Svezia: L’inferno estivo delle aggressioni sessuali

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Dal Gatestone Institute, oggi 28 agosto 2016 riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo scritto da Ingrid Carlqvist, Pezzo in lingua inglese, Sweden: Summer Inferno of Sexual Assaults
Traduzioni di Angelita La Spada, adattamenti a cura della redazione.

Svezia: L’inferno estivo delle aggressioni sessuali

-Quasi tutti gli autori delle aggressioni sessuali di gruppo e che sono stati arrestati sono cittadini afgani, eritrei e somali, tre dei quattro più grandi gruppi di immigrati presenti in Svezia che rientrano nella categoria dei “profughi minorenni non accompagnati”.

-Pochi giorni dopo si è scoperto che molti responsabili delle aggressioni sessuali alle donne presenti al festival musicale “Putte i parken” a Karlstad indossavano braccialetti con la scritta “Non palparmi”.

-Molte persone sono rimaste sconcertate nell’apprendere che gli organizzatori del festival musicale Trästocksfestivalen a Skellefteå avevano deciso di predisporre autobus navetta gratuiti per i “profughi minorenni non accompagnati” del posto. Ma non appena il Trästocksfestivalen si è concluso, la polizia ha ricevuto dodici denunce di aggressioni a sfondo sessuale.

-A quanto pare, le ragazze e le donne svedesi devono imparare a convivere con il rischio di essere palpeggiate e stuprate, oppure devono abbandonare gli spazi pubblici. Quest’ultima ipotesi sembra abbastanza conforme a quanto prescritto dalla legge islamica della sharia.

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Sulla scia delle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate a Capodanno nella città tedesca di Colonia, in Svezia è trapelata la notizia che un gran numero di attacchi sessuali è stato compiuto ai danni di ragazze e donne che erano presenti al festival musicale “We Are Sthlm” [abbreviazione di Stoccolma] nel 2014 e nel 2015, ma la polizia e i media avevano insabbiato l’accaduto. Dan Eliasson, commissario nazionale della polizia, ha immediatamente aperto un’indagine per capire l’entità del problema.
A maggio, è stato presentato un rapporto dal titolo “L’attuale situazione relativa alle aggressioni sessuali e proposte d’azione” e le conclusioni sono allarmanti. Quasi tutti gli autori delle aggressioni sessuali di gruppo e che sono stati arrestati sono cittadini afgani, eritrei e somali, tre dei quattro più grandi gruppi di immigrati presenti in Svezia che rientrano nella categoria dei “profughi minorenni non accompagnati”.
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Scene da un festival musicale estivo a Malmö nel 2015… Nella foto a sinistra: Quattro uomini circondano e molestano sessualmente una giovane donna. Nella foto a destra: La polizia arresta un sospetto, mentre le vittime dell’aggressione piangono sullo sfondo. Il fotografo ha segnalato che le ragazze svedesi sono state aggredite da gruppi di uomini “dall’aspetto straniero”.

Il Dipartimento di polizia delle operazioni nazionali (NOA) ha iniziato il report passando in rassegna tutte le aggressioni sessuali compiute ai festival musicali, alle sfilate di carnevale o durante i festeggiamenti di Capodanno che sono state denunciate alla polizia: “Le denunce presentate nel 2015 e nel 2016 hanno mostrato che le ragazzine di 14-15 anni erano le più vulnerabili. Le aggressioni sono state percepite in modo diverso, a seconda del modus operandi [degli aggressori], ma le informazioni fornite nelle denunce mostrano che molte ragazze aggredite sono comprensibilmente devastate e molto ‘instabili dopo le esperienze vissute’. Particolarmente sconcertanti e terribili sono state quelle aggressioni di gruppo, in cui le vittime non solo sono state immobilizzate e ‘palpeggiate’, ma quelle in cui gli aggressori hanno cercato di strappare i vestiti di dosso alle ragazze.
“La maggior parte delle aggressioni sono state compiute da un singolo autore. Nella maggior parte dei casi, esse avvengono in luoghi affollati, la vittima è sorpresa alle spalle e gli aggressori le mettono le mani sotto i pantaloni o sotto le camicette/magliette e cercano di baciarle e immobilizzarle. Poiché la vittima ha lottato per liberarsi o è stata aggredita da dietro, spesso è stato difficile ottenere una buona descrizione fisica del sospettato per poi essere in grado di identificare l’aggressore. In molti casi, le vittime erano in piedi tra il pubblico di fronte a un palco, stavano raggiungendo i loro amici in mezzo a una folla o erano in piedi in compagnia di uno o più amici quando sono state attaccate”.
Sono stati registrati almeno dieci casi di taharrush gamea [che in arabo sta per “molestia sessuale”], in cui gli uomini in gruppo scelgono una vittima e l’aggrediscono. Il rapporto cita Senni Jyrkiäinen, uno studioso dell’Università di Helsinki che studia le relazioni di genere in Egitto: “Il termine taharrush in arabo sta per molestia. Se si aggiunge ‘el-ginsy’ (o solo ginsy) significa molestia sessuale e la parola ‘gamea’ significa ‘gruppo’”.
Il rapporto della polizia descrive così il fenomeno: “In almeno dieci episodi, la vittima era una ragazza sola, talvolta di circa 14-16 anni, a volte di 25-30, che è stata circondata da diversi uomini (5-6 e anche più). In questi casi, alcuni degli uomini hanno immobilizzato la ragazza, mentre altri la palpeggiavano i seni e il corpo, e in un caso qualche uomo ha fotografato l’aggressione. In altri episodi, i perpetratori hanno sbottonato i pantaloni delle ragazze e hanno cercato – in alcuni casi con successo – di toglierglieli prima dell’arrivo degli aiuti. È anche accaduto che diverse ragazze che facevano parte di un gruppo siano state aggredite da un vasto gruppo.
“Pochi sospetti sono stati identificati. Si tratta di cittadini afgani, eritrei e somali. Tutte le indagini sui casi [di aggressioni compiute] a Stoccolma e Kalmar sono state abbandonate per mancanza di prove o per problemi nell’identificare i sospetti”.
Qui di seguito alcuni casi menzionati dalla polizia:
-Una ragazza di 16 anni è stata aggredita da un gran numero di uomini descritti come “stranieri che parlavano male lo svedese”, che hanno cercato di strapparle i vestiti di dosso. Alcuni degli aggressori hanno fotografato l’episodio. La ragazza stava tornando a casa dopo una festa ed era in compagnia del suo fidanzato quando è stata aggredita. Il ragazzo ha assistito all’aggressione.
-Due ragazze sono state aggredite da un gruppo di 10-20 uomini “di origine nordafricana”, di età compresa tra i 15 e i 20 anni.
-Delle molestie sessuali a una ragazza in un parco si sono trasformate in un vero e proprio stupro commesso da un gruppo di uomini. Gli stupratori e la ragazza avevano partecipato alla stessa festa e gli uomini l’hanno seguita quando la giovane se ne è andata.
-Una ragazzina di 12 anni è stata aggredita e ha descritto così i suoi aggressori: “Quattro uomini di età compresa tra i 20 e i 25 anni, che sembravano arabi e parlavano tra loro una lingua straniera, probabilmente l’arabo”. Un giovane passante che è intervenuto è stato picchiato.
-Una ragazza ha dichiarato che mentre era tra i cespugli a fare pipì è stata molestata sessualmente da 12 uomini. I sospetti hanno anche cercato di rubarle il portafogli. “Durante l’aggressione sessuale uno sconosciuto ha afferrato i glutei della vittima, tra le altre cose.”
-Una ragazza di 17 anni che era uscita da un centro commerciale è stata inseguita e fermata da tre “ragazzi africani” che l’hanno aggredita stringendole i glutei così forte da strapparle i pantaloni.
-Una ragazzina di 13 anni con difficoltà di apprendimento è stata avvicinata da “4-5 ragazzi” che parlavano svedese con un accento particolare. Uno alla volta le hanno afferrato e palpeggiato “il seno e le natiche”.
-Mentre una ragazza aspettava il treno è stata circondata da sei giovani di età compresa tra i 15 e i 17 anni, di “origine straniera”. L’hanno spintonata dicendole in svedese cose oscene e l’hanno minacciata. All’arrivo del treno gli aggressori si sono dileguati.
-Una ragazza è incappata in un gruppo di una decina di uomini di circa 18-20 anni. Quattro di loro l’hanno afferrata per il maglione e la tenevano per un braccio mentre gli altri tre le toccavano il corpo e i seni. La ragazza ha urlato per chiedere aiuto, cercando di opporre resistenza e gli ha chiesto inutilmente di fermarsi. Alla fine, è riuscita a liberarsi.
-Una ragazza che si trovava su un treno è stata molestata con gesti osceni da un gruppo di nove uomini, di circa 25 anni, che hanno cercato di bloccarle la strada, quando è scesa dal treno. La vittima ha detto nella denuncia che nessuno di loro parlava svedese: “Potevano essere afgani”.
-Una ragazza è stata circondata su un treno da otto uomini che le hanno messo le mani addosso. Due di loro hanno iniziato a toccarle le cosce e le parti intime. Quando la vittima ha estratto dalla borsa una bomboletta di spray urticante, gli aggressori si sono allontanati. Gli uomini avevano tutti più di 25 anni ed erano di origine straniera.

Per quanto riguarda le aggressioni sessuali nelle piscine pubbliche, nel rapporto si legge che nel 2015 ci sono stati 123 episodi. L’86 per cento dei sospettati aveva meno di 20 anni, e la maggior parte di questi aveva circa 15-16 anni: “Nell’80 per cento delle aggressioni avvenute nelle piscine pubbliche, i perpetratori hanno dichiarato o sono risultati essere di origine straniera. La maggior parte non aveva il numero di previdenza sociale svedese e i denunciati hanno detto di appartenere a gruppi di ragazzi richiedenti asilo”.
Gli episodi chiari e raccapriccianti di cui parla il rapporto della polizia non hanno però lasciato alcun segno sul dibattito pubblico svedese. Le femministe parlano di “uomini” che compiono aggressioni sessuali. A gennaio, ad esempio, Karen Austin, che è stata a capo di un gruppo di lavoro del governo sui giovani e la violenza, ha scritto un articolo sul sito web della televisione pubblica svedese sul perché la cultura e la religione non hanno (pressoché) alcuna rilevanza quando si tratta di aggressioni sessuali.
“Gli uomini svedesi hanno una serie migliore di cromosomi rispetto al resto degli uomini del mondo?”, si è chiesta la Austin retoricamente.
Barbro Sörman, un esponente del Partito della Sinistra di Stoccolma, ha scritto su Twitter all’inizio di luglio che in realtà è peggio quando a stuprare sono gli uomini svedesi rispetto a quando gli stupratori sono uomini stranieri: “Gli uomini svedesi che stuprano lo fanno nonostante siano stati educati ai valori della parità di genere. Essi operano una scelta attiva. Il che, a mio avviso, è peggio”.
In seguito, Sörman si è pentito del suo tweet, ma ha continuato a sostenere che anche gli uomini svedesi devono essere controllati: “Bisogna vedere cosa vi spinge a non essere uguali e a commettere abusi nella nostra società, nonostante essa sia basata sull’uguaglianza”.
Dopo che il commissario nazionale della polizia Dan Eliasson ha letto il rapporto, il 28 giugno ha trovato una “soluzione” che ha fatto sussultare gli svedesi: un braccialetto con la scritta “Non palparmi”. Eliasson ha spiegato così l’iniziativa: “La polizia prende molto seriamente le aggressioni sessuali, soprattutto quando sono coinvolti i minori. Questo reato è naturalmente molto offensivo e tutta la società deve contrastarlo. [Con i braccialetti] possiamo puntare i riflettori su tale questione e incoraggerà le vittime a denunciare il crimine”.
Pochi giorni dopo si è scoperto che molti responsabili delle aggressioni sessuali alle donne presenti al festival musicale “Putte i parken” a Karlstad indossavano braccialetti con la scritta “Non palparmi”. È successa la stessa cosa al Bråvalla Festival. Lisen Andréasson Florman, responsabile operativo dell’organizzazione senza scopo di lucro, Nattskiftet, aveva incaricato 50 volontari di sorvegliare la zona durante le tre serate del festival. Nonostante questo, la stessa Florman ha subito un’aggressione. La donna ha raccontato all’agenzia di stampa svedese TT di essere stata circondata da tre uomini che hanno agito in modo “assolutamente disgustoso”.
“E questi tre uomini indossavano quei braccialetti con la scritta ‘Non palparmi’. È stato completamente surreale.”
E così via dicendo. Le aggressioni sessuali perpetrate alle rassegne festival musicali estive si sono susseguite. Molte persone sono rimaste sconcertate nell’apprendere che gli organizzatori del festival musicale Trästocksfestivalen a Skellefteå avevano deciso di predisporre autobus navetta gratuiti per i “profughi minorenni non accompagnati” del posto.
Tuttavia, il patron del festival Nils Andrén non è riuscito a capire le critiche mosse contro i bus gratuiti e ha detto che il motto del festival è “accessibilità” e che ai nuovi arrivati potrebbe sembrare costoso il prezzo del biglietto di un pullman. Ma oltre a offrire la corsa gratuita, gli organizzatori hanno fatto stampare i manifesti dell’evento in persiano, arabo e tigrino. Essi hanno anche detto che erano “orgogliosi di essere il primo festival musicale della Svezia che incoraggia un notevole aumento nel pubblico di migranti arrivati da poco nel paese”.
Ma non appena il Trästocksfestivalen si è concluso, la polizia ha ricevuto dodici denunce di aggressioni a sfondo sessuale.
La polizia ha concluso il rapporto proponendo varie misure per prevenire e vagliare le aggressioni sessuali ai danni di minori ai raduni pubblici. Qui di seguito, i provvedimenti a grandi linee:

-Un’attività preventiva attraverso la prevenzione situazionale del crimine.
-Costruire una solida base per la cooperazione tra comuni e organizzatori.
-Attuare un modello ricorrente per la cooperazione per quanto concerne la delega di azioni e responsabilità.
-Misure dirette basate su un’analisi delle cause.
-Creare “centri di contatto congiunti” durante gli eventi pubblici.
-Fare una corretta analisi della situazione in tempo utile.
-Muovere i primi passi per assicurare i responsabili alla giustizia inviando gli investigatori sulla scena del crimine.
-Indagini giudiziarie per stabilire se i nuovi modus operandi dei criminali costituiscono circostanze aggravanti.
-Nel rapporto, gli investigatori non dicono che i politici dovrebbero adottare delle misure per garantire che la Svezia accolga meno richiedenti asilo provenienti da paesi in cui il taharrush gamea è una pratica comune. A quanto pare, le ragazze e le donne svedesi devono imparare a convivere con il rischio di essere palpeggiate e stuprate, oppure devono abbandonare gli spazi pubblici. Quest’ultima ipotesi sembra abbastanza conforme a quanto prescritto dalla legge islamica della sharia.
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Ingrid Carlqvist è una famosa giornalista che vive e lavora in Svezia, recentemente ha cessato la sua collaborazione col Gatestone Institute. Al momento non conosciamo le ragioni, ma in Svezia e più in generale in occidente, è vittima di censura e attacchi personali: cercheremo di restare collegati alla giornalista. (N.D.R.)

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