Europa: La sostituzione di una popolazione

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Dal Gatestone Institute, oggi 30 agosto 2016 riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo scritto da Giulio Meotti, Pezzo in lingua inglese, Europe: The Substitution of a Population
Traduzioni di Angelita La Spada, adattamenti a cura della redazione.

Europa: La sostituzione di una popolazione

-Nell’arco di una generazione, l’Europa sarà irriconoscibile.

-I paesi dell’Europa orientale registrano “le più gravi perdite di popolazione della storia moderna”, mentre la Germania ha superato il Giappone, come il paese dove il tasso di natalità è il più basso del mondo.

-L’Europa sta invecchiando e non rinnova le sue generazioni, piuttosto accoglie un enorme numero di migranti provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia che sostituiranno i nativi europei portando culture con valori radicalmente differenti riguardo al sesso, alla scienza, al potere politico, alla cultura, all’economia e al rapporto fra Dio e l’uomo.

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Che il numero di decessi superi quello delle nascite potrebbe sembrare fantascienza, ma questa è oramai la realtà dell’Europa. È appena accaduto. Nel 2015, in Europa sono nati 5,1 milioni di bambini e sono morte 5,2 milioni di persone, il che significa che per la prima volta nella storia moderna l’Unione europea ha registrato una variazione naturale negativa della popolazione. I dati arrivano dall’Eurostat (l’agenzia statistica dell’Unione europea), che dal 1961 conta la popolazione del Vecchio Continente. È dunque ufficiale.
Vi è tuttavia un’altra cifra sorprendente: la popolazione europea è complessivamente aumentata passando da 508,3 milioni a 510,1 milioni. Per quale motivo? Perché la popolazione composta da immigrati è aumentata di circa due milioni in un anno, mentre la popolazione europea autoctona sta diminuendo. È la sostituzione di una popolazione. L’Europa ha perso la voglia di sostenere o incentivare la propria crescita demografica. Il sisma demografico in corso equivale alla grande peste del XIV secolo.
Questo cambiamento è ciò che il demografo David Coleman ha descritto nel suo studio, intitolato “Immigration and Ethnic Change in Low-Fertility Countries: A Third Demographic Transition” (Immigrazione e trasformazione etnica nei paesi a bassa fecondità: la terza transizione demografica). Il tasso di natalità suicida dell’Europa, insieme ai migranti che si moltiplicano velocemente, trasformerà la cultura europea. Il tasso di fertilità in calo dei nativi europei coincide, infatti, con l’istituzionalizzazione dell’Islam in Europa e la “reislamizzazione” dei suoi musulmani.
Nel 2015, il Portogallo si è piazzato al penultimo posto nell’UE per natalità (8,3 nati ogni 1000 abitanti) e ha registrato una crescita naturale negativa del 2,2 per 1000 abitanti. E qual è il paese dell’Unione europea con il più basso tasso di natalità? È l’Italia. Dal “baby boom” degli anni Sessanta, nel paese famoso per le sue famiglie numerose, il tasso di natalità è più che dimezzato. Nel 2015, il numero delle nascite è sceso a 485.000, il più basso dalla nascita dell’Italia moderna nel 1861.
I paesi dell’Europa orientale registrano “le più gravi perdite di popolazione della storia moderna”, mentre la Germania ha superato il Giappone, come il paese dove il tasso di natalità è il più basso del mondo, facendo una media delle nascite degli ultimi cinque anni. In Italia e in Germania le perdite sono particolarmente drammatiche, rispettivamente del – 2,3 per cento e – 2,7 per cento.
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Fuori il vecchio dentro il nuovo… L’Europa sta invecchiando e non rinnova le sue generazioni, piuttosto accoglie un enorme numero di migranti provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia, che sostituiranno i nativi europei portando culture con valori radicalmente differenti riguardo al sesso, alla scienza, al potere politico, alla cultura, all’economia e al rapporto fra Dio e l’uomo.

Alcune aziende non sono più interessate al mercato europeo. La Kimberly-Clark, l’azienda produttrice dei pannolini Huggies, ha rinunciato a gran parte del mercato del Vecchio Continente perché non è più appetibile. Intanto, Procter & Gamble, che produce i pannolini Pampers, si è gettata assieme alla Kimberly-Clark sul business del futuro: i pannoloni per vecchi.
L’Europa sta diventando grigia: si può avvertire tutta la tristezza di un mondo che si è autoconsumato. Nel 2008, i paesi dell’Unione europea hanno visto la nascita di 5.469.000 bambini. Cinque anni dopo erano 5.075.000, un calo del sette per cento. I tassi di fecondità sono caduti in paesi con economie doloranti, come Grecia e Italia, ma anche in paesi che hanno navigato attraverso la crisi finanziaria, come Australia e Norvegia.
Come ha detto di recente Lord Sacks, “la caduta del tasso di natalità potrebbe significare la fine dell’Occidente”. L’Europa sta invecchiando e non rinnova le sue generazioni, piuttosto accoglie un enorme numero di migranti provenienti dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia, che sostituiranno i nativi europei portando con loro culture con valori radicalmente differenti riguardo al sesso, alla scienza, al potere politico, alla cultura, all’economia e al rapporto fra Dio e l’uomo.
Progressisti e laicisti tendono a ignorare l’importanza delle questioni demografiche e culturali. Ed è per questo che i moniti più rilevanti arrivano da alcuni leader cristiani. Il primo a denunciare questa tendenza è stato un grande missionario italiano, padre Piero Gheddo, il quale ha spiegato che, a causa del calo della natalità e dell’apatia religiosa, “prima o poi l’Islam conquisterà la maggioranza in Europa”. Egli è stato seguito da altri, come il cardinale libanese Bechara Rai, a capo dei cattolici orientali in linea con il Vaticano. Rai ha avvertito che “l’Islam conquisterà l’Europa con la fede e la natalità”. Un allarme analogo è stato da poco lanciato da un altro cardinale, Raymond Leo Burke.
Nell’arco di una generazione, l’Europa sarà irriconoscibile. Gli europei ora si rendono sempre più conto che l’identità della propria civiltà è minacciata soprattutto da un libertarismo irresponsabile, un’ideologia che, con il pretesto della libertà, vuole decostruire tutti i legami che uniscono l’uomo alla sua famiglia, alle sue origini, al suo lavoro, alla sua storia, alla sua religione, alla sua lingua, alla sua nazione, alla sua libertà. Tutto questo sembra derivare da un’inerzia che non si preoccupa se l’Europa avrà successo o soccomberà, se la nostra civiltà scomparirà, sommersa dal caos etnico o sopraffatta da una nuova religione venuta dal deserto.
Come spiega un paper del Washington Quarterly, l’incontro fatale tra il crollo del tasso di denatalità in Europa e l’avanzata dell’Islam ha già avuto importanti conseguenze. L’Europa è diventata un’incubatrice di terrorismo; ha creato un nuovo antisemitismo velenoso; ha vissuto un cambiamento politico verso l’estrema destra; ha conosciuto la più grande crisi della governance dell’Unione europea e ha assistito a un riorientamento della politica estera dopo il suo ritiro dal Medio Oriente.
Il suicidio demografico non è una mera constatazione, sembra essere stato voluto. La borghesia europea esterofila, che oggi controlla la politica e i media, sembra intrisa di razzismo snob e masochista. Essa ha voltato le spalle ai valori della sua cultura giudaico-cristiana e li ha combinati a una visione allucinatoria e romantica dei valori di altre culture. Il triste paradosso è che gli europei ora importano in gran numero giovani dal Medio Oriente per compensare le loro scelte di vita.
Un continente agnostico e sterile – privo delle sue divinità e dei bambini perché li ha banditi – non avrà la forza di combattere o di assimilare una civiltà di fanatici e giovani. L’incapacità di contrastare l’imminente trasformazione sembra schierarsi a favore dell’Islam. È quello a cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni d’estate?
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Giulio Meotti, redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano.

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