Perché i cristiani lasciano la Terra Santa?

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Dal Gatestone Institute, oggi 24 aprile 2016 riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo scritto da Lawrence A. Franklin, Pezzo originale in lingua inglese, Why Are Christians Leaving the Holy Land?
Traduzioni di Angelita La Spada, adattamenti a cura della redazione

Perché i cristiani lasciano la Terra Santa?

-Quelli che incolpano di riflesso la parte sbagliata per gli atti criminali commessi sono disinformati o in malafede.

-La triste verità è che nei territori palestinesi i cristiani sono costretti a vivere come dhimmi – cittadini di seconda classe che sopravvivono soprattutto grazie alla tassa di protezione che sono tenuti a pagare per comprare la loro sicurezza quotidiana. Questi cittadini a malapena tollerati esistono solo perché sono preda dei capricci e a servizio della maggioranza musulmana al potere. La discriminazione attuata dagli arabi musulmani contro i non musulmani annovera un comportamento economico e socialmente pregiudizievole che rende impossibile o difficile per gli arabi cristiani gestire un’attività commerciale redditizia, impedendo anche che le loro famiglie siano pienamente integrate nella società.

-È inoltre opportuno che i cattolici sollevino con le autorità vaticane la questione dell’immagine di fede che monsignor Twal continua a dare in Terra Santa: chi egli serve per primo, Dio o l’uomo?

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Nessun uomo di buona volontà, soprattutto cattolico, vuole accusare un membro di spicco della propria fede religiosa di essere deliberatamente bugiardo. Raramente si rinviene la verità nella narrazione pubblica palestinese. Ma nel caso di monsignor Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, che ha falsamente accusato Israele dell’attuale ondata di violenza palestinese contro i civili israeliani, è quanto mai evidente dalle palesi e costanti critiche allo Stato d’Israele che egli è mosso da un pregiudizio politico.
Twal ha dichiarato che la presunta “occupazione” di Israele della “Palestina araba” è la causa della violenza omicida che ha colpito i civili israeliani per mano degli aggressori arabi – “dimenticando”, a quanto pare, che gli ebrei vivono nella regione da quasi 4000 anni. Egli pare abbia anche dimenticato che i leader dell’Autorità palestinese (Ap) esaltano questi atti di “resistenza” dall’autunno 2014. Come può Twal ignorare il fatto che i media palestinesi magnificano questi attacchi a colpi di coltello come fossero “gesta gloriose”. Infatti, nelle scuole palestinesi, gli aggressori vengono salutati come eroi.
Mentire apertamente fa anche parte delle campagne di propaganda dell’Ap e Hamas. Il leader dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha dichiarato che un ragazzo palestinese, che era stato investito da un’auto dopo aver accoltellato un bambino israeliano, è stato giustiziato dalle truppe israeliane quando si era saputo che il responsabile dell’attacco era vivo e ricoverato in un ospedale israeliano.
La posizione di monsignor Twal pare essere motivata dalla fedeltà ideologica a una causa politica, anziché essere quella di un pastore che provvede ai bisogni spirituali del suo gregge. Anche se il patriarca si preoccupa solo dei bisogni fisici dei suoi fedeli, si potrebbe pensare che la sua attenzione sia concentrata sulla reale preoccupazione primaria delle comunità cattoliche di Terra Santa, vale a dire la sicurezza. Twal ha anche “dimenticato” la ragione fondamentale della fuga dei cristiani dalle zone palestinesi: la causa principale di questa tendenza negativa è l’intolleranza islamica verso le minoranze religiose e non l’occupazione israeliana dei territori palestinesi.
Twal avrà grosse difficoltà a trovare molti cristiani palestinesi disposti ad accusare Israele o l’operato delle Forze di difesa israeliane (Idf), additandoli come causa della emigrazione cristiana. Sono già parecchi quelli che se ne sono andati, traferendosi in Israele, dove possono professare la loro fede senza restrizioni. Migliaia di cattolici ora lavorano in Israele, dove godono di piena libertà religiosa. Basta vedere quanto sia difficile trovare un posto a sedere nelle messe domenicali celebrate nelle gremite chiese cattoliche di Tel Aviv.
La triste verità è che nei territori palestinesi i cristiani sono costretti a vivere come dhimmi – cittadini di seconda classe che sopravvivono soprattutto grazie alla tassa di protezione che sono tenuti a pagare per comprare la loro sicurezza quotidiana. Questi cittadini a malapena tollerati esistono solo perché sono preda dei capricci e a servizio della maggioranza musulmana al potere.[1] La discriminazione attuata dagli arabi musulmani contro i non musulmani annovera un comportamento economico e socialmente pregiudizievole che rende impossibile o difficile per gli arabi cristiani gestire un’attività commerciale redditizia, impedendo anche che le loro famiglie siano pienamente integrate nella società. Perché Twal, presidente dell’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa, non si sente in dovere di denunciare pubblicamente questa intolleranza da parte degli estremisti islamici? Non facendolo, sembrerebbe pregiudicare il suo ruolo di guardiano dei diritti dei cristiani cattolici di Terra Santa. Di conseguenza, il governo israeliano potrebbe nutrire poca considerazione per sue legittime preoccupazioni come la deturpazione dei beni di proprietà della Chiesa da parte dei giovani ebrei anticristiani.
È inoltre opportuno che i cattolici sollevino con le autorità vaticane la questione dell’immagine di fede che monsignor Twal continua a dare in Terra Santa. Lo stesso comportamento di Twal potrebbe aiutare i cattolici a capire chi egli serve per primo: Dio o l’uomo? Non c’è traccia di gratitudine da parte del patriarca dopo che le IDF lo hanno salvato da una folla di palestinesi musulmani che lo deridevano e scagliavano pietre contro la sua auto a Betlemme, lo scorso Natale. Ed egli non vuole ammettere che l’unico motivo per cui questi luoghi santi cristiani sono sicuri per i pellegrini è dovuto al fatto che essi sono protetti dallo Stato di Israele, e non dall’Autorità palestinese. Tutto ciò che dobbiamo fare è osservare come i luoghi santi cristiani sono stati demoliti in tutto il Medio Oriente, per renderci conto che senza la protezione di Israele dei luoghi santi cristiani di Gerusalemme e Betlemme, a un certo punto, non esisterebbero più i luoghi santi cristiani!
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Monsignor Fouad Twal, il patriarca latino di Gerusalemme (foto a destra), diffama costantemente Israele, i cui soldati lo hanno salvato quando è stato oggetto di una sassaiola da parte di una folla di palestinesi musulmani, a Betlemme, nel dicembre 2015. Nella foto a sinistra, un gruppo di palestinesi musulmani della zona di Betlemme, e tra essi alcuni uomini vestiti da Babbo Natale, lancia pietre contro i soldati israeliani, al grido di “Allahu Akbar”, il 18 dicembre 2015.

Sono numerosi gli esempi che illustrano il motivo per cui i leader cristiani hanno il dovere di esprimere pubblicamente la propria gratitudine agli addetti alla sicurezza israeliani. Ad esempio, durante l’occupazione nel 2002 della Basilica della Natività, a Betlemme – ora sotto il controllo musulmano – da parte di oltre 200 terroristi palestinesi armati, le Forze di difesa israeliane agirono con notevole moderazione per evitare il rischio di danneggiare un importante luogo sacro cristiano. Dopo 39 giorni di occupazione, il governo israeliano dette seguito ai desideri del Vaticano, permettendo agli occupanti di lasciare indenni Betlemme.[2] Dopo l’uscita dei terroristi occupanti e il rilascio degli ostaggi, nella Basilica furono rinvenuti numerosi ordigni esplosivi. Inoltre, altari, arredi e oggetti religiosi vennero trovati cosparsi di urina, mozziconi di sigaretta ed escrementi umani.
Proprio il mese scorso, una serie di assalti sono stati lanciati da terroristi palestinesi nei pressi della Porta di Damasco. Dopo uno di questi attacchi, il 14 febbraio, le guardie di frontiera israeliane hanno ucciso due terroristi di Nablus che si erano infiltrati a Gerusalemme. L’obiettivo dei terroristi era probabilmente un gruppo di ricchi pellegrini americani che si stavano godendo un happy hour, affollandosi nell’atrio del complesso Notre Dame che ospita i pellegrini, ignari del pericolo a poca distanza da loro. Questi pellegrini cristiani potrebbero essere grati alla sottile linea di israeliani che li ha protetti.

E lei, quanto gliene è grato, monsignor Twal?

Lawrence A. Franklin è stato il responsabile del desk per gli affari iraniani per il segretario alla Difesa Rumsfeld. Egli ha servito anche nell’esercito statunitense ed è stato colonnello dell’Air Force Reserve e attaché militare in Israele.

GEOPOLITICA

Informazioni su Luciano Bonazzi

Writer, traveler, Pastor & Protestant Missionary, I deal with geopolitics, various news, social issues, disabilities. / Scrittore, Viaggiatore, Pastore Protestante Missionario. Mi occupo di Geopolitica, notizie varie, tematiche sociali, disabilità.

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