La Danimarca esprime preoccupazione per le violenze in Bangladesh


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Negli ultimi giorni, una notizia è riuscita a superare la costante censura sullo strisciante genocidio, in atto da decenni nell’area etnico-linguistica delle Chittagong Hill Tracts (CHT), le cui popolazioni sono sottoposte a pulizia e sostituzione etnica.

Il governo danese, uno dei pochi paesi stranieri ad avere accesso al distretto di Rangamati, altrimenti interdetto agli occidentali, ha espresso preoccupazione per i violenti incidenti nel distretto di Rangamati. Mikael Hemniti Winther, ambasciatore danese, ha dichiarato di deplorare gli eccidi, i danni alle proprietà delle popolazioni e le confische dei mezzi di sussistenza. Nella dichiarazione, la Danimarca ha invitato tutte le parti a fermare ogni ulteriore violenza e a riprendere il percorso di riconciliazione.

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Winther, nella sua dichiarazione ha anche detto: “Negli ultimi due decenni abbiamo partecipato a vari progetti nelle CHT, in collaborazione con il governo del Bangladesh e dell’United Nations Development Programme, per migliorare le condizioni di vita e l’autodeterminazione delle popolazioni indigene del Sud-Est del paese. Siamo pronti a continuare a lavorare con entrambe le parti, al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile e una governance inclusiva, che sappia gestire la particolare diversità dell’area, rispetto al resto del Bangladesh”.

Dal 2 giugno 2017 è in atto un’escalation di attacchi contro le popolazioni indigene “Jumma” delle Chittagong Hill Tracts. Il termine Jumma, indica la collettività dei popoli indigeni della regione CHT del Bangladesh, questa denominazione, include i seguenti gruppi etnici di antichissime origini Sino-Tibeto-Mongolidi: Chakma, Marma, Tripura, Tanchangya, Chak, Pankho, Mru, Bawm, Lushai, Khyang, Gurkha, Assamesi, Santal e Khumi. I disordini e la repressione, sono scoppiati il 1° giugno nel centro abitato di Khagrachariin, in seguito all’omicidio di un giovane politico, il leader della Jubo League, Nurul Islam Nayon. La Jubo League è la sezione giovanile dell’Awami League, il partito di Centro-Sinistra al potere nel paese. Molto spesso, i giovani militanti del partito, si sono macchiati di atti di estrema violenza, tentate rapine e omicidi.

Il gruppo politico Jumma Parbatya Chattagram Jana Samhati Samiti, il Partito Popolare Unito dei Chittagong Hill Tracts, rappresenta le tribù indigene del CHT in Bangladesh. Sin dal 1973, il PCJSS lotta per l’autonomia e il riconoscimento dei diritti delle tribù indigene delle Hill Tracts. I Shanti Bahini, braccio militare del PCJSS, per anni hanno combattuto contro le forze governative e i colonizzatori bengalesi. Dopo l’accordo di pace del 1997 e il conseguente disarmo degli Shanti Bahini, il PCJSS è tornato a essere una delle componenti politiche del Bangladesh. Il PCJSS, in seguito alle violenze degli ultimi giorni, ha denunciato la distruzione di 300 case indigene e una serie di episodi di violenza verso la popolazione, da parte di un manipolo di giovani, probabilmente vicini alla Jubo League.

Protesta Jumma ©www.indiancountrymedianetwork.com

Amnesty International, in una relazione del 5 giugno scorso, ha espresso serie preoccupazioni, dichiarando che l’Esercito del Bangladesh non ha fatto nulla per fermare i violenti incendiari e di non aver protetto la popolazione indigena. A causa di una ingiustificata persecuzione religiosa, molti indigeni Buddisti, Induisti e della minoranza Cristiana, presente in Bangladesh dal 1400, sono dovuti emigrare nella vicina India.

Tempio Buddista di Bandarban (CHT) ©www.wikipedia.org

Va sottolineato che nella Repubblica Popolare del Bangladesh, pur essendovi una maggioranza islamica, le religioni hanno sempre convissuto senza particolari problemi e vi sono alti rappresentanti di governo, Cristiani. Si può affermare che, fin dalla secessione dal Pakistan nel 1971, il paese abbia mantenuto un approccio laico, ora, il paese si è lentamente radicalizzato. Nel 2016, ad esempio, il Bangladesh ha visto un’escalation di violenze, dagli episodi gravi come i nove italiani torturati per ore perché non conoscevano il Corano, alle accuse di blasfemia contro l’islam rivolte agli Hindu, fatti che dalla nascita di questo giovane paese non si erano mai verificati.

Luciano Bonazzi

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