Perché USA, ISIS e Arabia Saudita sono pericolose per l’Asia e non solo

Perché USA, ISIS e Arabia Saudita sono pericolose per l’Asia e non solo

Dalla fine del secondo dopoguerra, i conflitti religiosi in Asia ed Estremo Oriente, sono stati scarsi e di basso livello. Nell’area musulmana di Mindanao, nel sud delle Filippine, alla frontiera della Birmania e più a sud in Thailandia, gli episodi di violenza hanno dato luogo a successivi periodi di stabilità, tra le religioni tradizionali e l’Islam. Va sottolineato che i musulmani asiatici rappresentano l’espressione più moderata dell’Islam. La stabilità interreligiosa dell’Asia, è stata fondamentale il suo straordinario sviluppo economico, e fattore primario di crescita economica del continente negli ultimi dieci anni.

©wwwedition.cnn.com

Ora, gli statunitensi vorrebbero rallentare la Cina, prima potenza economica mondiale e lo fanno cercando di destabilizzare le aree più vulnerabili dell’Asia orientale, cioè infiltrandovi l’ISIS. Lo Stato Islamico, creato e finanziato da Stati Uniti e Arabia Saudita, non aveva ragion d’essere nell’estremo oriente, invece, è improvvisamente arrivato nelle Filippine e in Indonesia: nazioni che non farebbero nemmeno parte del Califfato Storico.

Il presidente filippino Rodrigo Duterte

L’ISIS, si è dunque infilato nel conflitto tra Manila e la regione di Mindanao, mettendo a rischio il governo del presidente Rodrigo Duterte, intenzionato a cacciar fuori dalle Filippine gli USA e che intrattiene ottime relazioni con Mosca e Pechino. A fronte della minaccia islamista, Duterte è stato obbligato a dichiarare la legge marziale a Mindanao, dopo che l’intelligence filippina aveva trovato le prove del coinvolgimento del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi negli attacchi al suo paese.

L’ISIS sta creando problemi anche in Indonesia, il più grande paese dell’Asia sud-orientale, musulmano all’80%, dove i terroristi hanno rivendicato la responsabilità di un recente attacco terroristico, collegato alla rinascita del fondamentalismo islamico. La nuova impostazione fondamentalista indonesiana, ha eliminato di fatto Basuki Tjahaja Purnama detto Ahok, popolare governatore uscente a Jakarta e di etnia cinese, condannandolo a due anni di reclusione per blasfemia. I Sauditi, con l’aiuto degli USA, stanno quindi esportando con successo la loro visione estremista dell’Islam anche nel Sud-Est asiatico.

Come riferisce il Boston Globe, molti studenti indonesiani frequentano una delle 100 scuole finanziate dall’Arabia Saudita in Indonesia e pregano in una delle 150 moschee costruite nel paese dai Sauditi. Agli studenti più promettenti vengono assegnate borse di studio per accedere agli studi superiori in Arabia Saudita. Terminato il periodo scolastico in Arabia Saudita gli studenti tornano in patria talmente radicalizzati, da influenzare la società indonesiana e pronti a gesti estremi, compreso il martirio.

Le vittime italiane della strage di Dhaka in Bangladesh. ©www.lastampa.it

A tal proposito, ricordiamo i terroristi bengalesi di Dhaka, che torturarono a morte 11 italiani, 7 giapponesi e un americano, per il solo fatto che non conoscevano i versetti del Corano; quei giovani erano benestanti e avevano studiato o vissuto in Indonesia. Per quell’atroce episodio, ricorriamo direttamente alla nostra memoria, avendo oltretutto conosciuto alcune delle vittime italiane. Ebbene, parte di queste simpatizzavano per l’Islam ed erano tra i promotori d’una denuncia per istigazione all’odio razziale, nei confronti di Maurizio Belpietro. Il giornalista bresciano, su Libero del 13 novembre 2015, aveva infatti titolato “Bastardi islamici”, con riferimento alla strage del Bataclan di Parigi. Ironia della sorte, Belpietro è stato rinviato a giudizio, e parte dei denuncianti sono morti per mano di terroristi islamici.

Premesso che, come abbiamo più volte dimostrato in questo blog, USA e ISIS si muovono di concerto. I terroristi vengono inviati in un territorio, dove commettono attentati e violenze, quando l’opinione pubblica mondiale mostra disgusto per le loro azioni, arriva l’esercito degli Stati Uniti col pretesto di combatterli. Quando gli statunitensi giungono nel paese “minacciato”, lo occupano in nome della sicurezza, sostituiscono il governo legittimo con uno compiacente e s’appropriano delle risorse del paese.

©www.ilnodogordiano.it

Gli Jihadisti, divenuti inutili, vengono poi trasferiti in un nuovo territorio da destabilizzare. Questo è successo e succede in Iraq, Siria, Libia, Cecenia, Afganistan, nelle Filippine e Indonesia, parzialmente in Bangladesh e in futuro, probabilmente in Cina e Birmania-Myanmar. Per quanto ringuarda la Cina, si tratterà di competizione economica, mentre il Myanmar sarà probabilmente coinvolto per le politiche promosse dalla signora Aung San Suu Kyi, che in veste di Consigliere di Stato, ha riallineato Yangon a Pechino.

EurAsia

Le nazioni e i popoli Asiatici, d’ora in avanti, dovranno esercitare la massima fermezza per far fronte alle ingerenze di USA, ISIS e Arabia Saudita, sforzandosi di lavorare in sinergia per respingere intrusioni e ingerenze imperialiste nei singoli stati. Se gli USA riusciranno portare caos, instabilità e terrorismo islamico in Asia, le conseguenze economico-geopolitiche non solo faranno collassare l’intera regione, ma destabilizzeranno tutta l’Eurasia. Da parte nostra, sottolineeremo fino alla nausea, che gli Stati Uniti sono l’elemento alieno nel nostro grande continente culla della civiltà, esteso dall’Oceano Atlantico, fino all’Oceano Pacifico: Yankee go home!

Luciano Bonazzi

Ispirato dall’articolo Why ISIS, Saudi Arabia and the USA are Dangers to East Asia critto da THOMAS HON WING POLIN

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