L’SU-24 RUSSO, ABBATTUTO (ANCHE) PER TUTELARE GLI AFFARI PETROLIFERI DEL CLAN ERDOGAN

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Dal giorno in cui la Russia s’è impegnata contro l’ISIS, denuncia i traffici illeciti tra il Califfato, i paesi Arabi, gli USA, ma in particolar modo la Turchia. Le accuse che Mosca rivolge alla Nazione integralista Islamica, la Turchia che si vorrebbe far entrare in Europa, di finanziare l’ISIS attraverso l’acquisto di petrolio di contrabbando.
La Turchia acquista il petrolio dall’ISIS a metà del prezzo di mercato e lo rivende a prezzo di mercato, dunque ci guadagna l’ISIS che non può vendere direttamente e ci guadagna il clan di Erdoğan.
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I soldi dell’ISIS e dei vari gruppi terroristici collegati a Paesi Arabi o USA arrivano in questo modo, ha osservato Putin, Stiamo parlando di centinaia di milioni di dollari”.
Cinque mesi or sono, Hisham al-Brifkani, Presidente della commissione Irachena per Energia, aveva detto che le forniture di petrolio contrabbandato dall’ISIS sulla rotta Siria-Turchia erano scese da diecimila a duemila barili al giorno. Mikhail Krylov direttore del dipartimento analisi della Golden Hills Capital AM sottolinea: “Tuttavia è solo una stima ufficiale, le cifre reali possono toccare i duecentocinquantamila barili al giorno”.
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Autobotti dell’Isis nel mirino dei jet russi
Eldar Kasayev, membro dell’Unione dei produttori di petrolio e gas della Russia, stima che il greggio che la Turchia compra dai terroristi dipende direttamente dal numero di intermediari che riescono ad attraversare liberamente il confine turco-siriano. Poi c’è un’analisi del politologo ed esperto del Fondo di sicurezza energetica nazionale Igor Yushkov: “La Turchia è beneficiaria del commercio di petrolio dell’ISIS, dai giacimenti controllati dall’ISIS la Turchia acquista il petrolio a buon mercato per poi rivenderlo ad un prezzo superiore, pertanto alla Turchia non conviene la distruzione dello “Stato Islamico”.
Secondo le intelligence dei paesi dell’area mediorientale, oltre che quella Russa, il proprietario della società Turca che compra buona parte del petrolio ISIS, sarebbe Bilal Erdoğan, figlio del presidente della Turchia. Al di la del fanatismo religioso del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, nel folle abbattimento dell’SU-24 RUSSO, oltre il fanatismo, ci sarebbero la rabbia derivante dalle perdite economiche del clan Erdoğan quindi un gretto interesse economico.
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Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan
Siccome migliaia di barili petrolio non si spostano per magia, occorre una massiccia organizzazione per trasportarli su camion cisterna in una zona di guerra, un’operazione del genere richiede la complicità di una nazione: La Turchia.

Luciano Bonazzi

Fonti>
-http://www.lastampa.it/
-http://it.sputniknews.com/

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