Palestinesi: Quando la “Montagna di Fuoco” erutterà

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Dal Gatestone Institute, oggi 30 agosto 2016 riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo scritto da Khaled Abu Toameh, Pezzo in lingua inglese, Palestinians: When the Mountain of Fire Erupts
Traduzioni di Angelita La Spada, adattamenti a cura della redazione.

Palestinesi: Quando la “Montagna di Fuoco” erutterà

-L’Autorità palestinese sta pagando il prezzo di aver ospitato, finanziato e incitato i membri di bande armate e miliziani che fino a poco tempo fa erano salutati da molti palestinesi come “eroi” e “combattenti della resistenza”.

-Il sogno di Hamas di estendere il proprio controllo alla Cisgiordania ora sembra più realistico che mai, a meno che Mahmoud Abbas non si svegli e si renda conto di aver commesso un grosso errore autorizzando le elezioni amministrative.

-Il sangue versato a Nablus e in altre città palestinesi è la prova che Abbas sta per perdere il controllo della Cisgiordania, proprio come nel 2007 dovette cedere Gaza a Hamas. In una riunione di emergenza convocata il 25 agosto a Nablus, diversi esponenti e fazioni palestinesi hanno concordato sul fatto che nelle attuali circostanze è impossibile tenere le elezioni.
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Qualche ora dopo che gli agenti di sicurezza avevano linciato un detenuto, il presidente dell’Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas ha esortato gli imprenditori palestinesi che vivono all’estero a sostenere l’economia palestinese investendo nei Territori palestinesi. Egli ha dichiarato che l’Ap sta “lavorando per garantire la sicurezza necessaria per incoraggiare gli investimenti”.
Secondo Abbas, “i Territori palestinesi vivono in una condizione di stabilità dal punto di vista della sicurezza, a cui stiamo lavorando a favore dei residenti e degli investitori, garantendo il rispetto dello stato di diritto e aumentando la trasparenza e la responsabilità”.
Deve essere bello creare la propria realtà, soprattutto se l’autentica realtà dei fatti è quella dell’81enne Abbas.
Nel suo discorso pronunciato davanti agli imprenditori, Abbas non ha fatto alcun riferimento all’ultima ondata di “caos nella sicurezza” nelle zone controllate dall’Ap in Cisgiordania, in particolare a Nablus, la più grande città palestinese.
Cinque palestinesi, tra cui due poliziotti dell’Autorità palestinese, sono stati uccisi durante uno dei peggiori episodi di violenza intestina che ha colpito la Cisgiordania negli ultimi anni. Abbas dunque sta prendendo in giro gli imprenditori o spera che essi siano sordi e ciechi come lui.
La violenza scoppiata a Nablus non sorprende chi ha seguito attentamente la situazione in Cisgiordania negli ultimi mesi.
In effetti, scene di illegalità e “caos nella sicurezza” costituiscono la norma in molte città, villaggi e campi profughi, segnale questo che l’Ap potrebbe perdere il controllo delle bande armate e delle milizie. I palestinesi parlano di falatan amni o “caos nella sicurezza”. Un articolo pubblicato sul sito del Gatestone a giugno menziona un numero sempre maggiore di episodi di anarchia e illegalità nelle zone della Cisgiordania che sono sotto il controllo dell’Autorità palestinese, Nablus in primis.
Nablus è stata ribattezzata dai palestinesi come la “Montagna di Fuoco”, un riferimento agli innumerevoli attacchi armati condotti dal 1967 dagli abitanti della città contro gli israeliani. Ma quanto è accaduto di recente nella città cisgiordana mostra con quale facilità l’incendio bruci il piromane. L’Autorità palestinese sta pagando il prezzo di aver ospitato, finanziato e incitato i membri di bande armate e miliziani che fino a poco tempo fa erano salutati da molti palestinesi come “eroi” e “combattenti della resistenza”. Com’era prevedibile, la maggior parte di questi “fuorilegge” e “criminali” (come li descrive l’Ap) è legata a diverso titolo a Fatah, la fazione di Mahmoud Abbas.
Ora la “Montagna di Fuoco” minaccia di trasformarsi in un vulcano che sta per eruttare davanti ad Abbas e al governo dell’Autorità palestinese.
La situazione dei giorni scorsi a Nablus solleva seri interrogativi sulla capacità dell’Ap di attuare le misure di sicurezza più elementari e contenere le bande armate e i miliziani. Inoltre, la violenza senza precedenti ha ulteriormente distrutto la fiducia dei palestinesi nell’Autorità palestinese e i suoi leader in vista delle elezioni amministrative, fissate per l’8 ottobre.
Il sogno di Hamas di estendere il suo controllo alla Cisgiordania ora sembra più realistico che mai. Stando così le cose, Abbas offrirebbe la Cisgiordania a Hamas su un piatto d’argento, a meno che egli non si svegli e si renda conto di aver commesso un grosso errore autorizzando le elezioni amministrative.
E la delegazione di imprenditori che ha incontrato Hamas? Si potrebbe immaginare che essi siano abbastanza furbi da evitare investimenti destinati all’insuccesso. Nablus farà sicuramente al caso loro: probabilmente spariranno dal caos dei territori controllati dall’Autorità palestinese.
Le cose sono diventate evidenti quando il 18 agosto, nella città vecchia di Nablus, due membri delle forze di sicurezza dell’Autorità palestinese, Shibli bani Shamsiyeh e Mahmoud Taraira, sono stati uccisi in uno scontro con uomini armati.
Ore dopo, poliziotti dell’AP hanno colpito a morte due uomini armati palestinesi accusati di essere coinvolti nell’uccisione degli agenti delle forze di sicurezza. I due sono stati identificati come Khaled Al-Aghbar e Ali Halawah. I familiari di uno dei due uomini hanno accusato l’Autorità palestinese di aver compiuto un’esecuzione sommaria, affermando che i loro congiunti sono stati catturati vivi e solo in seguito uccisi. Hanno anche chiesto l’istituzione di una commissione indipendente d’inchiesta che faccia luce sulle circostanze connesse all’uccisione dei due uomini. E alla richiesta si sono unite le organizzazioni palestinesi per i diritti umani.
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Il 18 agosto, due poliziotti dell’Autorità palestinese sono stati uccisi in uno scontro con uomini armati a Nablus (foto a sinistra). Ad aprile di quest’anno, nel campo profughi di Jenin (foto a destra) è scoppiata una feroce sparatoria tra i poliziotti dell’Ap e i membri del clan Jaradat. Lo scontro è iniziato in seguito al tentativo di arrestare un membro della famiglia.

A giugno, altri due agenti di sicurezza dell’Ap, Anan Al-Tabouk e Uday Al-Saifi, sono rimasti uccisi in una sparatoria con uomini armati a Nablus. L’Autorità palestinese ha dichiarato che le uccisioni sono state compiute da “criminali” e ha promesso di punire i colpevoli.
Le tensioni a Nablus hanno raggiunto l’apice il 23 agosto, quando decine di poliziotti dell’Ap hanno linciato Ahmed Halawah, un ax agente di polizia sospettato di essere a capo di una famosa banda appartenente alla fazione di Fatah. Halawah è stato picchiato a morte da un poliziotto dell’Autorità palestinese poco dopo essere stato arrestato e condotto nel carcere di Jneid, gestito dall’Ap.
La leadership dell’Autorità palestinese, che ha successivamente ammesso che Halawah è stato linciato dai suoi poliziotti, dice di aver chiesto l’apertura di un’inchiesta sul caso. I suoi dirigenti hanno dichiarato che si è trattato di “un errore inammissibile”.
Il pestaggio a morte del detenuto ha causato un’ondata di proteste in tutta la Cisgiordania, con molti palestinesi che hanno invocato l’apertura immediata di un’inchiesta sulle circostanze del capo e chiesto che i responsabili siano processati.
L’Associazione forense palestinese ha diramato un comunicato che condanna fermamente il linciaggio di Halawah definendolo “un crimine e una violazione dei diritti umani”. L’ordine degli avvocati ha chiesto di attribuirgli ogni responsabilità, aggiungendo: “Gli episodi spiacevoli e dolorosi, come l’uccisione di Ahmed Halawah, non fanno gli interessi dei cittadini del paese e aggravano le divisioni nella nostra società”. L’Associazione ha inoltre esortato l’Ap e le sue forze di sicurezza a rispettare la legge e i diritti umani del palestinesi e le loro libertà pubbliche.
Preoccupati per le diffuse condanne del linciaggio di Halawah, alcuni funzionari dell’Autorità palestinese hanno cominciato a lanciare minacce dirette e velate contro i detrattori.
L’avvocato palestinese Wael Al-Hazam, che ha invitato Abbas a “ritirare” le sue forze di sicurezza da Nablus, ha ricevuto la visita di non identificati uomini armati che hanno sparato contro la sua abitazione 14 colpi d’arma da fuoco. Il legale e i suoi familiari non sono rimasti feriti nell’attacco che era un chiaro un messaggio di avvertimento a chiunque osasse alzare la voce contro la violazione dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza dell’Autorità palestinese. E in questo caso, il messaggio è arrivato.
Poco dopo l’attentato alla sua casa, l’uomo ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato: “Quattordici colpo d’arma da fuoco sono abbastanza per farmi tacere. Sono un uomo di legge e non posso rispondere ai proiettili. La mia penna e la voce sono la mia unica arma. Non ho milizie militari per difendermi”. L’episodio intimidatorio ha avuto luogo poco dopo che agenti della sicurezza dell’Ap avevano minacciato l’avvocato di non partecipare a un programma televisivo per parlare dell’ultima ondata di violenza scoppiata nella sua città.
I disordini a Nablus hanno spinto molti palestinesi a chiedere ad Abbas di posticipare le prossime elezioni amministrative della città. In una riunione d’emergenza convocata il 25 agosto a Nablus, diversi esponenti e fazioni palestinesi hanno concordato sul fatto che nelle attuali circostanze è impossibile tenere le elezioni.
Secondo Sarhan Dweikat, un membro anziano di Fatah, è necessario rinviare le elezioni per: “proteggere il tessuto sociale e preservare il nostro progetto nazionale, che si trova a dover affrontare una minaccia esistenziale alla luce del caos nella sicurezza e dell’anarchia a Nablus. (…) Le condizioni esistenti a Nablus non assicurano un clima favorevole allo svolgimento delle elezioni”.
È difficile immaginare come Abbas, illuso come sembra essere, possa accogliere le richieste di posticipare le elezioni amministrative. Il suo patetico tentativo di convincere gli imprenditori palestinesi a investire il loro denaro nelle aree sottoposte al controllo dell’Autorità palestinese nel momento in cui le fiamme stanno inghiottendo il suo giardino è un ulteriore segno del rifiuto – o dell’incapacità – di quest’uomo di guardare in faccia la realtà.
Questo è lo stesso presidente che dice di voler condurre il suo popolo verso uno Stato e un futuro migliore. Abbas probabilmente continuerà a ingannare i leader mondiali, facendogli credere che lui e l’Autorità palestinese sono pronti per la creazione di uno Stato palestinese. Tuttavia, il sangue versato a Nablus e in altre città palestinesi è la prova che Abbas sta per perdere il controllo della Cisgiordania, proprio come nel 2007 dovette cedere Gaza a Hamas. Se fino a oggi sembrava che Hamas costituisse la minaccia più grande al governo di Abbas in Cisgiordania, ora è evidente che non è così. La vera minaccia arriva dai lealisti locali di Abbas che si sono trasformati in ribelli.
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Khaled Abu Toameh è un pluripremiato giornalista che vive a Gerusalemme.

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