.

La tv di Stato siriana ha documentato l’ingresso degli ispettori dell’OPAC nella cittadina periferica, accompagnati dalla polizia siriana. L’emittente televisiva, ha riferito che i primi rilievi farebbero sospettare l’uso di armi chimiche. Ora, gli esperti verificheranno quale sostanza chimica sia stata impiegata, ma potranno anche indicare con maggior sicurezza “CHI” l’abbia utilizzata.

Immediatamente dopo il presunto attacco di Duma, la polizia siriana aveva affiancato la polizia scientifica russa nelle indagini. I poliziotti russi, dopo il mandato ONU alla Russia, sono incaricati di investigare e documentare i crimini di guerra in Siria. Gli ispettori dell’OPAC, convocati dal governo siriano, hanno potuto operare solo ora, per evitare i rischi di venire uccisi durante i bombardamenti occidentali.

Incredibilmente, gli Stati Uniti hanno manifestato il sospetto che il vero motivo di questo ritardo, sia stato una scusante per ripulire il sito da tracce dell’agente chimico impiegato. Nonostante Mosca e Damasco, siano continuamente accusate di inesistenti condotte aggressive, continuano a rispedire ai mittenti le accuse. Campagne russofobe a parte, la scena del crimine di guerra è costantemente sorvegliata dalla polizia militare russa, che come detto opera su mandato ONU.

Gli attriti internazionali che non si limitano ad odiose accuse, hanno indotto la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, a rispondere, specialmente alle false accuse di Parigi, senza mezze misure: “Chiediamo ai paesi occidentali responsabili dell’attacco illegale in Siria di smettere di manipolare l’opinione pubblica e interferire nel lavoro delle organizzazioni internazionali”.

Tornando al colloquio telefonico intercorso tra Putin e la Merkel, è stata sottolineata “l’importanza di indagini approfondite e imparziali” da parte della missione Opac in Siria. Il presidente russo ha rilasciato questo comunicato: “Entrambe le parti hanno espresso la volontà di promuovere la ripresa degli sforzi politici e diplomatici sul dossier siriano, compresi quelli nei formati di Ginevra e Astana, e di portare avanti i contatti bilaterali in questo senso”.

Le critiche ai raid occidentali su Damasco e le voci contrarie all’aggressione di Usa, Francia e Gran Bretagna

Poche ore dopo il raid di Usa, Francia e Inghilterra sulla Siria, parlando da Piazza San Pietro, Papa Francesco ha fatto appello “a tutti i responsabili politici perché prevalgano la giustizia e la pace”. I cristiani di Siria, nel paese pre guerra erano tollerati e rispettati, condizione ben diversa da quella di altri Paesi islamici, alla luce di questa evidenza, monsignor Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo, intervistato da AgenSir ha dichiarato: “aspettiamo gli esperti per indagare sul presunto attacco chimico a Douma. Intanto cresce la sofferenza della popolazione, che chiede pace e in cambio ottiene bombe e missili. Serve una soluzione condivisa da raggiungere senza menzogne”.

Parole di condanna sono giunte anche da monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo, che ha detto all’Agenzia Dire di non credere alla storia delle armi chimiche usate da Assad e che in Siria “c’è un governo legittimo che sta avendo la meglio su gruppi islamisti terroristi. Proprio allora cominciano a parlare di armi chimiche, sostenendo di voler difendere diritti umani e democrazia. Il risultato è che a pagare sono sempre i civili, i poveri e chi non è in grado di proteggersi. Come cristiani non crediamo nella giustizia di Trump. Aspettiamo quella di Dio”.

Il Generale Leonardo Tricarico sull’Attacco alla 14/04/2018

Oltre alla Chiese Cristiane, anche politici, intellettuali e capi di stato hanno condannato l’iniziativa di guerra di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Prese di posizione contro l’aggressione scellerata, sono arrivate in particolare da Svizzera e Bolivia. Il capo del Dipartimento federale della difesa svizzera Guy Parmelin, ha denunciato che prima di attaccare, i tre paesi coinvolti avrebbero dovuto attendere i risultati dell’inchiesta dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Sempre dalla Svizzera, il capo del Dipartimento federale degli affari esteri Ignazio Cassis, ha sottolineato che non ci sono prove di attacchi chimici da parte di Damasco, ricordando infine che come già accaduto in passato, si sia: “iniziata una guerra con un falso pretesto, come, ad esempio, in Iraq”.

Logica stringente, il j’accuse di Alfio Krancic

Il presidente boliviano Evo Morales ha dichiarato che: “la principale minaccia per la libertà, la democrazia, la madre terra e il mondo sono gli Stati Uniti”. Altrettanto dure le parole del rappresentante boliviano alle Nazioni Unite Sache Lorenti, interpellato dall’ateneo LUISS Guido Carli – Sicurezza internazionale, ha sottolineato che “gli attacchi missilistici, in quanto azione completamente unilaterale, rappresentano una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”, ribadendo la necessità di un’indagine indipendente guidata dalle Nazioni Unite. Nel corso dell’intervista, il diplomatico ha accusato Washington di essersi auto-nominata “investigatore, pubblica accusa, giudice e boia”.

Luciano Bonazzi

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