L’Eurasia, nel frattempo, va avanti per la sua strada.

Unione economica eurasia

Mentre i riflettori dei media di regime NATO-USA-UE, strumenti del Nuovo Ordine Mondiale, sono puntati da settimane sul conflitto Russo-Siriano contro l’ISIS, non dobbiamo dimenticare cosa succede nel grande scacchiere Eurasiatico.
La marcia per l’integrazione del continente Eurasiatico continua inesorabilmente, dietro la nebbiosa cortina fumogena dei media occidentali, si succedono grandi eventi. Anche le informazioni meno appariscenti celano una serie di passi che gettano le fondamenta di un’integrazione tra i poteri e le civiltà eurasiatiche, al fine di firmare la condanna a morte del Regime Nord’Americano.
L’Unione Economica Eurasiatica composta al momento da Russia, Kazakistan, Armenia, Bielorussia, Kirghizistan, Tagikistan, inesorabilmente comincia a prendere forma a differenza delle fiabe raccontate dai media occidentali e sta attirando un numero crescente di paesi disposti a firmare un accordo di libero scambio dall’Egitto al Perù e forse persino Israele, fatto questultimo che sta gettando nello sconforto Washington.

Quando il processo di costruzione dell’Unione Economica Eurasiatica giungerà al termine, le transazioni in euro e dollari saranno escluse dalle transazioni commerciali nel 70% del pianeta. Gli esperti economici stanno lavorando da diversi mesi sull’organizzazione di una nuova “Via della Seta” tra Cina, Europa e Medio Oriente (Pechino e Mosca hanno già dato il via libera).
A proposito della Cina, abbiamo potuto vedere come, attraverso grandi speculatori tipo Soros, alla stipula del nuovo Patto Eurasiatico, vi sia stato un mini-crollo della Borsa di Shanghai. Ebbene, il mini-crollo si è verificato subito dopo il lancio operativo del Patto, dopo le Orwelliane dichiarazioni neo-linguistiche dei media nostrani al soldo di Washington, i toni si sono smorzati e la Cina continua a correre per salire sul più alto gradino del podio entro un decennio (in realtà, considerando il PIL cinese su quel gradino c’è già!). La Cina e Mosca hanno intanto firmato colossali contratti energetici e i gasdotti russi presto saranno potenziati per soddisfare l’inesauribile fame di energia dell’industria cinese. Restano ottime anche le relazioni con il Turkmenistan, che già fornisce gas alla Cina, il gasdotto Turkmeno e quello Russo hanno quale punto di forza di essere strategicamente fuori dalla portata degli Stati Uniti, che non sono così in grado d’influenzare i destini dell’Eurasia tramite il controllo dell’energia.
Strateghi statunitensi hanno fatto pressioni ad alleati come la Georgia perché rinuncino alle forniture di Gazprom. Obama in persona ha cercato di fare lo stesso, pochi mesi fa, con l’UE, in entrambi i casi non è riuscito nei suoi squallidi tentativi, poiché non esistono valide alternative al fabbisogno energetico in tutto il continente Eurasiatico.
In particolare, il primo ministro georgiano, storico avversario della Russia e alleato degli USA, ha mostrato interesse verso il Forum della “Via della Seta” dicendosi disponibile a partecipare al grande progetto Eurasiatico: “Con amici del genere, gli americani non hanno bisogno di nemici”
Dicevamo che la Georgia comincia a riorientare la sua politica estera, ma anche Armenia e Azerbaigian si stanno risvegliando dal miraggio occidentale
Gli Stati Uniti, in ultima analisi, cosa c’entrano col Caucaso? Da troppo fanno il bello e il cattivo tempo a Baku e Tbilisi, è inoltre ormai chiaro che sono stati loro a fomentare e armare il terrorismo e la successiva guerra in Cecenia; intanto la nuova linea ferroviaria commerciale tra la Cina e l’Azerbaigian è stata aperta, e treni carichi di merci cinesi iniziano ad arrivare nel Caucaso.

scacchiera

Vediamo ora quello che sta succedendo in Iran, principale potenza della sua area nello scacchiere Eurasiatico. Se Obama ha creduto placare gli ayatollah con l’accordo sul nucleare, l’alleanza tra Teheran, Pechino e Mosca è un processo avviato e irreversibile. La cooperazione militare tra le tre nazioni è rafforzata dall’invio di nuove navi e da una posizione comune sulle principali questioni internazionali, tra cui la Siria. L’ingresso dell’Iran nella SCO (Shanghai Cooperation Organisation) è solo questione di tempo.

gwadar-kashi

I legami energetici tra Teheran e Pechino sono già vecchi, ma verranno consolidati dal gasdotto iraniano-pakistano in costruzione che partirà dall’Iran fino al porto di Gwadar (PK) per giungere in Cina salendo sul Karakoram Highway nell’Himalaya.

Luciano Bonazzi

Fonti> http://reseauinternational.net/ – http://www.chroniquesdugrandjeu.com/

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