DALL’ITALIA L’ATTACCO USA ALLA SIRIA



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Dal Comitato promotore della campagna #NOGUERRA #NONATO, riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato, alcune immagini vengono inserite (talvolta) a cura della Redazione

DALL’ITALIA L’ATTACCO USA ALLA SIRIA / BREVE STORIA DELLA NATO DAL 1991 AD OGGI (PARTE 4)

12 APR 2017 — Dopo l’attacco missilistico Usa alla Siria, il ministro degli esteri Alfano ha dichiarato che l’Italia è preoccupata della «sicurezza e stabilità della regione mediterranea». In che modo vi contribuisce lo dimostrano i fatti.
Le due navi da guerra statunitensi, la USS Porter e la USS Ross, che hanno attaccato la base siriana di Shayrat, fanno parte della Sesta Flotta la cui base principale è a Gaeta in Lazio. La Sesta Flotta dipende dal Comando delle forze navali Usa in Europa, il cui quartier generale è a Napoli-Capodichino.

Il Comando, che ha diretto da Napoli l’attacco deciso dal presidente Trump, è agli ordini dell’ammiraglia Michelle Howard, la quale comanda allo stesso tempo la Forza congiunta della Nato con quartier generale a Lago Patria (Napoli).
L’operazione bellica è stata appoggiata dalle basi Usa in Sicilia: quella aeronavale di Sigonella e la stazione di Niscemi del sistema Muos di trasmissioni navali, affiancate dalla base di Augusta dove le navi della Sesta Flotta e quelle Nato vengono rifornite di carburante e munizioni, compresi missili da crociera Tomahawk, gli stessi usati contro la Siria.
La USS Porter e la USS Ross sono dotate di lanciatori verticali Aegis con missili intercettori, installati anche nella base terrestre di Deveselu in Romania e in un’altra che si sta costruendo in Polonia. Fanno parte del cosiddetto «scudo antimissili» schierato dagli Usa in Europa in funzione anti-Russia. Ma i lanciatori Aegis – documenta la stessa Lockheed Martin che li costruisce – possono lanciare «missili per tutte le missioni, tra cui missili da crociera Tomahawk». Questi possono essere armati anche di testate nucleari.
Le quattro navi lanciamissili Aegis, dislocate nella base spagnola di Rota sull’Atlantico, vengono inviate a rotazione dal Comando di Napoli nel Baltico e Mar Nero a ridosso della Russia. La USS Porter aveva partecipato a una esercitazione nel Mar Nero, prima dell’attacco alla Siria. Il ministro Alfano l’ha definito «azione militare proporzionata nei tempi e nei modi, quale deterrenza verso ulteriori impieghi di armi chimiche da parte di Assad».
Ha quindi convocato oggi a Lucca, collateralmente al G7 esteri, «una riunione speciale per rilanciare il processo politico sulla Siria, allargata ai ministri degli esteri di Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Turchia e Giordania», ossia quei paesi che, nel quadro di una rete internazionale organizzata dalla Cia, hanno fornito miliardi di dollari, armi, basi di addestramento e vie di transito ai gruppi terroristi, compreso l’Isis, che da anni attaccano la Siria dall’interno.
Proprio mentre stava fallendo tale operazione, cui l’Italia partecipa tramite gli «Amici della Siria», e si stava per aprire un negoziato per mettere fine alla guerra, il governo siriano sostenuto dalla Russia è stato accusato di aver fatto strage di civili, compresi molti bambini, con un deliberato attacco chimico.
Un’ampia documentazione – riportata dal Prof. Michel Chossudovsky nel sito GlobalResearch – dimostra invece che è stato il Pentagono, a partire dal 2012, a fornire tramite contractor armi chimiche e relativo addestramento a gruppi terroristi in Siria. Questi le hanno usate, come ha provato nel 2013 la Commissione d’inchiesta Onu guidata da Carla Del Ponte.
Prove ignorate dall’Italia che, per «rilanciare il processo politico sulla Siria», convoca coloro che sono più impegnati a demolire lo Stato siriano attaccandolo dall’interno.
Mentre l’ammiraglia Howard, dopo aver diretto dal quartier generale di Napoli – ponte di comando della portaerei Italia – l’attacco missilistico alla Siria, lo definisce «esempio della nostra forza e capacità di proiettare potenza in tutto il globo».

Manlio Dinucci sul manifesto dell’11 aprile 2017
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BREVE STORIA DELLA NATO DAL 1991 AD OGGI (PARTE 4)

L’ESPANSIONE DELLA NATO AD EST VERSO LA RUSSIA

Nello stesso anno – il 1999 – in cui lancia la guerra contro la Jugoslavia e annuncia di voler «condurre operazioni di risposta alle crisi, non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza», la Nato inizia la sua espnasione ad Est. Essa ingloba i primi tre paesi dell’ex Patto di Varsavia: Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria.
Quindi, nel 2004, si estende ad altri sette: Estonia, Lettonia, Lituania (già parte dell’Urss); Bulgaria, Romania, Slovacchia (già parte del Patto di Varsavia); Slovenia (già parte della Federazione Jugoslava). Al vertice di Bucarest, nell’aprile 2008, viene deciso l’ingresso per l’anno seguente di Albania (un tempo membro del Patto di Varsavia) e Croazia (già parte della Federazione Jugoslava).
Facendoli entrare nella Nato, Washington lega questi paesi non tanto all’Alleanza, quanto direttamente agli Usa. Romania e Bulgaria mettono subito a disposizione degli Stati Uniti le importanti basi militari di Costanza e Burgas sul Mar Nero.
La Repubblica Ceca garantisce la disponibilità del suo territorio per la dislocazione di rampe missilistiche dello «scudo antimissili» Usa.
La Lituania, ancor prima di entrare nella Nato, comincia ad acquistare armamenti statunitensi, a partire da 60 missili Stinger per un valore di oltre 30 milioni di dollari.
La Polonia acquista nel 2002 48 caccia F-16 della statunitense Lockeed Martin e, per pagarli, usa un prestito statunitense di quasi 5 miliardi di dollari (con interessi non solo finanziari ma politici).
La Bulgaria procede, su direttiva di Washington, a una drastica epurazione delle forze armate, espellendo migliaia di ufficiali (ritenuti non del tutto affidabili) per sostituirli con oltre 2 mila giovani e fidati ufficiali, formati da istruttori statunitensi e in grado di parlare un ottimo inglese, anzi americano.
In tal modo gli Stati Uniti rafforzano ulteriormente la loro influenza in Europa. Sui dieci paesi dell’Europa centro-orientale che entrano nella Nato tra il 1999 e il 2004, sette entrano nell’Unione europea tra il 2004 e il 2007: all’Unione europea che si allarga a Est, gli Stati Uniti sovrappongono la Nato che si allarga a Est sull’Europa. Quale sia il reale scopo dell’operazione lo rivelano funzionari del Pentagono: i dieci paesi dell’Europa centro-orientale entrati nella Nato – essi dichiarano nel febbraio 2003 – «stanno prendendo rilevanti posizioni filo-Usa, riducendo efficacemente l’influenza delle potenze della vecchia Europa, come la Germania e la Francia».
Si rivela così, chiaramente, il disegno strategico di Washington: far leva sui nuovi membri dell’Est, per stabilire nella Nato rapporti di forza ancora più favorevoli agli Stati Uniti, così da isolare la «vecchia Europa» che potrebbe un giorno rendersi autonoma.
L’espansione a Est della Nato ha, oltre a queste, altre implicazioni. Inglobando non solo i paesi dell’ex Patto di Varsavia ma anche le tre repubbliche baltiche un tempo facenti parte dell’Urss, la Nato arriva fino ai confini della Federazione Russa. Nonostante le assicurazioni di Washington sulle intenzioni pacifiche della Nato, ciò costituisce una minaccia, anche nucleare, verso la Russia.
Per tranquillizzare la Russia, la Nato afferma di «non avere intenzione, né piani, di schierare armi nucleari sul territorio dei nuovi membri» dell’Europa centro-orientale. Quanto valga tale impegno, lo dimostra il fatto che la Nato, dopo aver promesso solennemente di non mantenere unità da combattimento sul territorio dei paesi dell’Europa centro-orientale in procinto di entrare o entrati nell’Alleanza, subito dopo usa la base aerea ungherese di Taszar quale principale centro logistico delle forze statunitensi operanti nei Balcani.
L’impegno a non schierare armi nucleari nei paesi dell’Europa centro-orientale viene smentito dal fatto che, tra le armi nucleari mantenute dagli Stati Uniti in Europa nel quadro della Nato, vi sono «bombe nucleari per aerei a duplice capacità». Poiché aerei di questo tipo, come gli F-16 della U.S. Air Force e i 48 acquistati dalla Polonia, operano nei paesi dell’Europa centro-orientale entrati nella Nato, la loro presenza in queste basi avanzate costituisce una potenziale minaccia nucleare nei confronti della Russia.

Manlio Dinucci

(4 – CONTINUA)

(IL TESTO PUO’ ESSERE RIPRODOTTO COME FILE ATTRAVERSO LA FUNZIONE COPIA E INCOLLA E QUINDI STAMPATO)

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LA PETIZIONE PER L’USCITA DELL’ITALIA DALLA NATO, PER UN’ITALIA NEUTRALE, HA SUPERATO I 25500 SOSTENITORI. UN NUMERO ANCORA PICCOLO IN RAPPORTO ALL’OBIETTIVO CHE CI PREFIGGIAMO, MA COMUNQUE SIGNIFICATIVO. INVITIAMO TUTTI A INTENSIFICARE LA CAMPAGNA, PROMOVENDO INIZIATIVE E SEGNALANDO LA NOSTRA PAGINA SU CHANGE (PER TROVARLA BASTA DIGITARE SU GOOGLE LE PAROLE “CHANGE NATO”)

PER CONTATTI:
Coordinatore nazionale del CNGNN, Giuseppe Padovano / cell. 393 998 3462
e-mail: [email protected]

Firma anche tu la petizione LA PACE HA BISOGNO DI TE al seguente indirizzo di change.org–> https://www.change.org/p/la-pace-ha-bisogno-di-te-sostieni-la-campagna-per-l-uscita-dell-italia-dalla-nato-per-un-italia-neutrale?source_location=minibar

Grazie

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