La crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti in Germania: Dov’è l’indignazione pubblica?

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Dal Gatestone Institute, oggi 22 novembre 2016 riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo scritto da Soeren Kern, Pezzo in lingua inglese, Germany’s Migrant Rape Crisis: Where is the Public Outrage?
Traduzioni di Angelita La Spada, adattamenti a cura della Redazione

La crisi delle violenze sessuali commesse dai migranti in Germania: Dov’è l’indignazione pubblica?

Nonostante la crescente sofferenza umana, la maggior parte dei crimini è ancora minimizzata dalle autorità tedesche e dai media, a quanto pare per evitare di alimentare i sentimenti contrari all’immigrazione.

“La polizia non è interessata a stigmatizzare, ma piuttosto a educare l’opinione pubblica. L’impressione che si pratichi la censura è devastante per la fiducia dell’opinione pubblica nella polizia. Condividere le informazioni sulle persone sospette è importante per sviluppare strategie di prevenzione. Ci devono permettere di parlare apertamente dei problemi di questo paese.” – Arnold Plickert, capo del sindacato di polizia del Nord Reno-Westfalia.

“Il Consiglio della stampa crede che le redazioni giornalistiche in Germania dovrebbero in ultima analisi trattare i loro lettori come bambini privandoli di informazioni rilevanti. Pensiamo che questo sia sbagliato perché quando la gente si rende conto che qualcosa le viene nascosta, reagisce con diffidenza. E questa sfiducia è un pericolo.” – Tanit Koch, caporedattore del Bild, il quotidiano più letto in Germania.

Il 24 ottobre, un sondaggio YouGov ha rilevato che il 68 per cento dei tedeschi crede che la sicurezza nel paese si sia deteriorata negli ultimi due o tre anni. Inoltre, il 68 per cento degli intervistati ha detto di temere per la propria vita nelle stazioni ferroviarie e nelle metropolitane tedesche, mentre il 63 per cento si sente in pericolo nei grandi eventi pubblici.

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Un gruppo di adolescenti serbi di Amburgo, città nel nord della Germania, è stato condannato con la concessione della sospensione condizionale della pena per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazzina di 14 anni e per averla lasciata mezza morta all’addiaccio con temperature sottozero.
Il giudice ha detto che anche se “la pena potrebbe sembrare leggera all’opinione pubblica”, i ragazzi avevano tutti confessato, apparivano pentiti e non rappresentavano un pericolo per la società.
La sentenza del 24 ottobre, che di fatto ha permesso di lasciare a piede libero gli stupratori, ha generato un raro momento di indignazione pubblica riguardo al problema dei crimini sessuali commessi dai migranti in Germania. Una petizione online che ha chiesto che i ragazzi scontassero la pena in carcere ha raccolto più di 80.000 firme e i pubblici ministeri hanno impugnato la sentenza.
In Germania, migliaia di donne e minori hanno subito stupri e aggressioni sessuali da parte di migranti da quando la cancelliera Angela Merkel ha accolto nel paese più di un milione di rifugiati per lo più uomini e provenienti dall’Africa, dall’Asia e dal Medio Oriente.
La crisi delle violenze sessuali perpetrate dai migranti – che prosegue inesorabilmente giorno dopo giorno da più di un anno – è ora dilagata in tutte le città e i paesi dei 16 Stati federati della Germania. Nonostante la crescente sofferenza umana, la maggior parte dei crimini è ancora minimizzata dalle autorità tedesche e dai media, a quanto pare per evitare di alimentare i sentimenti contrari all’immigrazione.
Il Consiglio tedesco della stampa (Presserat) impone ai media “un codice deontologico” politicamente corretto che limita le informazioni che i giornalisti possono utilizzare nei loro articoli. Il paragrafo 12.1 del codice precisa: “Nel riferire in merito ai reati penali, i dettagli relativi al background religioso, etnico o altre informazioni generali riguardanti le persone sospettate o i colpevoli vanno menzionati solo se assolutamente necessari (begründeter Sachbezug) per comprendere la notizia riportata. Va rilevato che riferimenti del genere potrebbero fomentare pregiudizi contro le minoranze”.
Il 17 ottobre, il Consiglio tedesco della stampa ha ammonito il settimanale Junge Freiheit per aver rivelato la nazionalità di tre ragazzi afgani che avevano stuprato una donna nella stazione ferroviaria di Vienna, in Austria, nell’aprile 2016. Il Consiglio della stampa ha detto che la nazionalità degli autori del reato “non è rilevante” per il caso e rivelando questa informazione il giornale “ha rappresentato volutamente e in senso dispregiativo i sospetti come individui di seconda classe”.
Ai fini di “un’informazione corretta”, il Consiglio ha chiesto al settimanale di eliminare l’elemento lesivo dall’articolo apparso sul suo sito web. Il Junge Freiheit si è rifiutato di farlo e ha detto che avrebbe continuato a pubblicare le nazionalità dei sospetti criminali.
Lutz Tillmanns, direttore del Consiglio della stampa, ha dichiarato che l’autocensura è necessaria per evitare discriminazioni: “Un principio fondamentale connesso ai diritti umani è quello di non discriminare. Quando si parla di un individuo non si vuole danneggiare l’intero gruppo. Questo è ovviamente un problema più grande per le minoranze che per la maggioranza”.
Secondo Hendrik Cremer dell’Istituto tedesco per i diritti umani, il codice deontologico del Consiglio della stampa si applica anche alla polizia tedesca, che spesso censura le informazioni che fornisce ai media: “La polizia non fornisce informazioni ai media o all’opinione pubblica sul colore della pelle, la religione, la nazionalità o l’origine etnica di un sospettato. Può farlo solo se assolutamente necessario, ad esempio, quando sta cercando una persona sospettata”.
Arnold Plickert, capo del sindacato di polizia del Nord Reno-Westfalia, ha detto che l’autocensura da parte della polizia è controproducente: “La polizia non è interessata a stigmatizzare, ma piuttosto a educare l’opinione pubblica. L’impressione che si pratichi la censura è devastante per la fiducia dell’opinione pubblica nella polizia. Condividere le informazioni sulle persone sospette è importante per sviluppare strategie di prevenzione. Ci devono permettere di parlare apertamente dei problemi di questo paese, come parlare dell’eccessiva presenza di giovani migranti nei nostri ordini di servizio”.
Un esempio di come le restrizioni del Consiglio della stampa alterino le notizie dei crimini commessi dai migranti può essere ravvisato nello stupro del 2 ottobre scorso ai danni di una donna di 90 anni, fuori da una chiesa nel centro di Düsseldorf. L’Hamburger Morgenpost ha riportato che l’autore del crimine era un “19enne senza fissa dimora” (obdachlosen 19-Jährigen). La polizia di Düsseldorf ha descritto il sospetto come “proveniente dall’Europa meridionale e con radici nordafricane”. Il quotidiano Bild ha in seguito rivelato che il giovane è in realtà un marocchino con passaporto spagnolo, ben noto alla polizia tedesca come taccheggiatore seriale e scippatore.
Un altro esempio. Il 30 settembre, un migrante di 28 anni ha molestato sessualmente una donna di 27 anni su un treno espresso diretto da Parigi a Mannheim. I media locali hanno inizialmente riportato la nazionalità dell’aggressore per poi eliminare l’informazione. Una nota spiegava: “Questo articolo comprendeva inizialmente la nazionalità dell’autore del reato. L’indicazione è stata successivamente rimossa perché non corrispondeva alle nostre linee guida editoriali, ossia non esiste alcuna connessione tra la nazionalità e il fatto accaduto”.
Il Consiglio tedesco della stampa ha respinto le richieste di abrogare il paragrafo 12.1. “Il presente regolamento non è una museruola, ma semplicemente una guida per un comportamento deontologicamente appropriato”, ha detto il portavoce del Consiglio, Manfred Protze.
Tanit Koch, caporedattore del Bild, il quotidiano più letto in Germania, ha dichiarato: “Il Consiglio della stampa crede che le redazioni giornalistiche in Germania dovrebbero in ultima analisi trattare i loro lettori come bambini privandoli di informazioni rilevanti. Pensiamo che questo sia sbagliato perché quando la gente si rende conto che qualcosa le viene nascosta, reagisce con diffidenza. E questa sfiducia è un pericolo”.
Il Consiglio della stampa sostiene che l’obiettivo di autoregolamentazione volontaria è quello di impedire al governo di regolamentare le attività dei media. Il Consiglio, che finora ha limitato le sue attività alla carta stampata e ai siti web associati, sta elaborando “un codice online” per regolamentare blog, video e podcast.
Il Gatestone Institute ha pubblicato nel settembre 2015 il primo articolo sull’epidemia di stupri commessi dai migranti, quando la Merkel aprì i confini tedeschi a decine di migliaia di migranti bloccati in Ungheria. Un altro articolo è stato pubblicato nel marzo 2016, a seguito delle aggressioni di massa ai danni delle donne tedesche perpetrate da orde di migranti a Colonia, Amburgo e in altre città della Germania. Nell’agosto 2016, il Gatestone ha riportato che la soppressione dei dati sulla criminalità connessa all’immigrazione è un fenomeno che riguarda l’intera Germania.
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Il 9 gennaio, una folla inferocita di manifestanti tedeschi a Colonia urla ripetutamente lo slogan: “Dove eravate la notte di Capodanno?” contro la polizia, riferendosi alle aggressioni sessuali perpetrate in città dai migranti la notte di Capodanno, in cui più di 450 donne sono state vittime di aggressioni sessuali in una sola notte.

La mancata segnalazione da parte dei media mainstream del vero scopo della crisi delle violenze sessuali commesse in Germania dai migranti spiegherebbe perché – dopo più di un anno di quotidiane violenze sessuali – c’è molta poca indignazione pubblica per la calamità che ha colpito tante tedesche. La censura è effettivamente diventata un problema di sicurezza nazionale.
I luoghi pubblici della Germania sono diventati sempre più pericolosi. I migranti hanno aggredito le donne tedesche e i minori in spiaggia, su piste ciclabili, nei cimiteri, nelle discoteche, nei negozi di generi alimentari, ai festival musicali, nei parcheggi, nei parchi giochi, in scuole, centri commerciali, sui taxi, sui mezzi pubblici (bus, tram, treni Intercity e metropolitane), nei parchi pubblici, nelle piazze, nelle piscine e nei bagni pubblici. Nessun luogo è sicuro.
Il 1° ottobre, due migranti hanno stuprato una donna di 23 anni a Lüneburg. La vittima stava passeggiando in un parco con la sua bambina, quando i due uomini l’hanno aggredita alle spalle. Gli stupratori che sono riusciti a scappare e sono ancora in libertà, hanno costretto la bambina a guardare mentre, a turno, violentavano la donna.
L’8 ottobre, un migrante siriano di 25 anni ha palpeggiato una 15enne a Moers. La ragazza ha reagito schiaffeggiando l’uomo. L’uomo ha chiamato la polizia, lamentandosi del fatto che la giovane lo aveva maltrattato. L’uomo è stato arrestato per violenza sessuale.
Il 18 ottobre, Sigrid Meierhofer, sindaco di Garmisch-Partenkirchen, in una lettera urgente (Brandbrief) indirizzata al governo bavarese, ha minacciato di chiudere un centro di accoglienza per profughi che ospita 250 migranti per lo più uomini provenienti dall’Africa, se la sicurezza e l’ordine pubblico non saranno ripristinati. La missiva, che è trapelata al Münchner Merkur, affermava che la polizia locale era intervenuta con una certa frequenza nelle ultime sei settimane, registrando un maggior numero di chiamate di emergenza rispetto ai precedenti dodici mesi.
Il 24 ottobre, un sondaggio YouGov ha rilevato che il 68 per cento dei tedeschi crede che la sicurezza nel paese si sia deteriorata negli ultimi due o tre anni. Inoltre, il 68 per cento degli intervistati ha detto di temere per la propria vita nelle stazioni ferroviarie e nelle metropolitane tedesche, mentre il 63 per cento si sente in pericolo nei grandi eventi pubblici.
Intanto, l’Ufficio federale della polizia criminale (Bundeskriminalamt, BKA) offre consigli alle donne tedesche su come proteggersi dagli stupratori: “Indossate scarpe da ginnastica anziché scarpe col tacco, in modo da poter scappare”.
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Soeren Kern è senior fellow al Gatestone Institute di New York. È anche senior fellow per la politica europea del Grupo de Estudios estratégicos/Strategic Studies Group che ha sede a Madrid. Seguitelo su Facebook e Twitter.
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