ACCELERA LA CORSA AGLI ARMAMENTI NUCLEARI!!! / BREVE STORIA DELLA NATO (PARTE 9)



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Dal Comitato promotore della campagna #NOGUERRA #NONATO, riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo, alcune immagini vengono inserite (talvolta) a cura della Redazione

ACCELERA LA CORSA AGLI ARMAMENTI NUCLEARI / BREVE STORIA DELLA NATO (PARTE 9)

17 MAG 2017 — GENERALI USA: LA BOMBA PER LA PACE

Due giorni prima del test missilistico nord-coreano che ha fatto suonare l’allarme nucleare in tutto il mondo, è apparso sulla rivista Politico (12 maggio) un articolo intitolato «Perché gli Usa fanno bene a investire nelle armi nucleari». Non a firma di un opinionista, ma dei due generali che sono al comando dei tre quarti delle forze nucleari statunitensi: il capo di stato maggiore dell’Aeronautica, Dave Goldfein, e il capo del Comando aereo per l’attacco globale, Robin Rand.

Essi affermano che, «nonostante possa sembrare illogico, le armi nucleari sono uno strumento fondamentale della pace mondiale». Lo dimostra secondo loro il fatto che, da quando è iniziata l’era nucleare, non vi sono più state grandi guerre.
È per questo essenziale, sostengono, che i nostri bombardieri e missili nucleari siano mantenuti in piena efficienza. Oggi gli Stati uniti devono procedere all’upgrade delle proprie forze nucleari, poiché hanno di fronte «potenziali avversari che stanno aggressivamente modernizzando ed espandendo le loro forze nucleari e che vogliono sempre più imporsi».
I generali nominano «le aperte minacce della Corea del Nord», ma è chiaro il loro riferimento implicito a Russia e Cina. «I nostri potenziali nemici – avvertono con tono minaccioso – devono sapere che la nostra direzione nazionale prenderà sempre le dure decisioni necessarie a proteggere e assicurare la sopravvivenza del popolo americano e dei suoi alleati», ossia che è pronta a combattere la terza guerra mondiale, quella nucleare, a cui in realtà nessuno sopravviverebbe.
Rivolgono quindi una perentoria richiesta all’amministrazione Trump: «Gli Stati uniti devono mantenere l’impegno a ricapitalizzare le nostre forze nucleari». L’impegno cui si riferiscono non è stato preso dal bellicoso Trump, ma dal Premio Nobel per la Pace Obama insignito nel 2009 per «la sua visione di un mondo libero dalle armi nucleari e il lavoro da lui svolto in tal senso».
È stata l’amministrazione Obama a varare il maggiore programma di riarmo nucleare dalla fine della guerra fredda, del costo di circa 1000 miliardi di dollari, che prevede la costruzione di 12 nuovi sottomarini da attacco nucleare (ciascuno con 24 missili in grado di lanciare fin quasi 200 testate nucleari), altri 100 bombardieri strategici (ciascuno armato di circa 20 missili o bombe nucleari) e 400 missili balistici intercontinentali con base a terra (ciascuno con una potente testata nucleare).
È stata avviata allo stesso tempo con rivoluzionarie tecnologie la modernizzazione delle attuali forze nucleari che – documenta Hans Kristensen della Federazione degli scienziati americani (Bulletin of Atomic Scientists, 1 marzo 2017) – «triplica la potenza distruttiva degli esistenti missili balistici Usa», come se si stesse pianificando di avere «la capacità di combattere e vincere una guerra nucleare disarmando i nemici con un first strike di sorpresa».
Capacità che comprende anche lo «scudo anti-missili» per neutralizzare la rappresaglia nemica, tipo quello schierato dagli Usa in Europa contro la Russia e in Corea del Sud contro la Cina.
Si sta di conseguenza accelerando la corsa agli armamenti nucleari. Significativa la decisione russa di schierare nel 2018 un nuovo missile balistico intercontinentale, RS-28 Sarmat, con raggio fino a 18000 km, capace di trasportare 10-15 testate nucleari che, rientrando nell’atmosfera a velocità ipersonica (oltre 10 volte quella del suono), manovrano per sfuggire ai missili intercettori forando lo «scudo».
Possiamo però dormire sonni tranquilli, fiduciosi che «le armi nucleari sono uno strumento fondamentale della pace mondiale».

Manlio Dinucci su il manifesto del 16 maggio 2017

Per approfondire: Generali Usa: la Bomba per la pace https://www.pandoratv.it/?p=16370

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BREVE STORIA DELLA NATO DAL 1991 AD OGGI (PARTE 9)

L’INIZIO DELLA GUERRA CONTRO LA SIRIA

Nell’ottobre 2012 il Consiglio Atlantico denuncia «gli atti aggressivi del regime siriano al confine sudorientale della Nato», pronto a far scattare l’articolo 5 che impegna ad assistere con la forza armata il paese membro «attaccato», la Turchia. Ma è già in atto il «non-articolo 5» – introdotto durante la guerra alla Jugolavia e applicato contro l’Afghanistan e la Libia – che autorizza operazioni non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza.
Quella in Siria inizia nel 2011. Eloquenti sono le immagini degli edifici di Damasco e Aleppo devastati con potentissimi esplosivi: opera non di semplici ribelli, ma di professionisti della guerra infiltrati. Circa 200 specialisti delle forze d’élite britanniche Sas e Sbs – riporta il Daily Star – operano in Siria, insieme a unità statunitensi e francesi.
La forza d’urto è costituita da una raccogliticcia armata di gruppi islamici (fino a poco prima bollati da Washington come terroristi) provenienti da Afghanistan, Bosnia, Cecenia, Libia e altri paesi. Nel gruppo di Abu Omar al-Chechen – riferisce l’inviato del Guardian ad Aleppo – gli ordini vengono dati in arabo, ma devono essere tradotti in ceceno, tagico, turco, dialetto saudita, urdu, francese e altre lingue. Forniti di passaporti falsi (specialità Cia), i combattenti affluiscono nelle province turche di Adana e Hatai, confinante con la Siria, dove la Cia ha aperto centri di formazione militare. Le armi arrivano soprattutto via Arabia Saudita e Qatar che, come in Libia, fornisce anche forze speciali.
Il comando delle operazioni è a bordo di navi Nato nel porto di Alessandretta. A Istanbul viene aperto un centro di propaganda dove dissidenti siriani, formati dal Dipartimento di stato Usa, confezionano le notizie e i video che vengono diffusi tramite reti satellitari. La guerra Nato contro la Siria è dunque già in atto, con la motivazione ufficiale di aiutare il paese a liberarsi dal regime di Assad. Come in Libia, si è infilato un cuneo nelle fratture interne per far crollare lo Stato, strumentalizzando la tragedia delle popolazioni travolte.
Una delle ragioni per cui si vuole colpire e occupare la Siria è il fatto che Siria, Iran e Iraq hanno firmato nel luglio 2011 un accordo per un gasdotto che dovrebbe collegare il giacimento iraniano di South Pars, il maggiore del mondo, alla Siria e quindi al Mediterraneo. La Siria, dove è stato scoperto un altro grosso giacimento presso Homs, potrebbe divenire in tal modo un hub di corridoi energetici alternativi a quelli attraverso la Turchia e altri percorsi, controllati dalle compagnie statunitensi ed europee.

(9 – continua)

Manlio Dinucci

(IL TESTO PUO’ ESSERE RIPRODOTTO COME FILE ATTRAVERSO LA FUNZIONE COPIA E INCOLLA E QUINDI STAMPATO)

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