#G7, #Trump: a questo summit manca #Putin


Il presidente USA sfida i russofobi e il premier Conte lo sostiene convintamente.

Lo statunitense Donald Trump, non è nuovo ai colpi di scena. Dopo averci fatto sognare, delusi dopo qualche giorno e riaccesa la speranza sulla pace in Corea, oggi, il vulcanico presidente sfida i russofobi occidentalisti e sconcerta i delegati riuniti in Canada per il G7. Al suo arrivo nel Quebec, il Potus, rivolgendosi ai cronisti che gli si affollavano attorno per strappargli qualche dichiarazione, ha detto testualmente: “Un tempo questo era il G8, perché c’era anche la Russia, ora la Russia non c’è. Io amo il nostro paese, sono stato l’incubo peggiore per la Russia. Sono sicuro che Putin in questo momento si stia augurando che avesse vinto Hillary Clinton: Detto questo, la Russia dovrebbe partecipare a questo meeting”.

Trump ha lanciato un ramoscello d’ulivo a Putin, riaprendo la porta del G8 alla Russia, compiendo un gesto di distensione che fa sperare nella fine della nuova guerra fredda innescata dal suo predecessore Barack Hussein Obama. Il rilancio giunge dopo anni di attriti, iniziati con la cosiddetta questione ucraina, che in ogni caso fa parte di una disputa post-sovietica sulla ripartizione dei territori assegnati all’uno o all’alto stato, durante il dominio dell’URSS. Contese di questo tipo, coinvolgono anche altri stati come l’enclave armena del Nagorno Karabak situata nel territorio azero, oppure Samarcanda, importante città del Tagikistan, assegnata dai sovietici all’Uzbekistan. Queste situazioni post-sovietiche richiederebbero tavoli diplomatici, non guerre e sanzioni che poi si ripercuotono unicamente sul popolo comune e mai sulla classe dominante.

La crisi della Crimea, scoppiò quattro anni or sono, in seguito all’eccidio di Odessa, dove vennero arsi vivi i russofoni che si erano rifugiati nella locale Casa del Sindacato. Preoccupata dalla pulizia etnica attuata contro gli ucraini di etnia russa, maggioritari del sud est dell’Ucraina, Mosca decise di riprendersi la penisola, in passato appartenente alla Russia. In seguito alla riannessione della Crimea, gli stati occidentali, invece di aprire un tavolo di crisi alle Nazioni Unite, decisero si estromettere Mosca dai vertici mondiali e praticare pesanti sanzioni contro quel paese. Fino ad oggi, ufficialmente l’UE ha mantenuto posizioni anti Putin, salvo fare accordi sottobanco, come ad esempio il gasdotto che porterà gas in Germania, la quale lo rivenderà agli altri stati europei.

Si torna a sperare nella pace

In particolare l’Italia, che ha rispettato con sussiego l’embargo, negli anni ha perso miliardi di euro in mancato export agroalimentare verso la Russia e circa 20.000 posti di lavoro.

In considerazione di questi dati, il nuovo esecutivo, nella persona del neo premier Giuseppe Conte, ha immediatamente appoggiato la linea tracciata da Trump con queste testuali parole che ha affidato a Twitter: “Sono d’accordo con il Presidente Donald Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell’interesse di tutti”. Va ricordato che Conte, nel suo discorso al Senato, aveva invitato alla distensione con Mosca, auspicando che l’Occidente rivedesse le sanzioni.

Se il discorso del premier italiano aveva scandalizzato i nostri partners nell’Unione Europea, ora occorrerà capire se il fronte russofobo terrà una posizione di contrasto verso gli Stati Uniti. Il presidente USA ha fatto una scelta coraggiosa, pur consapevole che questo scatenerà i suoi detrattori interni, che riprenderanno a fare illazioni sul russiagate. Ma per quanto le dichiarazioni di Trump siano politicamente scorrette, rientrano nel concetto che condividiamo lo stesso pianeta comune e che l’intera umanità non deve essere messa in pericolo da una guerra che non avrebbe vincitori.

Luciano Bonazzi

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