Syria: Flash update from fronts/Aggiornamento flash dai fronti del 22-10-2017 by Stefano Orsi


Da Stefano Orsi riceviamo un’aggiornamento flash dai fronti siriani del 22-10-2017

Se ancora qualche sprovveduto avesse nutrito qualche dubbio su quale fosse la reale natura e compito delle SDF-YPG in Siria , oggi ne riceverebbe l’ultimo tassello mancante al puzzle delle mosse che passo dopo passo hanno potuto chiarire a cosa servano realmente e quale sia il loro compito in Siria.

Poche ore fa le SDF hanno annunciato che, a seguito dell’accordo di resa e trasferimento delle milizie tribali che avevano in custodia le installazioni petrolifere siriane di OMAR, che da sole contano l’80% delle estrazioni in Siria, sotto la bandiera delle SDF, come già altre hanno fatto passando dall’ISIS direttamente e apertamente a combattere con e per gli Statunitensi, ora anche queste ultime passano armi e bagagli sotto il comando americano, dico direttamente perché , come abbiamo ampiamente evidenziato, moltissime scelte dei comandi ISIS manifestavano in maniera inequivocabile che esistessero solo in funzione anti-siriana e non a favore e per un reale Califfato, la genesi e la crescita di ISIS sembrano intrinsecamente legate agli interessi della politica statunitense in medio Oriente e il passaggio che si è consumato tra ieri ed oggi non è che l’ultimo passaggio che ancora mancava a completare questo disegno.


Dopo la conquista di Mayadin , il passaggio di una testa di ponte siriana oltre l’Eufrate in attesa del ripristino del ponte sul fiume, ecco che di colpo, dopo aver finto di prendere in considerazione una restituzione dei campi di estrazione del gas , mossa consumata pochi giorni fa ricevendo una delegazione russo siriana che ne ha ispezionato la struttura, oggi senza colpo ferire, come già hanno fatto in precedenza in occasione di ogni avanzata YPG-SDF, le milizie del califfato, non solo non combattono, non solo non si ritirano, ma si trasferiscono direttamente sotto il loro controllo cambiando semplicemente la bandiera sui loro mezzi, sostituendo il drappo nero del Levante e dell’Oriente con la bandiera giallo verde dei curdi e delle SDF a formare un color vomito che provoca conati in ogni persona che ne comprenda la reale infima natura.

Ci troviamo di fronte ad una manifestazione del male assoluto, una manifestazione di quel “Patto col Diavolo” che tanto bene ha descritto Fulvio Scaglione nel suo libro (consiglio sempre a tutti di leggerlo in quanto prezioso documento di ricostruzione storica e documentale della attuale situazione in medio oriente). Purtroppo oggi, l’atto di occupazione di questi pozzi petroliferi, è da leggere come una Dichiarazione di guerra delle SDF-YPG alla Siria, e non potrà che essere seguita forse ora, forse in seguito alla distruzione totale del Califfato residuale, i combattenti stranieri, infatti non seguono le mosse delle tribù locali, essi hanno seguito il martirio a Mosul, e a Raqqa si sono arruolati bevendosi in toto la propaganda permessa e consentita dai servizi occidentali per anni, poco importa che poi commettano attentati nei Paesi di provenienza, poco importa ai burattinai se cittadini inermi finiscano massacrati dai loro sgherri, è ben poca cosa nei loro disegni e rispetto all’importanza che danno alla realizzazione dei loro piani.”

A breve la Siria dovrà combattere un nemico più pericoloso dell’ISIS, non perché meglio armato o addestrato, no, ma perché supportato da una finta immagine di forza di pace, immagine imposta dai media occidentali attraverso uno spietato marketing, che ci ha propinato le foto delle soldatesse, sempre carine e ben truccate anche in quella che ci mostravano come prima linea di combattimento, pericoloso perché nuovamente coperto dai media e nascosto nella sua reale natura criminale e terroristica, esattamente come lo fu l’ISIS della prima ora, o in parte la stessa Al-Qaeda ancora oggi. Pericoloso e mortale in quanto vedrà il pieno supporto della coalizione occidentale, che è riuscita e rigenerare gli orchetti ISIS e spostarli sotto un altro “brand”, per poter proseguire la sua missione di demolizione della Siria e del Medio Oriente.

Questo non potrà essere ne tollerato ne accettato. La guerra ormai è certo, proseguirà nei prossimi mesi ed anni, e prenderà nuovamente una piega incerta tutta la regione, proprio ora che poteva essere vicina al ripristino della pace e della sovranità della Siria sul suo territorio. Le forze esterne che agiscono per tramite dei terroristi ancora non sono sazie di morte e distruzione, vogliono ancora sangue e purtroppo lo avranno.

Che i martiri per la pace in Siria possano dare la forza e la saggezza all’Esercito Arabo Siriano di vincere questa difficile guerra che nuovamente si presenta alle porte di Deir Ezzour, e possa la vittoria sorridergli sempre.

Stefano Orsi

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